Monsignor Delpini presiede i Vespri e la solenne deposizione delle reliquie di Ambrogio, Gervaso e Protaso, recentemente al centro di un approfondito progetto di ricognizione e studio. L’abate Faccendini: «La fede dei milanesi ha radici profonde»

di Luisa Bove

ricognizione delle reliquie

Martedì 30 ottobre, alle 17, nella Basilica di Sant’Ambrogio, l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, presiederà i Vespri e il rito canonico di chiusura dell’Urna dei Santi Ambrogio, Gervaso e Protaso. Le reliquie dei Santi torneranno nella cripta sottostante l’altare dopo una ricognizione storico-scientifica che ha permesso di ricostruire le loro fisionomie e le loro storie (nella foto). In particolare sono state certificate su basi scientifiche le notizie della tradizione: il volto di Ambrogio è quello ritratto nella cappella di San Vittore, confermato il martirio dei fratelli Gervaso e Protaso.

Dopo il canto del responsorio un lettore proclamerà una lettura patristica, seguita dall’intervento dell’Abate della Basilica di Sant’Ambrogio, monsignor Carlo Faccendini, e dall’omelia dell’Arcivescovo. Al termine del canto del Magnificat, l’Arcivescovo, accompagnato dall’Abate e dal custode delle Reliquie, monsignor Giordano Ronchi, si dirigerà in processione verso la cripta per l’apposizione del sigillo all’urna dei Santi. Un cerimoniere della Basilica apporrà infine con la ceralacca il sigillo all’urna. Eccezionalmente saranno presenti alla celebrazione anche le Romite ambrosiane, monache di clausura che si segnalano per la particolare cura nei confronti del rito ambrosiano nei monasteri del Sacro Monte di Varese, della Bernaga di Perego (Lc) e di Agra (Va) e fuori dalla diocesi di Milano a Revello (Cn). Parteciperanno al rito anche gli esponenti della chiesa ortodossa rumena e copta.

L’abate di Sant’Ambrogio, monsignor Carlo Faccendini, spera che per l’occasione la Basilica sia gremita di milanesi.

Qual è il significato delle recenti scoperte sulle ossa dei santi?
Che cosa rappresenti Sant’Ambrogio per noi milanesi è risaputo: in lui si riscoprono le radici della nostra storia di fede. Questa ricognizione sulle reliquie, sulle ossa dei nostri santi, che, come sappiamo, ha riconfermato i dati della tradizione storico-spirituale, è una garanzia della bontà e della solidità delle origini cristiane di Milano. Se vogliamo, di tutta la storia che ruota attorno a Sant’Ambrogio e alla sua figura, dell’importanza che questo Santo ha avuto per Milano, ma direi per l’Occidente.

Quanto è durata la ricognizione?
Abbiamo iniziato ai primi di luglio: S è lavorato ininterrottamente e molto intensamente, anche durante l’estate. Coinvolto tantissime figure: l’équipe della professoressa Cristina Cattaneo, le monache di Viboldone, i tecnici che hanno risistemato l’urna, quelli del controllo dell’umidità per la conservazione delle ossa e altri ancora. Io “spingevo” sui tempi perché desideravo che la cripta con le reliquie rimanesse chiusa il meno possibile, per restituire i tre Santi alla devozione e alla preghiera della gente.

Chi parteciperà alla deposizione?
Sono stati invitati i Vicari episcopali, i membri del Consiglio episcopale milanese, i canonici di Sant’Ambrogio, le monache del Sacro Monte di Varese, dell’Isola di San Giulio e di Viboldone. Poi vorremmo che la chiesa si riempisse di milanesi perché Ambrogio è loro. Prima della celebrazione dei Vespri le monache di clausura avranno un momento riservato per la preghiera personale in cripta e per l’incontro con l’Arcivescovo. Invece al termine monsignor Delpini incontrerà personalmente e ringrazierà tutti coloro che si sono adoperati in questa impresa.

Se la storicità dei Vangeli è importante per la fede, lo stesso si può dire per queste scoperte che hanno un valore storico…
In una fede come la nostra, di un Dio incarnato, la storia è fondamentale. Questi studi che hanno confermato il valore della tradizione storica sono un grande aiuto alla fede: abbiamo radici solide e la certezza di non aver creduto a favole. La figura di questi Santi si staglia molto nettamente dentro un contesto storico particolare: sono la garanzia della solidità della nostra fede.

La Chiesa non insegna il devozionalismo. Come porsi allora di fronte alle reliquie?
Con grande misura e con grande rispetto, facendo dir loro niente più di quello che sono in grado di esprimere: sono segni che insieme ad altri rivelano la dimensione storica della nostra fede. Quando questi segni vengono confermati nella loro bontà è una grazia. Non per questo la fede si regge solo sulla testimonianza delle reliquie, altrimenti rischieremmo davvero una forma di devozionalismo. Qui però non c’è devozionalismo, si tratta di reperti di grande autenticità che, accanto ad altri, concorrono a dire la bontà della nostra fede. Hanno importanza anche per la venerazione di cui – giustamente – sono oggetto da parte dei fedeli. Anche per i milanesi che vengono in cripta, sapere che pregano di fronte a quelle che, con grande probabilità, sono le ossa di Ambrogio, Gervaso e Protaso, credo sia un gesto tutt’altro che devozionalistico.

Questa scoperta può diventare occasione per attrarre nuovi turisti?
Venendo a conoscenza di questa ricognizione e della serietà di chi ha svolto l’impresa, credo che un numero ancora maggiore di turisti si affacceranno nella nostra Basilica. È bello che vengano non solo per la bellezza architettonica, ma anche per incontrarsi con le figure di Ambrogio, Gervaso e Protaso. Mi auguro che sia davvero un pellegrinaggio di fede, oltre che un’esperienza estetica: c’è l’arte, ma ci sono anche la fede e la venerazione nei confronti dei nostri santi.

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