Don Michele Di Tolve, responsabile del Servizio diocesano per la Pastorale scolastica , sottolinea la possibilità di incontro, dialogo e confronto, senza “bastioni” come auspicato dal Cardinale

di Luisa BOVE

Don Michele Di Tolve

«Un titolo molto evocativo, quello della nuova Lettera pastorale, Il campo è il mondo. Il Cardinale non poteva trovare un’immagine più bella per raccontare la realtà in quanto tale e l’impegno della Chiesa per tutto il mondo – assicura don Michele Di Tolve, responsabile del Servizio per la Pastorale scolastica -. Il mondo è questo “campo” in cui noi ci troviamo a vivere, lavorare, gioire, soffrire, amare, studiare… Penso in particolare all’immagine della scuola come a un campo, dove non ci sono separazioni, non c’è un mio luogo e un tuo luogo. E se la Chiesa guarda alla scuola come a una realtà preziosa, dobbiamo invece dire che lo Stato non sempre in questi anni ha messo la scuola al centro delle sue preoccupazioni, a parte qualche piccolo intervento negli ultimi giorni… Eppure proprio in tempo di crisi lo Stato dovrebbe investire in quello che è il futuro del Paese».

L’Arcivescovo insiste molto sulla testimonianza. La scuola è un luogo privilegiato per i cristiani e di dialogo con tutti…
La Chiesa vuole offrire alla scuola, come del resto ha sempre fatto, attenzione, passione e cura, nel rispetto dei ruoli, investendo le migliori risorse, cioè i cristiani, siano essi dirigenti scolastici, docenti, genitori, alunni. Noi diremo in questi anni a tutti i cristiani impegnati nella scuola di avere attenzione, passione e cura. Altre figure che svolgono un ruolo fondamentale sono gli insegnanti di religione, che con la loro prospettiva culturale sono chiamati a mostrare che le radici culturali che hanno generato questa civiltà sono quelle del cristianesimo. E questo conferma anche la possibilità di incontro, dialogo e confronto, senza chiuderci in “bastioni”, come dice il Cardinale. Non abbiamo nulla da difendere se non la dignità di ogni persona. E promuoverla.

Quest’anno quali iniziative proporrete come Pastorale scolastica?
Il 28 novembre, in collaborazione con il Centro Asteria, organizzeremo un incontro con l’Arcivescovo e gli studenti delle superiori, mentre il 22 gennaio il cardinale Scola incontrerà i dirigenti scolastici di tutte le discipline e scuole pubbliche – statali e paritarie – della Diocesi. In seguito io e il Vicario episcopale gireremo per ascoltare la voce della scuola, incontrando genitori, insegnanti, studenti, persone che vi si dedicano con professionalità e passione… perché nessuno si senta solo. Infine, il Papa ha già convocato tutta la scuola italiana il 10 maggio a San Pietro e noi, Diocesi di Milano, ci saremo.

Come vi interpella ancora la Lettera pastorale?
È vero, come dice il cardinale Scola, che da noi c’è ancora una cattolicesimo popolare che è riconosciuto, apprezzato, soprattutto nell’ambito della carità, della prossimità, degli ultimi. Ma l’Arcivescovo ci ricorda che la vera crisi che stiamo vivendo è culturale. Oggi il cristianesimo sembra considerato irrilevante dal punto di vista culturale. E questo è paradossale, perché proprio quel cristianesimo che ha generato la cultura della dignità della persona umana, della democrazia, del dialogo, del vivere civile, ora rischia di essere messo da parte.

Quali atteggiamenti suggerisce oggi agli insegnanti?
Avere cura del futuro che sono i ragazzi. Anche nella scuola siamo “presi a servizio”, come dice spesso il Cardinale, non dobbiamo servirci dei ragazzi, ma servirli ed educarli a un dialogo sincero e senza pregiudizi. A tutto campo.

Secondo lei qual è la “zizzania” da estirpare dal mondo della scuola?
Non lavorare da soli, perché è drammatico. Altro aspetto: come noi giustamente valutiamo il percorso dei ragazzi, è ora che anche la scuola italiana, quindi dirigenti e docenti si lascino valutare dai genitori e dalla società. Nessun giudizio, ma una valutazione che ci permette di migliorare sempre più.

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