Un’azione congiunta di diverse realtà regionali, i consultori, la Formazione del clero e l’Università cattolica. Dal confronto è nato un testo. Tra i redattori Anna Deodato, che qui ne spiega il senso

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Anna Deodato

Tutela, educazione, prevenzione e formazione sono solo alcune delle parole chiave che emergono dal documento «In rete con i ragazzi. Attività pastorale digitale e tutela dei minori» presentato nei giorni scorsi e più che mai urgente e necessario. Ne parliamo con Anna Deodato, tra i redattori del testo, nonché membro del Servizio nazionale per la tutela dei minori e di quello regionale.

Perché questo documento e perché ora?
Questo testo nasce da un confronto del Servizio regionale tutela minori per promuovere azioni congiunte a difesa dei ragazzi e delle persone vulnerabili che nel tempo di lockdown erano decisamente più esposti, rischiando di essere tracciati in rete e adescati per fini abusivi. Di fatto non si era ancora prodotta nessuna riflessione, né documento di questo genere. Abbiamo avvertito la necessità e l’urgenza di porre all’attenzione di tutti – famiglie, operatori pastorali, educatori, sacerdoti, consacrate – una riflessione sulle ricadute delle modalità di interazione attraverso le nuove tecnologie che nel tempo vissuto di isolamento e distanziamento ci hanno tutti fortemente coinvolto.

È un documento scritto a più mani…
Sì. Come Servizio abbiamo deciso di coinvolgere nel confronto e nella stesura del testo alcuni membri della Federazione dei consultori di ispirazione cristiana, della Formazione permanente del clero e del Centro di ricerca sull’educazione ai media dell’Università cattolica. Questa coralità di sguardi e di competenze vuole ricordare a tutti che una vera tutela dei minori e delle persone vulnerabili chiede un orizzonte di formazione e informazione inclusivo e articolato. La prevenzione è tanto più efficace quanto più ampio sarà il coinvolgimento dell’intera comunità e in particolare di coloro che in diversi modi sono responsabili nel formare, seguire, accompagnare chi si occupa della cura dei minori.

La stessa Chiesa non denigra l’uso dei social media e delle nuove tecnologie, ma le riconosce come possibili strumenti educativi anche in ambito pastorale…
È innegabile che l’uso del digitale offre e ha offerto grandi potenzialità educative e formative: pensiamo per esempio al mondo della scuola e della cultura, dove si è rivelato una risorsa educativa importantissima in questi tempi. La prospettiva nella quale è nato questo documento è proprio quella di comporre insieme formazione e prevenzione, risorse, prospettive pedagogiche di sviluppo e vigilanza per un uso sempre più corretto ed educativo della rete, che sappiamo essere un mondo, appunto, nel quale le relazioni tra adulti e minori, ma anche tra gli stessi ragazzi, sono veloci e immediate, diventando anche luoghi di contatto carico di emozioni nonostante la distanza fisica. Se da una parte il digitale impedisce il rapporto interpersonale, dall’altra può favorire l’espressione di sentimenti, paure, bisogni, anche attraverso immagini, che altrimenti non verrebbero espressi e anche “solo” questo dato va attentamente conosciuto e valutato nell’orizzonte della tutela delle persone più fragili.

La parola d’ordine dunque è prevenzione…
Sì. E ci sta a cuore trasmettere questo messaggio: la forza della prevenzione sta nel saper creare un progetto educativo condiviso al fine di tutelare e rendere trasparente la relazione educativa e assumerne con coscienza la responsabilità. Per questo nel documento parliamo di «grammatica della relazione educativa» in vista di un’efficace prevenzione verso ogni forma di abuso e di manipolazione dei minori: potere, coscienza, intimità e sessuale.

Nel documento offrite agli adulti anche indicazioni precise…
Perché la grammatica possa favorire un uso non solo corretto, ma propriamente educativo-relazionale, abbiamo voluto indicare prassi da seguire, ma anche alcuni divieti che devono essere conosciuti e assunti affinché il digitale sia, in sicurezza, una buona prassi da favorire. Il documento vuole essere uno strumento formativo, per questo alla fine ci sono anche indicazioni riguardanti la formazione da proporre a tutti i soggetti che, a titolo diverso, hanno responsabilità e operano accanto a minori e vulnerabili.
(L. B.)

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