Originario del Senegal, è arrivato in Italia su un barcone, ospite del centro di accoglienza “La Vincenziana”. In attesa di vedersi riconoscere la richiesta d’asilo, si è messo a studiare e a lavorare e si è integrato perfettamente nella nuova realtà, stringendo amicizie e arrivando perfino a comprendere il nostro dialetto

di Francesco CHIAVARINI

Tidiane con i compagni di lavoro in piazza Duomo a Milano
Tidiane con i compagni di lavoro in piazza Duomo a Milano

Ve lo ricordate il test della cadrega? Nel famoso sketch del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, Aldo non lo superava, tradendo le sue origini meridionali. Tidiane Diuof, 22 anni, è nato molto più a sud di lui, ma l’esame è in grado di superarlo brillantemente. Originario del Senegal, arrivato in Italia su un barcone dalla Libia, dal 2004 è ospite del centro di accoglienza per richiedenti asilo “La Vincenziana”, gestito dalla cooperativa Intrecci di Caritas Ambrosiana. In quattro anni ha imparato non solo l’italiano ma anche il dialetto. «Che cos’è la cadrega? Ma la sedia», risponde prontamente.

Il dialetto l’ha dovuto imparare per forza. E gli è stato utile quanto e forse più dell’italiano. «Ho lavorato tre anni nell’officina di un meccanico qui vicino – racconta -. Il titolare e i suoi dipendenti lo usavano sempre e così ci ho fatto l’orecchio. Oggi non sono ancora in grado di parlarlo, ma lo capisco», assicura.

Proprio il dialetto e certamente la sua naturale simpatia devono averlo aiutato anche moltissimo a farsi degli amici. È un tipo a posto, dicono di lui i ragazzi della squadra di calcio al centro sportivo. Compagni in campo e amici fuori, parte della stessa “cumpa” come si dice da queste parti. Gite in montagna. Vacanze a Rimini d’estate. Tutti insieme e Tidiane con loro. Come uno di loro. Assolutamente normale.

Alla Vincenziana lo conoscono come uno sgobbone. La mattina va a scuola al Centro per l’educazione degli adulti di Magenta. Finite le lezioni in classe, appena rientra in camera si butta sui libri: quest’anno a giugno c’è l’esame per la licenza media, non si può sgarrare. Poi, nel primo pomeriggio, corre in stazione a prendere il treno per Milano. Alle 16 deve attaccare il turno in un ristorante, zona Pasteur, dove l’hanno preso per tre mesi come tirocinante, dopo avere seguito un percorso di formazione. Smonta alle 23, in tempo per prendere l’ultimo treno. Quando finisce un po’ più tardi, avvisa al Centro e rimane a dormire a Milano da un collega. «In città mi vogliono tutti bene. I ragazzi e i loro genitori. Mi sento a casa. Spero solo di poterci rimanere», dice.

Come molti suoi connazionali, Tidiane era emigrato quando era ancora ragazzino per la Libia, attraversando da solo Gambia, Mali, Burkina Faso, Niger. Con la caduta del regime di Gheddafi e lo scoppio della guerra, il Paese nordafricano era diventato un posto ostile per le persone con la pelle troppo scura. «Tornare indietro non era possibile e così mi sono imbarcato per l’Italia su uno dei tanti barconi che partivano», ricorda. Giunto a Catania, le autorità italiane lo hanno fatto salire su un aereo. Destinazione Malpensa. La Prefettura di Milano lo ha inviato al centro La Vincenziana. Qui ha fatto richiesta di asilo. La prima istanza è stata respinta. Ora si attende il verdetto definivo all’appello.

In attesa di una risposta Tidiane non è stato con le mani in mano: ha studiato e lavorato. Ed è diventato un poco magentino, anche se con la pelle di un altro colore.

 

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi