Nella festa di Santa Cecilia, alla testimonianza cristiana fino all’estremo sacrificio resa da lei e dai Santi Vito, Venceslao e Adalberto è stata dedicata l'omelia della celebrazione eucaristica che il cardinale Scola ha presieduto nella Cattedrale di Praga. L’Arcivescovo ha ricordato anche l’analoga testimonianza dei laici nella Chiesa ceca, «segnata gravemente dalla persecuzione» nel corso della sua storia

di Davide MILANI

scola praga

Le melodie audaci e i forti cromatismi della Messa Integra in D maggiore del compositore Johann Zach (1713-1773), eseguita dall’orchestra e dal coro della Cattedrale, hanno reso ancora più solenne la Celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Milano nel Duomo di Praga.
Il cardinale Angelo Scola – insieme all’Arcivescovo di Praga, cardinale Domenico Duka – ha presieduto la Messa nel giorno della memoria liturgica di Santa Cecilia, patrona della musica, particolarmente cara ai cattolici della captale ceca, che, negli anni del regimem proprio in questo linguaggio artistico hanno trovato conforto e potuto esprimere con maggiore libertà la loro fede. Tra i fedeli presenti alla celebrazione nella cattedrale gotica (iniziata nel 1344 per ordine di Carlo IV, ma completata solo nel 1929, a causa della lunga interruzione dovuta alle guerre hussite) molti giovani e diversi italiani a Praga per studio o lavoro.
«Abbiamo vissuto oggi una giornata di approfondimento dei rapporti tra la cattedrale di San Vito e quella di Milano – ha spiegato Scola all’inizio della sua omelia (il testo integrale allegato nel box in alto a sinistra) -, constatando che sono legami liturgici, artistici e culturali a legare sia questi due grandi edifici sacri, sia le nostre storie». C’è infatti un legame ancora più profondo e significativo che unisce la Chiese di Praga a quella milanese: «Siamo noi, le pietre vive della Chiesa che conveniamo per partecipare alla vita nuova inaugurata dalla passione, morte e risurrezione di Gesù».
E riferendosi a Vito, Venceslao, Adalberto (patroni della Cattedrale) e Cecilia, Scola ha mostrato che sono santi perché sono stati testimoni «del primato di Dio, in Cristo Gesù, nella loro vita, fino all’effusione del sangue». Testimonianza «che è anzitutto conoscenza della verità che è Gesù e, per questo, anche esempio di vita evangelica per il conforto degli uomini».
Rivolto ai fedeli presenti il Cardinale ha poi ricordato che questa testimonianza «nella vostra storia antica e contemporanea trova segni luminosi anche tra i laici». La vita della Chiesa di Praga, infatti, «segnata gravemente dalla persecuzione, si è quotidianamente espressa nella fedeltà dei cristiani che hanno amato e lavorato, cioè, hanno vissuto la vita di tutti, mostrando a tutti il fascino di Gesù Cristo».
E allora ecco «il compito delle nostre Chiese e dei nostri popoli»: «Custodire e mettere a frutto la preziosa eredità di questi grandi padri e testimoni». «Per questo facciamo memoria nell’Eucaristia dei Santi e ci affidiamo alla loro intercessione. Essi che ci precedono nel regno celeste accompagnino il nostro cammino per la maggior gloria di Dio e il conforto dei nostri fratelli uomini».
Concludendo l’omelia il cardinale Scola ha voluto esprimere un augurio «affinché la Chiesa di Praga possa crescere in bellezza e fascino, così che possa attirare ancor di più l’uomo contemporaneo, spesso confuso, ma abitato dalla domanda di salvezza a nostro Signore».

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