Luisa Bove parla di «Giulia e il Lupo», il libro in cui racconta la vicenda di una adolescente abusata da un prete e che sarà presentato al San Fedele di Milano in un incontro a cui interverrà il Vicario generale monsignor Mario Delpini

Giulia e il lupo

Giulia e il Lupo è l’ultima pubblicazione di Luisa Bove, giornalista de Il Segno e scrittrice, che racconta in prima persona la vicenda di abuso da parte di un prete. Giulia, che allora era adolescente, ha continuato ad amare la Chiesa e ha scelto di diventare suora. «In queste pagine troverete il crudo racconto dei fatti e l’evoluzione delle domande profonde che Giulia si sta ancora facendo – scrive Anna Deodato, ausiliaria diocesana che da tempo accompagna vittime di abuso -. Un cammino che dopo fatti così gravi non è affatto scontato». Ne parliamo con l’autrice.

Come nasce l’idea di questo libro?
L’idea non è mia. Mi è stato chiesto da un prete psicoterapeuta al quale suor Giulia si è rivolta – dopo che il cardinale O’Malley era venuto a parlare nel Duomo di Milano degli scandali di abuso nella sua Diocesi di Boston – perché voleva raccontare la sua storia a una giornalista, ma senza che fosse rivelata la sua identità. Ovviamente aveva già fatto un percorso. Dopo aver letto qualcosa e averci pensato, ho accettato di scrivere, anche perché mi sono sempre occupata di storie personali. Non è stato facile per me affrontare il tema dell’abuso, mi si è aperto un mondo che non conoscevo. Ora però posso dire – nel mio piccolo – di aver contribuito con questa pubblicazione al cammino di riscatto di suor Giulia. In fondo ho dato voce alla sua sofferenza, al suo dramma, ma anche al suo desiderio di rinascita. Alla fine ho capito che anche il libro fa parte del suo percorso personale.

Cosa spinge una donna a parlare di una violenza subita a tanti anni di distanza?
Raccontare la propria storia di abusi, recente o lontana, non è mai scontato. Lo dice bene anche Hans Zollner (membro della Pontificia commissione per la protezione dei minori, ndr) nella prefazione del libro e credo che questo possano spiegarlo meglio di me gli psicologi e gli psicoterapeuti che seguono uomini e donne che nella vita hanno subito abusi e violenze. Chi arriva a parlarne, soprattutto a una persona estranea come sono io, è perché ha già fatto un cammino, ha già smaltito la rabbia ed è riuscita a prenderne le distanze. Invece credo che il dolore e la sofferenza rimangano sempre nelle vittime.

Che valore ha una testimonianza simile, tenuto conto anche che a portarla è una donna che poi ha compiuto scelte definitive importanti come quella religiosa?
Le persone abusate, se credenti, non sempre riescono a mantenere la fede o a continuare a frequentare la Chiesa: c’è chi se ne allontana definitivamente e non ne vuole più sapere. Questo è molto comprensibile. Giulia, che ha subito abusi quando era ancora minorenne, è riuscita a mantenere viva la sua fede e crescendo ha capito di essere chiamata alla vita religiosa. Nonostante tutto e nonostante la sofferenza, è riuscita a fare la sua scelta e ad amare la Chiesa, come dice lei. Credo che anche questa sia una testimonianza importante e non scontata.

Definirebbe “forti” gli argomenti del suo libro o altrimenti come li descriverebbe?
Sono le vicende di abuso sessuale e di potere a essere “forti”. Io mi sono limitata a descrivere i fatti nella loro crudezza, così come li ha descritti e vissuti la protagonista. Lo definirei un libro “vero”. Ma Giulia e il Lupo non contiene solo la storia di un abuso. Il libro infatti non nasce come scoop: per questo contiene, oltre alla prefazione di cui ho già detto, anche un contributo di Anna Deodato, che descrive bene le dinamiche tra le vittime e i carnefici, parla delle “ferite” umane, fisiche, spirituali che rimangono nelle persone abusate, del lungo e doloroso cammino che porta al riscatto… In appendice ci sono anche alcuni testi di Benedetto XVI e di Francesco.

Oggi la Chiesa sembra più attenta a questi temi…
È vero. In parte lo è. Papa Francesco ha costituito un’apposita commissione per la tutela dei minori abusati, ma chi ha iniziato a sollevare il coperchio su queste vicende nella Chiesa è stato Benedetto XVI, che ha incontrato qualche vittima durante i suoi viaggi e ha scritto una lettera pastorale ai cattolici d’Irlanda. Papa Francesco in questi anni è intervenuto più volte sul tema, ha incontrato alcune vittime in Vaticano e si è rivolto ai preti pedofili definendoli «lupi» (da qui prende spunto il titolo del libro). Anche nei confronti dei Vescovi e dei superiori di congregazioni ha usato parole dure contro chi copre gli abusi dei preti per evitare scandali alla Chiesa. Ora la strada è tracciata.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi