È l'amore reciproco l'essenza della fede cristiana. Così leggiamo negli Atti degli Apostoli

di Pierantonio TREMOLADA
Vicario episcopale

lettera pastorale

La riflessione sul numero otto della lettera pastorale dell’Arcivescovo ci pone davanti al grande tema della comunione. È questo infatti il secondo “pilastro portante” di ogni comunità cristiana. “Erano assidui nella comunione”, si legge nel Libro degli Atti degli Apostoli (At 2,42).

Dal contesto immediato e da altri passaggi dello stesso Libro degli Atti si ricava che il segno più evidente di questa comunione era il fatto che tra i primi cristiani nessuno fosse bisognoso. Il dato impressiona. È semplicemente affascinante immaginare che all’interno di un gruppo divenuto molto numeroso, parliamo di alcune migliaia di persone, nessuno fosse “nel bisogno”. Si intuisce molto bene che cosa doveva significare: che ci si aiutava a vicenda, ma, ancora prima, che ci si conosceva bene, che si organizzava attentamente l’assistenza e che la si verificava con scrupolo.

Con il Vangelo era dunque sorta questa cura amorevole gli uni per gli altri, soprattutto per i più poveri. Si trattava di qualcosa di assolutamente naturale, come se tra credenti in Cristo non si potesse fare diversamente. Era il dato che più creava scalpore in Gerusalemme, anche tra quelli che non osavano avvicinarsi al gruppo. Nessuno dei cristiani, infatti, riusciva a pensarsi tranquillamente benestante quando a fianco aveva un fratello indigente. Si era felici di condividere parte di quanto si possedeva, sebbene non si fosse obbligati a farlo. Tutto nasceva da uno slancio del cuore che veniva dall’aver compreso il segreto d’amore della croce di Gesù.

Che la comunione sia l’anima dell’evangelizzazione è quel che ricaviamo da questa testimonianza delle origini del Cristianesimo. Del resto Gesù aveva lasciato una consegna precisa: «Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato. Da questo sapranno che siete miei discepoli, dall’amore che avrete gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35). A ben vedere, questa frase significa due cose: che l’amore reciproco è il segno distintivo dei cristiani, ma anche, e più in profondità, che l’amore reciproco è l’essenza del Cristianesimo.

La salvezza, riscatto dal male distruttivo, ha una fondamentale dimensione relazionale: è il riuscire a vivere insieme nella pace, partecipando della stessa comunione trinitaria. Chi non ricorda la pagina spaventosa di Caino e di Abele e quella drammatica della torre di Babele? Gelosia, avidità, dominio, incomprensione, discriminazione, violenza: sono questi i grandi nemici della comunione. Quanto è invece consolante il controcanto del salmo: «Ecco quanto è buono e quanto è soave che si viva insieme come fratelli» (Sal 133). Le parole di comunione che fanno eco al Vangelo annunciato sono queste: gratuità, stima, benevolenza, pazienza, perdono, collaborazione. Sono parole con cui l’eterno entra nella storia e dona al volto umano della vita tutta la sua verità.

 

da Avvenire, 27/04/2013

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