Il significato della Celebrazione penitenziale del clero, in Duomo con l'Arcivescovo e nelle altre Zone pastorali, articolata in tre momenti: “confessio laudis”, “confessio vitae” e “confessio fidei”

di monsignor Fausto GILARDI
Penitenziere maggiore del Duomo

confessore

«Coraggio, sono io, non abbiate paura»:  queste parole di Gesù, rivolte ai discepoli, i sacerdoti e i diaconi della diocesi  si apprestano ad ascoltarle con speciale attenzione nella celebrazione penitenziale che è in programma martedì 23 febbraio, a partire dalle 10. In un momento impegnativo per la pandemia e le sue conseguenze, all’inizio della Quaresima, l’Arcivescovo invita il suo clero ad accogliere, col sacramento della confessione, il Signore nella “barca” della loro vita per avere la forza di ripetere al popolo di Dio le stesse parole del Signore.

È una proposta della Formazione permanente che ha avuto inizio durante l’episcopato del cardinale Angelo Scola, incontrando un’adesione considerevole da parte dei preti, che ravvisano in questo momento  una espressione di unità del presbiterio in cammino verso la Pasqua nella logica della penitenza e della comunione.

La celebrazione penitenziale sarà suddivisa in tre momenti: confessio laudis, confessio vitae e confessio fidei. Tempi per dire la gratitudine, per riconoscere la distanza dall’amore, per confessare la propria fiducia nella misericordia.

Un parroco e un diacono permanente offriranno spunti per lodare il Signore. Suor Enrica Bonino, esperta nel cammino ignaziano degli esercizi spirituali, guiderà nell’esame di coscienza: per la prima volta questo compito viene affidato a una figura femminile. Nelle edizioni precedenti avevano proposto l’esame di coscienza monsignor Angelo De Donatis, ora cardinale vicario di Roma, monsignor Franco Brovelli e il gesuita padre Giacomo Costa.

L’emergenza sanitaria non permette ai preti di trovarsi tutti in Duomo come era avvenuto negli anni scorsi (nel 2020 la celebrazione è stata sospesa a causa del lockdown). Per questo motivo quest’anno la celebrazione si svolgerà nelle Zone pastorali collegandosi col Duomo, da dove a tutti l’Arcivescovo rivolgerà la sua parole, offrendo anche l’actio come impegno concreto di vita dopo aver ricevuto il perdono.

È un appuntamento che apre gli occhi non solo sull’emergenza sanitaria ed economica, ma – come dice spesso monsignor Delpini – anche sull’emergenza spirituale. I fedeli laici che vedono i loro pastori vivere il sacramento della riconciliazione, ricorderanno le parole pronunciate da papa Francesco domenica scorsa durante l’Angelus: «E permettetemi qui un pensiero a tanti bravi sacerdoti confessori che hanno questo atteggiamento: di attirare la gente, tanta gente che si sente niente, si sente “al pavimento” per i suoi peccati…  Ma con tenerezza, con compassione… Bravi quei confessori che non sono con la frusta in mano, ma soltanto per ricevere, ascoltare, e dire che Dio è buono e che Dio perdona sempre, che Dio non si stanca di perdonare. A questi confessori misericordiosi chiedo oggi, a tutti voi, di fare un applauso, qui, in Piazza, tutti».

 

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