L’Arcidiocesi di Gorizia da oggi affidata a monsignor Redaelli raccoglie l’eredità dell’antico Patriarcato. Negli ultimi anni particolarmente sviluppato l’impegno “ad gentes” in Costa d’Avorio

di Mauro UNGARO
Direttore della “Voce Isontina”

La Cattedrale di Aquileia

L’Arcidiocesi di Gorizia venne eretta il 6 luglio 1751 da Benedetto XIV con la bolla Iniucta nobis. Essa raccoglieva in questo modo (unitamente all’Arcidiocesi sorella di Udine) l’eredità del Patriarcato di Aquileia che il Pontefice, con lo stesso documento, sopprimeva definitivamente. Primo arcivescovo venne nominato monsignor Carlo Michele d’Attems. Monsignor Redaelli è il suo 16° successore.

Aquileia – civilmente compresa nella Provincia di Udine, ma ecclesiasticamente dipendente da Gorizia – ha rappresentato la Chiesa madre per tante Chiese della cosiddetta “MittelEuropa”: da essa, attraverso la testimonianza dei cristiani dei primi secoli – spesso condotta sino al martirio -, la Buona Novella è stata portata alle popolazioni dell’Europa centrale e orientale.

Nel 1788 l’Arcidiocesi venne soppressa e il suo territorio assegnato alla nuova diocesi di Gradisca (cittadina a una decina di chilometri dal capoluogo): la Curia rimase però a Gorizia. Tre anni più tardi, nel 1791, la cattedrale fu nuovamente trasferita a Gorizia e la Diocesi assunse il nome di “Diocesi di Gradisca e Gorizia”. Da quell’anno e sino al 1807 essa su suffraganea dell’Arcidiocesi di Luciana e dal 1807 al 1830 immediatamente soggetta alla Santa Sede. Nel 1830 Gorizia ottenne nuovamente la dignità arcivescovile e metropolita.

Alla fine della seconda guerra mondiale gran parte del territorio dell’Arcidiocesi venne assegnato alla Repubblica di Jusoslavia, venendo dapprima costituito in Amministrazione apostolica, e quindi assegnato alla diocesi di Koper (Capodistria). Nel 1986 l’Arcidiocesi ha assunto il nome di Arcidiocesi di Gorizia.

L’Arcidiocesi comprende oggi l’intero territorio civile della Provincia di Gorizia, alcuni comuni della Provincia di Trieste e di quella di Udine. Gli abitanti sono poco più di 180 mila, mentre i sacerdoti secolari un centinaio. Particolarmente significativo è risultato, dai primi anni Settanta a oggi, l’impegno missionario, che ha portato la Chiesa goriziana, con i suoi missionari Fidei donum, religiosi e laici, a operare in modo particolare in vari centri della Costa d’Avorio. La Caritas diocesana si è trovata a operare – soprattutto all’inizio dello scorso decennio – “in prima linea” nell’attenzione alle migliaia di profughi che, provenienti dai Paesi della exYugoslavia e dal Sud-Est asiatico, hanno varcato in queste zone i confini del nostro Paese.

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