L'arcivescovo Scola a Monza ha presieduto la preghiera nella settimana per l'unità dei cristiani. Anticipata da una relazione sul sinodo e sul cammino missionario comune delle diverse confessioni

di Filippo MAGNI

preghiera ecumenica basilica san giovanni battista

Nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani la riflessione del cardinale Angelo Scola è una finestra aperta sul sinodo dei vescovi dello scorso ottobre. Con uno sguardo che rilegge i temi della nuova evangelizzazione sotto la lente dell’ecumenismo. Dal palco del teatro Villoresi di Monza, L’arcivescovo di Milano sottolinea l’originalità e l’utilità «di abbinare un momento di riflessione su un tema di grande importanza per l’ecumenismo con la successiva preghiera ecumenica in duomo». Per approfondire, prima dell’orazione, i motivi che le conferiscono significato.
Nell’articolato intervento, Scola esprime la necessità di un cammino comune delle chiese cristiane, «perchè la divisione è una ferita che danneggia la più santa delle cause, la predicazione del Vangelo». Un’urgenza che si inserisce significativamente «a seguito della 13’ assemblea ordinaria del sinodo, del 50’ anniversario dall’apertura del Concilio vaticano secondo, nell’anno della fede». Tre ricorrenze «che in armonia richiamano una caratteristica essenziale della Chiesa di Cristo: la missione».
Durante il sinodo, ricorda l’Arcivescovo citando tra i partecipanti il primate anglicano Rowan Williams e il patriarca ecumenico Bartolomeo I che sarà a Milano il prossimo 20 marzo, «è stato ribadito che la nuova evangelizzazione deve partire dal considerare per prima cosa l’interlocutore dell’annuncio del Vangelo». Non come un’entità generica, «ma come un uomo situato nel qui ed ora della storia, nelle condizioni in cui è chiamato a vivere». Nella società che cambia: le testimonianze dei padri sinodali provenienti da tutto il mondo sono state emblematiche in questo senso, ha aggiunto Scola. «La domanda religiosa – si è chiesto – come può essere intercettata dalla comunità cristiana in una società plurale in cui ci sono persone che hanno una diversa visione del mondo?» In cui, solo per citare alcuni fenomeni recenti, «ci troviamo di fronte al meticciato, ai risultati delle tecnoscienze che pongono nuove questioni bioetiche, alla rete che ha rinnovato la comunicazione tra gli uomini?».
La risposta del sinodo è nel riconoscere che «Solo Dio può fondare la sua chiesa», afferma il cardinale. Dio è il «proto-agonista, l’origine e il primo ad agire rendendoci co-agonisti» se rispondiamo sì, come Maria, al suo progetto.
Attenzione all’interlocutore, precedenza di Dio e accoglienza responsoriale sono le tre caratteristiche della missione, sintetizza Scola, «che in quanto compito proprio della chiesa si dispiega in tre fronti connessi. La Missio ad gentes, la normale cura pastorale e la nuova evangelizzazione dei paesi di antica tradizione cristiana che talora pretendono di liquidare il cristianesimo in quanto "già visto"».
Concludendo l’intervento con un’ampia analisi degli adempimenti emersi dal sinodo, il cardinale Scola si avvia poi lungo via Carlo Alberto in processione con i fedeli e insieme a Pompilio Macu, rappresentante della chiesa rumena per la Lombardia nord, Teofilatto Vitsos della chiesa greco ortodossa, Padre Ambrosi Makar della chiesa russa ortodossa, e monsignor Luca Bressan, vicario episcopale della Diocesi di Milano per l’ecumenismo e il dialogo.
Accolto in Duomo dall’arciprete monsignor Silvano Provasi, l’arcivescovo celebra i Vespri votivi dell’esaltazione della Croce al cospetto della corona ferrea di Teodolinda, nella quale è inserito un chiodo della Croce di Cristo.
Commentando il versetto del Vangelo in cui alla «confessio fidei» del centurione è contrapposto l’atteggiamento delle donne, seguaci di Gesù, che sul Golgota «osservavano da lontano», l’arcivescovo si chiede se «non siamo anche noi cristiani di oggi gente che guarda Gesù solo da lontano». Con Lui, che è «il senso pieno della nostra vita», risponde, dobbiamo avere «un rapporto personale e comunitario, dandogli del tu nel quotidiano».
La conclusione è un’invocazione alla Vergine affinché «da questa zona della nostra diocesi i nostri cuori prendano nuova linfa e nuova vitalità per comunicare la bellezza e la gioia che nascono dal seguire Gesù».

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