Redazione

di Giuseppe Zola

E’ con viva gratitudine che ricordiamo i 40 anni del Concilio Vaticano 2°, anche perché il tempo passato ha mostrato con onestà quanto la nostra esperienza, nata dal carisma di Don Giussani, sia sempre stata, fin dall’inizio (1954), in totale sintonia con i testi conciliari che hanno descritto in modo magistrale la natura della presenza della Chiesa nel mondo.

In particolare, due sono gli aspetti che riteniamo particolarmente interessanti tra i tanti sottolineati dal Concilio.

Il primo riguarda la descrizione grandiosa del “Popolo di Dio”, che costituisce il segno tangibile e incontrabile della presenza di Dio e la realtà del corpo di Cristo stesso presente nella storia. Questa comunione vivente testimonia l’inizio di un cambiamento e di una liberazione che non può non avere conseguenze su tutti i fratelli uomini.

Solo attraverso l’appartenenza alla comunione del popolo redento,ogni io, ogni persona è in grado di affrontare positivamente la realtà e di comunicare a ciascuno la speranza che non delude.

Il secondo aspetto riguarda la dignità del laico cristiano, che trae la sua origine direttamente dal Battesimo e che determina in ogni battezzato una vita nuova che non può non esprimersi in una appassionata e lieta missione, affinché tutti abbiamo a gustare la gioia di Cristo.

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