Terminata la Tre giorni, “Verso una Milano Grande più inclusiva”, promossa dalle Acli di Milano, Monza e Brianza. Il saluto dell'Arcivescovo, mons. Delpini: «Occorre uno sforzo di fantasia e creatività per promuovere semplicità»

di Annamaria Braccini

Acli Milano

L’elogio della leggerezza e della discrezione attraverso l’immagine della bicicletta.

È questo ciò che l’Arcivescovo dice agli Aclisti di Milano, Monza e Brianza raccolti sotto la tensiostruttura allestita in piazza Santo Stefano per il loro evento “Verso una Milano Grande più inclusiva” che si conclude, appunto con un saluto di monsignor Delpini, accolto dal presidente provinciale Paolo Petracca.

Poco prima, davanti al Duomo, un mare di bandiere delle Acli e i palloncini colorati della VIII edizione della biciclettata “Vuoi la pace…pedala” avevano colorato il sagrato. Anche di questo – come per lo svolgimento dell’intera Tre giorni – ringrazia il Vescovo, il cui papà era stato un cooperante volontario proprio dell’Associazione.

La canzone composta dai giovani della zona Acli Adda Martesana che viene eseguita in suo onore e tanti bimbi e ragazzi che si siedono per terra, ai piedi del palco, sono come l’emblema della semplicità che evoca l’Arcivescovo.

«Voglio parlare della bicicletta che è un modo di andare leggeri, perché in bicicletta non si possono portare troppi bagagli, non si fa rumore e non si attira l’attenzione» sottolinea, infatti.

«Vorrei ringraziarvi dell’iniziativa che avete organizzato e che ha visto convergere tante altre associazioni della solidarietà, dell’accoglienza e attente alla cura della persona e alla città. Ma voglio ringraziarvi anche per la leggerezza e la discrezione, per il non far rumore, per non avere macchine complesse e organizzazioni difficili da gestire».

«Penso che per fare la guerra ci vogliono i carri armati, aerei, cose che fanno rumore e danno, per fare pace ci vuole la semplicità, la capacità di incontrare le persone, di fermarsi, di condividere un panino, di andare piano. Vorrei fare l’elogio della leggerezza come via della pace e mi piacerebbe che tutte le nostre istituzioni, anche quelle che fanno riferimento alla Chiesa, si ingegnassero per diventare leggere. Talvolta siamo complicati, la nostra burocrazia è così piena di adempimenti e di procedure da creare una sorta di pesantezza che fa sentire più complicato fare il rendiconto che fare il bene che si deve rendicontare».

Da qui una speranza per il cammino futuro delle Acli provinciali.

«Occorre uno sforzo di fantasia e di creatività per imparare “ad andare in bicicletta”, per essere cioè leggeri, facendo poco rumore e, invece, molte soste con i compagni di cammino», conclude monsignor Delpini che, a sorpresa, si ferma tra i tavoli del pasto conviviale per un pranzo veloce, mangiando un semplice panino e dando, così, immediata concretezza a quanto aveva appena auspicato.

Poi, prima di ripartire per l’Amministrazione delle Cresime presiedute nel pomeriggio, ancora fotografie e selfies con il popolo delle Acli e con i rappresentanti dei 253 aderenti della Confraternita del “Seňnor de Los Milagros”, che in mattinata, nella basilica di Santo Stefano, avevano partecipato alla Messa solenne per l’inizio del “Mes morado”. Il “Mese viola”, colore tipico delle vesti della Confraternita, l’unica straniera riconosciuta in Diocesi.

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