Redazione

Sulla riva orientale dell’alto lago di Como, a Colico, sorge l’Abbazia di Piona. Fondata agli inizi del 1100 è dedicata a S. Maria e a S. Nicola. La chiesa e il chiostro furono edificati nei secoli XII e XIII, nel periodo di massima espansione dei monaci cluniacensi. La costruzione della chiesa è in pietra locale e sulla facciata spicca una moderna porta di bronzo, opera dello scultore Giuseppe Abram (1982). L’interno è a una navata con le pareti laterali in pietra scura e ricoperta da un soffitto in legno. L’abside è interamente coperta di affreschi del XII secolo.

testo di Franca De Simone
fotografie di Ignazio Cozzoli

Sono le 5.30 di una fresca mattina di maggio. Siamo fermi davanti al cancello del monastero, e un silenzio profondo ci avvolge. I lampioni posti sopra le due colonne laterali della grata, sono ancora accesi. All’improvviso nella zona antistante al cancello, tra il chiaro e scuro, a rompere quella strana quiete, è un piccolo cerbiatto che fugge velocemente verso il suo rifugio. Mentre proseguiamo lentamente lungo il percorso, con la calma del luogo, si inizia ad avvertire un’atmosfera particolare. Nel silenzio udiamo il cinguettio sommesso degli uccellini, e notiamo in lontananza che anche la comunità si prepara a affrontare serenamente il nuovo giorno. Nel silenzio sacro e misterioso, i monaci cistercensi, avvolti nel loro manto bianco, intonano la lode mattutina seguita dalla celebrazione della Messa liturgica.

In questo luogo caratterizzato dalle bellezze naturali e artistiche, la piccola comunità dei monaci cistercensi, si attiva operosamente. Questi uomini laboriosi, sono capaci di creare non solo un’intensa atmosfera spirituale, ma anche in grado di farsi apprezzare per le loro attività creative. Tra questi spicca la figura del priore, padre Andrea. La sua personalità molto riservata, ma sollecita, ha permesso di lasciarci guidare da alcuni dei suoi monaci, offrendoci l’opportunità di visitare e documentare la realtà interna.

Durante l’attesa, immersi nell’immensa quiete, padre Giacinto con molta passione si appresta a riprendere il paesaggio e a immortalare uno dei fenomeni particolari della natura: dopo una notte piovosa, le goccioline di rugiada depositatesi sui fiori e sopra il frutteto, con il sole in controluce, creavano un effetto molto suggestivo. Fra Pier apparentemente sembra un personaggio un po’ schivo. Man mano che si instaura il dialogo, si lascia andare al tono più confidenziale, rivelandoci con molta umiltà la sua vena creativa per la pittura e la sua vocazione avvenuta in tarda età. Contrapponendosi alla sua personalità, padre Giacinto dal carattere più vivace, inizia con spiritosaggine a lanciare battutine scherzose al confratello, che di conseguenza risponde alle provocazioni con frecciatine di rimando, favorendo così un clima disteso e divertente.

Tra una risata e l’altra, ci avviamo con fra Pier seguito anche dalla presenza simpatica di un novizio, a conoscere alcuni aspetti delle loro attività: dal lavoro alle vigne all’enorme distilleria dove vengono distillati pregiati liquori secondo loro tradizionali ricette; la vendita dei prodotti serve per la loro sussistenza e per sostenere anche le missioni.

Ricordiamo piacevolmente la figura di padre Innocenzo, il quale detiene un posto di rilievo all’interno della biblioteca: si occupa con molta oculatezza e minuziosità al lavoro di archivista, conservando meticolosamente e con accuratezza i manoscritti e i testi antichi.

Questa è la comunità cistercense. Grazie a padre Andrea si riserva ampio spazio alla cultura, al lavoro e all’ospitalità spirituale. È una presenza necessaria! Chiunque bussa alla loro porta, troverà uomini umili, pronti e preparati ad ascoltare e soddisfare le esigenze di cui l’uomo necessita.

Congedandoci, li ringraziamo con molta cortesia per l’opportunità che ci hanno regalato. Ci allontaniamo verso l’esterno senza parole, lasciandoci alle spalle quel profondo silenzio. Soli, con i nostri pensieri, le nostre riflessioni e con le immagini in cui sono fissate anche le nostre emozioni.

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