Fede e vocazione sono in un rapporto inscindibile. Ma sulla percezione dei giovani influisce anche la rappresentazione che ne fanno, per esempio, cinema e letteratura. Se ne parlerà al Centro ambrosiano di Milano, al primo dei due appuntamenti promossi dai Vicariati diocesani con Usmi, Cism, Ciis e Centro studi di Spiritualità

di monsignor Paolo Martinelli
Vicario Episcopale per la Vita Consacrata maschile, Istituti Secolari e nuove forme di Vita Consacrata

Francesco

Come potrà un giovane, se non ha fatto un incontro vero con Cristo che abbia mosso la sua libertà e acceso il suo desiderio, riconoscere la propria chiamata a “lasciare tutto” per vivere una vita in castità, povertà e obbedienza? Quando ci lamentiamo delle “crisi vocazionali” o della loro scarsità, difficilmente riflettiamo sulla relazione originaria che esiste tra l’esperienza della fede e la decisione vocazionale. Spesso le crisi di vocazione sono crisi di fede. Ecco perché papa Francesco vuole celebrare un Sinodo su «Giovani, fede, e discernimento vocazionale»! Senza fede, infatti, non può esserci esperienza della chiamata, poiché è proprio la fede a renderci capaci di cogliere il passaggio di Dio nella nostra vita, riconoscendo i segni che ci invitano alla sequela di Cristo. Dall’altra parte è vero che non si accoglie veramente l’incontro con Cristo se non si riconosce che questo fatto implica la determinazione vocazionale della propria vita, nel sacerdozio ministeriale, nella vita consacrata o nel matrimonio.

Fede e vocazione sono inseparabili. Ma questo intimo rapporto è percorribile solo passando attraverso le immagini e le narrazioni fatte dalla nostra cultura a proposito della fede e dei percorsi vocazionali. Ecco il senso dell’incontro di sabato 17 febbraio, dalle 9.30 alle 13, al Centro Ambrosiano di Milano (via Sant’Antonio 5): si tratta del primo appuntamento del Percorso “Vita Consacrata e vocazione”, organizzato dai Vicariati per la Vita consacrata, insieme a Usmi, Cism e Ciis, con il Centro studi di Spiritualità. L’incontro di sabato vuole considerare le grandi narrazioni vocazionali che la cultura contemporanea ci media attraverso due canali fondamentali: il cinema e la letteratura.

Sappiamo bene come i racconti e le immagini di sacerdoti, frati, suore e consacrati in genere, realizzati in romanzi o in film, possano influire, nel bene o nel male, sulla percezione che i giovani hanno della vocazione. Per questo, se vogliamo interessarci alla questione vocazionale con serietà e non limitarci alle “lamentazioni” di rito perché ci sono poche vocazioni, occorre affrontare con decisione la questione culturale. Dobbiamo parlare di vocazione, in particolare ai giovani, utilizzando modelli, immagini e codici in grado di interloquire con la loro percezione dell’esistenza. A volte nei nostri discorsi usiamo linguaggi e immagini facilmente equivocabili, soprattutto dalle nuove generazioni. Ciò non vuol dire che dobbiamo togliere l’irriducibile carattere di “segno di contraddizione” che la vita consacrata possiede, anche nel nostro tempo. Piuttosto si tratta di intercettare il desiderio di compimento che alberga nel cuore dell’uomo nelle modalità, a volte contradditorie, con cui si esprime.

Per questo sabato ascolteremo Gianfrancesco Iacono, consulente presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, perché ci aiuti a comprendere quale figura di vita consacrata emerge dal cinema contemporaneo. Ascolteremo con interesse anche Alessandro Zaccuri, inviato di Avvenire e scrittore, perché ci mostri l’itinerario della letteratura contemporanea intorno alle figure di speciale consacrazione. Si tratta di un incontro che ci aiuterà a pensare la vocazione, accettando la sfida del confronto culturale, per essere in grado di narrarci in modo incisivo, cogliendo i cambiamenti come occasione per una più profonda esperienza dell’incontro con Cristo, per il quale vale davvero la pena “lasciare tutto”.

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