Nessuna sottrazione a un confronto che metta a tema le questioni cruciali, senza preclusioni. Ai docenti: lavoriamo insieme nella ricerca sincera del bene di tutti

di monsignor Pierantonio TREMOLADA
Vescovo ausiliare e Vicario episcopale

Pierantonio Tremolada

L’eco mediatica degli ultimi giorni, suscitata dalla comunicazione mandata agli insegnanti di religione lo scorso 8 novembre, pone sotto gli occhi di tutti l’evidenza di come questa tematica sia importante e da approfondire. «La comunicazione aveva come unico scopo – si legge nel comunicato diffuso dallo stesso Ufficio per la Pastorale Scolastica – quello di conoscere dagli insegnanti di religione il loro bisogno di adeguata formazione per presentare, dentro la società plurale, la visione cristiana della sessualità in modo corretto e rispettoso di tutti».

La questione va inquadrata nella sua giusta dimensione, perché – come ha chiaramente puntualizzato lo stesso Arcivescovo, cardinale Scola – «è evidente che un importante Ufficio di Curia, che segue oltre seimila professori, deve avere la preoccupazione di aiutarli a presentare la nostra visione di tali problemi, in modo particolare su questioni, come quelle relative alla sfera dell’eros e sessuale, sulle quali le famiglie sono molto sensibili».

L’idea del questionario è stata un’iniziativa del Servizio per la Pastorale Scolastica volta solo a conoscere cosa accade nelle scuole perché la nostra posizione potesse venire offerta in modo efficace alla libertà di tutti, in un continuo processo di formazione che il Servizio stesso intrattiene con i docenti. Nessuna intenzione di schedatura, dunque, ma solo il desiderio di raccogliere elementi utili a indirizzare un insegnamento rispettoso del Concordato e più efficace nel proporre la nostra posizione. Quest’ultima, ci preme sottolinearlo con forza, esclude ogni tipo di discriminazione. Il rispetto della dignità di ogni persona è per noi fuori discussione: si tratta infatti di un caposaldo della visione cristiana della vita. Su ogni persona si posa lo sguardo amorevole che la Chiesa riceve dal Cristo stesso, morto e risorto per la salvezza di tutti.

A fronte di queste convinzioni e intenzioni, ci siamo resi conto che – fatta salva la buona fede – la modalità della comunicazione è risultata «inappropriata» e di questo ci siamo scusati. Ma questo non va in nessun modo interpretato come una «marcia indietro» rispetto alla missione che la Chiesa ha di annunciare la visione cristiana dell’uomo, anche a proposito della sessualità. Proprio il rispetto che abbiamo per ciascuna persona e la convinzione della sua grande dignità ci porta a presentare con pacata, ma ferma convinzione il punto di vista che ricaviamo dal Vangelo circa l’identità della persona umana e la differenza sessuale. Non potremo mai venire meno a questo compito, che consideriamo parte integrante della missione della Chiesa in ogni tempo. Né riteniamo che ciò debba essere inteso come una presa di posizione ideologica contro altre linee di pensiero. Al contrario, crediamo nel grande valore del dialogo, condotto in un clima di reciproco rispetto e di onesto ascolto. Siamo convinti che la fede cristiana genera vita buona e non intendiamo sottrarci a un confronto che metta a tema le questioni cruciali, senza alcuna preclusione di principio.

Ci preme, infine, rivolgere una parola agli insegnanti di religione, a cui ci sentiamo particolarmente uniti in questo momento. Conosciamo bene la vostra serietà e dedizione. Siamo certi che la stima guadagnata nelle vostre scuole di appartenenza sia la migliore garanzia a fronte di qualsiasi situazione. Ci spiace, se è accaduto, avervi creato qualche difficoltà. Continuiamo a lavorare insieme nella ricerca sincera del bene di tutti e nell’ottica di una formazione che risulti sempre più adeguata. Il compito educativo che ci siamo assunti e che ci sta molto a cuore è, nella prospettiva della fede, la nostra stella polare.

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