Nel terzo incontro con le realtà sociali, davanti a manager, economisti, imprenditori e dirigenti, l’Arcivescovo ha sottolineato il primato del soggetto del lavoro e richiamato il valore del “gratuito” per allargare la dimensione economica

di Mauro COLOMBO

scola

«L’uomo del terzo millennio è davanti a un bivio»: vuole essere «un esperimento di se stesso», oppure, secondo la lezione di Pascal, «un io-in-relazione»? In un’epoca che preferisce definire «di travaglio», più che di crisi, il cardinale Angelo Scola indica quale criterio di discernimento «l’insieme, l’imparare a dire “noi”». Lo fa nel terzo incontro con le realtà sociali, dedicato al mondo del lavoro, dell’impresa e dell’economia e, come i precedenti, improntato all’ascolto «per lasciarsi fecondare dall’esperienza altrui».

L’orizzonte della serata è delineato da monsignor Claudio Stercal, vicario episcopale per gli Affari economici, attraverso un’ampia citazione della Caritas in Veritate che poi l’Arcivescovo richiama in due passaggi: «[la verità] la Chiesa la ricerca, l’annuncia instancabilmente e la riconosce ovunque essa si palesi» e «la sua dottrina sociale è servizio alla verità che libera».  

È la Milano del “fare” quella che gremisce la sala convegni degli Oblati Missionari di Rho, a pochi chilometri dalla Fiera e a meno di quattro anni dall’Expo: top manager, economisti, imprenditori e dirigenti di istituti di credito, sindacati, associazioni di categoria. I relatori riflettono su una congiuntura particolarmente complessa, denunciando problemi e disagi, segnalando risorse e opportunità, auspicando rimedi e soluzioni.

Una prospettiva comunitaria

Ilaria Paratore, giovane consigliere provinciale delle Acli, punta il dito su Milano come «luogo in cui alcuni fenomeni si avvertono più che altrove»: l’ampliarsi delle disuguaglianze, l’aumento di fasce di popolazione a rischio povertà, la mortificazione delle speranze dei giovani, le difficoltà delle donne lavoratrici, la precarietà che dall’impiego si estende alla vita. E mentre la politica pare «non tener conto della realtà», è più che mai necessaria l’azione di laici impegnati a «evangelizzare il lavoro e l’economia».

Le fa eco il vicedirettore generale della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola, allargando l’analisi alla Lombardia, che si segnala per la sua capacità di innovazione, «ma anche per alcune debolezze nel confronto con altre regioni europee»: il basso indice di crescita del Pil, il venir meno della grande industria, la scarsa dotazione di capitale umano («malgrado poli universitari di eccellenza»), l’eccessiva dipendenza delle imprese dal credito bancario. «Fragilità che non pregiudicano le potenzialità – puntualizza -, ma che richiedono maggior determinazione che in passato».

Quella che ha spinto per esempio Stefano Mainetti a dar vita a un’impresa per fornire servizi informatici alle aziende, proprio quando dal mercato giungevano segnali contrari alla cosiddetta “nuova economia”. Oggi WebScience ha tre sedi in Italia, due all’estero e dà lavoro a 140 dipendenti. «Importante è stato trovare fiducia nel territorio e collaboratori interessati all’innovazione – spiega -, ma soprattutto costruire relazioni: “fare squadra” è fondamentale, specie in momenti in cui tanti fattori tendono a dividere, più che a unire».

A una dimensione “comunitaria” dell’economia si richiama anche Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano. Una città «dall’anima complessa», che è «laboratorio» su più fronti e non senza contraddizioni, ma che ha due risorse su cui poter far leva: «il dialogo e la collaborazione tra le parti sociali» e l’impresa, che si muove nel mercato, ma che «può anche creare coesione», per esempio facendosi luogo di integrazione multiculturale (a Milano sono 20 mila gli imprenditori stranieri). 

Dato atto al cardinale Scola – allora rettore della Pontificia Università Lateranense – dell’iniziativa “profetica” di un osservatorio che valutasse la finanza da un punto di vista etico, il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti illustra alcune attività della Fondazione (nei settori dell’istruzione, dell’edilizia e dei servizi ai disabili) e afferma: «Non abbiamo fatto da semplice bancomat erogatore di fondi. Abbiamo cercato di cogliere i bisogni del territorio per proporre soluzioni esemplari anche per le istituzioni pubbliche. Ma la nostra azione sussidiaria spesso si è tramutata in supplenza». Perché «lo Stato sociale è stato cancellato e i servizi azzerati, abbandonando i più deboli al loro destino». Per non pregiudicare la coesione sociale, Guzzetti propone: «Ripartiamo da un welfare societario», in cui tutti – lo Stato «che non può disattendere alle sue responsabilità», il volontariato che è risorsa «generosa ed efficiente» e il privato sociale (citati Casa della Carità, La Nostra Famiglia e Fondazione Don Gnocchi) – facciano la loro parte.

Il primato del lavoro       

La riflessione del cardinale Scola parte da due punti fermi: «Il cristianesimo è la religione di un Dio incarnato, che si fa compagno del destino quotidiano dell’uomo»; «Il lavoro è una realtà inseparabile dalla dimensione degli affetti e trae equilibrio dal riposo». Ma non si può parlare di lavoro, impresa ed economia «prescindendo dalla relazione». Proprio «la perdita del senso della relazione» e l’accentuarsi di una identità «massicciamente individualista» sono alla base dell’attuale situazione, insieme a un’eccessiva concentrazione sul presente a scapito di uno sguardo verso il futuro (l’Arcivescovo cita «l’egoismo avido» denunciato da Benedetto XVI). Ed è sempre la dimensione della relazione a mostrare che, «se noi stiamo pagando la crisi a caro prezzo, altri la scontano ancor più duramente»: le richieste d’aiuto che provengono dal Sud del mondo, per esempio, devono essere «un pungolo» per l’Occidente.   

Quali i possibili correttivi? «Riconoscere il primato del soggetto del lavoro», come la tradizione della dottrina sociale della Chiesa – fino alla Caritas in Veritate passando attraverso la Laborem Exercens – insegna. Ancora: «Interrogarsi con umiltà sull’importanza del gratuito e del fraterno per allargare la dimensione economica». E soprattutto: «Rimettere in circolo relazioni buone, da cui possano nascere pratiche virtuose». Altrimenti – sottolinea Scola richiamando Adam Smith – «viene meno la fiducia», elemento-chiave dello scambio economico. Così si potrà guardare al mercato non come a «un Moloch immutabile» e valorizzare le grandi ricchezze della società civile.

Per lavorare in questa direzione la Chiesa ambrosiana «è apertissima e disponibilissima a dialogare con tutti». Anche in questo senso «Family 2012 sarà una grande occasione per far conoscere Milano e imparare Milano».

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi