Redazione

Va bene l’attenzione alla famiglia (compresa naturalmente la fedeltà e l’indissolubilità, che rimangono misteriosamente nell’ombra, come se fossero cose senza importanza), ma l’ammonimento antico passa sulle nostre teste e chiama a raccolta tutte le nostre migliori energie. Ci sono i poveri di casa nostra, quelli che incontriamo ogni giorno e che non soltanto non possono concedersi lussi o anche piccoli spassi e passatempi, in un mondo i cui i ricchi sguazzano e vivono ostentatamente le loro enormi possibilità, ma stentano perfino a sbarcare il lunario.

di Giordano Frosini

Non dimenticare le povertà. E’ l’ammonimento che Giacomo, Cefa (Pietro) e Giovanni rivolsero a Paolo quando si divisero i campi dell’evangelizzazione: ai primi tre gli ebrei, a Paolo i pagani. Il cosiddetto patto della Galazia, alla conclusione del quale i quattro si strinsero la mano in segno di comunione.

Paolo, che racconta l’episodio, aggiunge: «Soltanto ci pregarono di ricordarci dei poveri: ciò che mi sono proprio preoccupato di fare».

La frase che segna l’inizio del cammino della cristianità nel mondo è sempre risuonata nella Chiesa come una delle maggiori preoccupazioni direttamente ispirate dal Vangelo di Gesù Cristo, colui che «passò beneficando e sanando tutti».

Recentemente Benedetto XVI ha richiamato solennemente il comandamento della carità, come risposta dell’uomo alla natura di Dio che è in se stesso amore . L’ultima definizione di Dio, che chiama l’umanità, in particolare i cristiani, a essere anche loro trasmettitori efficaci dell’amore.

Un amore che presuppone sempre la giustizia come condizione indispensabile, anche se la carità supera e porta a compimento le stesse esigenze della giustizia. L’una ha bisogno dell’altra per realizzare in pienezza il comandamento dell’amore, che rimane la quintessenza dell’intero messaggio cristiano.

Nel cristianesimo la giustizia e la carità si sono baciate per sempre e insieme percorrono le strade della storia umana.

Cosa dicono i programmi di coloro che stanno richiedendo il nostro voto e la nostra adesione a questo proposito? E’ opportuno che si verifichino le intenzioni prima di procedere a quell’atto solenne e responsabile che è la nostra deposizione della scheda nell’urna. Non si tratta affatto di una questione secondaria, ma di una urgenza che si fa sempre più impegnativa.

Va bene l’attenzione alla famiglia (compresa naturalmente la fedeltà e l’indissolubilità, che rimangono misteriosamente nell’ombra, come se fossero cose senza importanza), ma l’ammonimento antico passa sulle nostre teste e chiama a raccolta tutte le nostre migliori energie.

Ci sono i poveri di casa nostra, quelli che incontriamo ogni giorno e che non soltanto non possono concedersi lussi o anche piccoli spassi e passatempi, in un mondo i cui i ricchi sguazzano e vivono ostentatamente le loro enormi possibilità, ma stentano perfino a sbarcare il lunario.

L’ingiustizia, prima che altrove, la troviamo, dobbiamo trovarla in casa nostra. Da tempo i sociologi ci ripetono che nelle società opulente, un terzo di persone rimane tagliato fuori dalle regioni del benessere. Ma ci sono gridi ancora più dolorosi e lancinanti che ci arrivano dai Paesi della fame, della miseria e della guerra. Invano gli ultimi Papi hanno richiamato con forza in particolare i cristiani a fare di tutto perché questo scandalo tipicamente moderno venga a cessare.

I governi nazionali, sempre più preoccupati del Pil e sempre più attenti ai richiami della globalizzazione ripetuti senza interruzione dai centri economici e finanziari che mantengono saldamente nelle proprie mani le leve del potere, fanno orecchi da mercante. Così i problemi della povertà non soltanto non si risolvono ma si stanno sempre di più aggravando. Non è uno slogan banale quello che afferma che “i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi”.

Il cerchio si stringe sempre di più intorno al mondo cristiano, perché il primo mondo, ora che il secondo è sparito vittima dei suoi errori, è costituito soltanto le regioni di antica tradizione cristiana. Ma nessuno, o quasi, sembra avvertire il peso di una responsabilità che invece dovrebbe farci vergognare di noi stessi. Per di più, invece di aprirsi al dialogo e alla comprensione, l’Occidente sembra che abbia soltanto il pensiero di stringere in un cerchio di ferro il mondo delle povertà soltanto con le armi e con la forza. L’insegnamento anche del recente passato non sembra essere servito a niente.

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