Dal 2007 presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, riceverà la berretta rossa nel Concistoro del 18 febbraio

di Giampietro CRIPPA

Monsignor Francesco Coccopalmerio

Quando nel 1970, accogliendo una richiesta espressa dal cardinale Giovanni Colombo, il suo Vicario generale, il vescovo Ferdinando Maggioni, mise a disposizione della Diocesi ambrosiana gli spazi per l’erigenda Comunità di San Natale (arcivescovo fondatore della parrocchia di San Giorgio al Palazzo) tra i primi sacerdoti abitatori ci fu il neo-eletto cardinale Francesco Coccopalmerio.

Con lui giunsero anche i quattro assistenti incaricati per l’Azione cattolica diocesana. Dopo la laurea in Diritto canonico, conseguita a Roma alla Gregoriana, nella sua permanenza al Seminario Lombardo, con l’incarico presso l’Avvocatura generale della Curia arcivescovile si trasferì a San Giorgio, proseguendo gli studi presso l’Università cattolica del Sacro Cuore, conseguendo la laurea in Diritto civile.

Ha insegnato Diritto canonico alla Gregoriana e nel Seminario Teologico diocesano. Nominato Avvocato generale, vi rimase fino alla nomina episcopale avvenuta l’8 aprile 1993 come Vescovo ausiliare incaricato dal cardinale Martini per l’Ecumenismo e la cultura. Elevato alla dignità arcivescovile il 15 febbraio 2007, gli è stato conferito l’incarico di presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi.

Don Francesco Coccopalmerio (don Cocco per gli amici sacerdoti) risiede a San Giorgio dunque dagli inizi degli anni ’70. Risiede, perché chi scrive, nel suo incarico di parroco, attualmente gli conserva un’abitazione quando rientra dal Vaticano per l’amministrazione della Cresima, per gli incontri con gli amici e in aiuto alla parrocchia di un suo compagno di seminario nelle solennità liturgiche.

Di momenti da ricordare ce ne sarebbero molti e non basterebbero ovviamente queste poche righe. Don Francesco è persona di carattere mite, semplice, buono e generoso, intelligente studioso delle problematiche relative al diritto, che per lui coincide con la persona, a disposizione di quanti lo invitano, molto propenso all’amicizia di coloro che lo avvicinano.

È difficile sentirlo alzare la voce più di tanto. Stimato anche dai tanti sacerdoti e vescovi che hanno abitato a San Giorgio, ha sempre tenuto i contatti con i suoi compagni di sacerdozio e i coscritti di leva di Parabiago, dove in famiglia ha vissuto e dove vive uno dei suoi due fratelli medico.

Spesso, rimasto legato alla terra delle origini di sua madre (Sernio, in Valtellina), vi si reca a trovare gli amici circondato da stima e amicizia anche dai responsabili delle istituzioni civili, come mi è capitato più volte di vedere accompagnandolo personalmente. Gli sarebbe piaciuto fare il Vescovo da quelle parti.

Ricordando i momenti delle serate passate alla tavola in San Giorgio è difficile dimenticare la sua presenza lieta e attiva, che ora ci manca. Ho avuto la possibilità di accompagnarlo in Argentina qualche anno fa a Buenos Aires, quando fu inviato dalla Santa Sede come Delegato Pontificio per una visita alla presenza della Compagnia di San Paolo e ho visto con quanta gioia è stato accolto dai membri della Compagnia là residenti nella casa intitolata alla memoria del cardinal Carlo Andrea Ferrari.

Anche a nome dei sacerdoti attualmente residenti a San Giorgio al Palazzo, mi è molto gradito augurargli un fattivo e sereno servizio presso la Santa Sede, nel Dicastero a lui affidato dal Santo Padre, il Papa Benedetto XVI, accompagnato dal nostro affetto di sempre e dalla nostra preghiera.

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