Il primo incontro con il Consiglio pastorale diocesano: «Si deve consigliare l’Arcivescovo e i suoi collaboratori con un metodo autenticamente sinodale circa tutti i problemi», soprattutto i più rilevanti; ma si deve rapportare questo lavoro «al cammino personale e comunitario di fede»

di Claudio MAZZA

consiglio pastorale 2011

Nella consueta cornice di Villa S. Cuore a Triuggio, sabato 5 novembre i membri del Consiglio Pastorale diocesano si sono incontrati per la prima volta con il nuovo Arcivescovo. Nel saluto iniziale del vicario generale, mons. Carlo M. Redaelli, la cifra dell’incontro: «Nell’omelia tenuta in occasione della solennità di San Carlo Lei ha parlato di discernimento come “frutto di un processo pratico di comunione”… Posso assicurarle che il Consiglio pastorale diocesano è un ambito dove avviene con il Vescovo un autentico processo di discernimento a favore dell’intera diocesi… Si tratta di una realtà costituita da persone che condividono una forte comunione e una marcata passione per questa Chiesa ambrosiana».
Dopo aver ringraziato l’Arcivescovo per «aver dato continuità al Consiglio già in carica al momento della sua venuta tra noi e al cammino fin qui svolto», mons. Redaelli ha aperto i lavori della quinta sessione dando la parola al segretario, Alberto Fedeli, che ha presentato al Cardinale la composizione e i temi trattati nell’ultimo anno pastorale dal Consiglio «da noi vissuto come strumento di comunione, capace di favorire la pluriformità nell’unità».
Sono seguiti altri due interventi. Nel primo, Osvaldo Songini rilegge il rapporto tra consiglieri e il Vescovo ponendo l’accento sullo stile del consigliare inteso come servizio: «Non le faremo mancare il nostro contributo, cercheremo di vivere con lei in uno spirito di comunione, collaborazione, corresponsabilità, impegnandoci nel seguirla dove lei ci chiederà di riflettere e di ragionare». Nel secondo intervento, Angelo Casati ha presentato al Cardinale il contributo del Consiglio nel delineare il volto delle comunità ambrosiane tra cantieri aperti e sfide pastorali: «Come si fa in famiglia, che è la prima scuola di comunità, così il Consiglio pastorale diocesano può essere una grande “scuola di comunità” per essere pronti ad allargare lo sguardo dal proprio punto di osservazione all’intera Chiesa diocesana».
Dopo le relazioni introduttive sono iniziati gli interventi dei consiglieri secondo una griglia che prevedeva tre temi: il ruolo dei laici nel consigliare, suggerimenti sui temi da trattare, l’incontro mondiale delle famiglie. Ventisette interventi in poco più di due ore e mezza hanno offerto all’attenzione dell’Arciscovo molti spunti di riflessione, suggerimenti, idee, proposte.
“Microrelazioni” ha sottolineato il Cardinal Scola, per cui «tentare un intervento sintetico è una impresa impossibile. Quindi io aggiungerò un intervento che diventerà il 28°. Poi speriamo che il buon metodo di lavoro di cui avete dato prova ci consenta di ritornare sulle cose dette in maniera organica». Molti i suggerimenti, ha detto il Cardinale, di cui tenere conto, «anche impostando le sedute secondo modalità tra loro differenziate, perché ci possono essere temi che domandano un lavoro di gruppo, magari con l’aiuto di qualche esperto; altre volte si può usare un metodo di interlocuzione – invece di una sequela di ascolti – con la possibilità di dire: tu hai detto quella roba lì, cosa volevi dire? Io non ho capito. Io in questa cosa non mi trovo… Quello che abbiamo fatto oggi era adeguato al desiderio, di cui vi sono molto grato, di aiutare l’Arcivescovo a entrare meglio nella questione, a capire».
Di qui un’osservazione che l’Arcivescovo ritiene fondamentale: «Si può parlare di tutto e le tematiche che sono uscite sono di capitale importanza; si deve consigliare l’Arcivescovo e tutti i suoi più diretti collaboratori con un metodo autenticamente sinodale circa tutti i problemi, massimamente quelli in cui chi è immerso nel quotidiano maggiormente rileva, però lo si deve fare avendo chiaro il punto di vista da cui lo si fa. Rapportando questo lavoro di consiglio al cammino personale e comunitario di fede che tentiamo di fare dentro la nostra Diocesi».
L’Arcivescovo si è poi chiesto: perché oggi siamo qui? perché abbiamo tralasciato altre cose e siamo venuti qui? Ed ecco la risposta: «Per rispondere al compito che Dio ci affida in questo tempo storico di grande travaglio, di grossa mutazione, anche di una certa pesantezza di taluni aspetti della nostra vita cristiana. Per approfondire il rapporto con il Signore attraverso la profondità del rapporto coi fratelli. La ragione è questa, sennò non saremmo qui? Il movente dell’azione è la gratuita comunicazione di ciò che io gratuitamente ho ricevuto».
Ma il compito di comunicare «non è puramente tecnico, è un compito di testimonianza, bisogna portare tutto ciò che è emerso oggi dentro le proprie realtà secondo la logica della prossimità» partendo dalla famiglia, agli amici, alla parrocchia: «Sarebbe bello che un membro del Consiglio Pastorale alla fine della Messa della domenica prendesse tre minuti per dire: abbiamo affrontato questo tema…».
E di temi «ne suggerisco anch’io due» ha concluso il Cardinale: «Il primo riguarda la questione delle generazioni intermedie, cioè quelli tra i 25 e i 55 anni, che senza essere normalmente contrari alla Chiesa, tuttavia sono spariti. Perché? Io ho dato una lettura sintetica usando una frase di Pavese: sono sopraffatti dal mestiere di vivere. Il secondo tema sarebbe il rapporto carità-cultura».
Un’ultima annotazione l’Arcivescovo la riserva – sollecitato da alcuni interventi – all’incontro mondiale delle famiglie: «Nessuno di noi vuol farne un happening evanescente… Ma qual è la condizione perché non sia così? È che quell’evento che la Provvidenza ci ha dato e che il Cardinale Tettamanzi ha sentito come congeniale per un salto di qualità della vita della nostra Chiesa, deve incominciare a cambiare me e la mia famiglia adesso». Il successo dell’incontro dipenderà «dal modo con cui coinvolgiamo le altre famiglie, presentando con chiarezza il volto cristiano della famiglia».
Dopo la celebrazione dei Vespri, la sessione si è conclusa con la consueta agape fraterna. A fine cena sono stati anticipati al cardinale Scola gli auguri per il 70° compleanno.

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