L'Arcivescovo ha consacrato il nuovo altare della chiesa Santi Cosma e Damiano: «Non è solo un luogo fisico, l’altare e il tempio siamo noi»

di Luca CASTELLI

concorezzo

Una Concorezzo festosa e gioiosa ha accolto questa mattina, domenica 18 maggio, l’Arcivescovo di Milano Angelo Scola, giunto in città per celebrare la messa e benedire il nuovo altare nella parrocchia dei Santi Cosma e Damiano.

Accolto dalle note della banda e dal saluto dei ragazzi di terza media che si stanno preparando alla Professione di fede, il cardinale non ha fatto mancare sorrisi e carezze per i molti bambini giunti a salutarlo. «Pieni di spirito ti salutiamo», recitavano i cartelli alzati dai ragazzi cresimandi che attendevano Scola cantando sul sagrato della chiesa.

Il breve discorso del parroco di Concorezzo, don Giuseppe Marelli, ha presentato il cardinale ai fedeli, ringraziandolo per la presenza e per la dedicazione dell’altare, un vero è proprio fatto storico: «È un avvenimento che resterà nella storia di Concorezzo» ha detto il parroco, che ha citato Sant’Ignazio, vescovo di Antiochia, per invitare i fedeli a essere «uniti e in sintonia come corde alla lira» con il cardinale. Ha poi proseguito, rivolto a Scola: «Questo è un invito per lei a pregare per la nostra comunità e per i tanti malati in casa che stanno seguendo la messa con la radio parrocchiale».

Nel corso dell’omelia l’Arcivescovo ha per prima cosa sottolineato l’importanza del gesto della dedicazione dell’altare: «In questa bella città e questa realtà parrocchiale dalla lunga e feconda tradizione, ancora oggi assai vitale, oggi viviamo un gesto straordinario. Voi siete testimoni e partecipi diretti della consacrazione di questo nuovo altare e dell’ambone. Testimoni diretti di un evento che probabilmente avrà la durata di qualche secolo, e quindi ricevete un grande privilegio».

Al centro dell’altare, realizzato in pietra bianca Limestone, è raffigurato un pellicano, una figura che richiama Gesù, che come il pellicano “nutre i suoi piccoli dalla ferita del suo cuore”. È un altare frutto di un grande lavoro di tutta la comunità parrocchiale della città, e impreziosito dalla benedizione della prima pietra fatta dal pontefice Papa Francesco nel settembre 2013.

«Una straordinaria Eucarestia» l’ha definita Scola, che spiegato come la prima lettura, tratta dal libro di Neemia (Ne 8, 2-4. 5-6. 8-10), presenti somiglianze impressionanti con il gesto che si è compiuto oggi: «Uno dei brani più belli di tutto l’Antico Testamento. La convocazione di tutto il popolo per riprendere lettura ordinata della parola di Dio: una straordinaria assemblea, la partecipazione e la commozione di gioia di tutto il popolo, e l’invito a gioire e prolungare il senso di quell’incontro, condividendo i cibi grassi e le bevande abbondanti. Noi – ha aggiunto – stiamo facendo qualcosa che ha molti punti di riferimento con quel gesto, che ritroviamo nell’Epistola (Ef 2, 19-22). Perché l’altare non è solo un luogo fisico, ma l’altare e il tempio siamo noi. Siamo noi perché, dice l’autore della lettera agli Efesini, siamo concittadini dei santi e famigliari di Dio».

«Il Signore gioisce per questo bel gesto che stiamo compiendo. Gioisce perché la comunità di Concorezzo, anche in questo momento di cambiamento e di travaglio, gode oggi del favore di Gesù risorto, e questa consacrazione dell’altare rilancia ciascuno di noi» ha proseguito Scola, che riprendendo poi il brano del Vangelo di Luca (Lc 19, 1-10), che racconta l’episodio della visita di Gesù a casa di Zaccheo, ha invitato i fedeli a guardarsi dentro: «Dobbiamo convertirci, come fece Zaccheo. Gesù va incontro a tutti, ciò che nessuna legge aveva ottenuto, lui lo ottiene, e Zaccheo si pente e cambia vita. Ripromettiamoci di fare come Zaccheo: ognuno guardi dentro di sé e domandi al Signore la misericordia di cambiare e convertirsi».

La messa è poi proseguita col rito della dedicazione dell’altare, a partire dalle litanie dei Santi fino ad arrivare all’illuminazione a festa dell’altare e della chiesa tutta.

Al termine della celebrazione l’Arcivescovo ha rivolto il saluto alla comunità dei fedeli: «Ho potuto vedere la grande ricchezza di vita che è in atto nella vostra realtà parrocchiale. Sono molto contento per la presenza particolarmente robusta dei giovani, e mi ha colpito il fatto che molti ragazzi dopo la Confermazione continuano l’esperienza dell’oratorio». Nel sottolineare la folta presenza di realtà di volontariato in città ha espresso la raccomandazione «che ogni realtà possa esprimersi secondo la legge della comunione, che implica una pluralità e diversità di forme, da vivere però nell’unità».

Per concludere, l’Arcivescovo ha invitato i presenti a “Tutti siete invitati”, l’evento che domani 18 maggio in piazza Duomo inaugurerà la partecipazione ecclesiale a Expo 2015, «per dire come noi interpretiamo Expo: non di solo pane. Sarà un gesto di arte, musica, letteratura, ascolto e un momento finale di adorazione».

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