All’Ambrosianeum “laboratorio” di riflessione sulla recente Convocazione Ecumenica Internazionale di Kingston (Giamaica), che ha chiesto ufficialmente la messa al bando della guerra

di Rosangela VEGETTI

Convocazione ecumenica di pace Kingston 2011

Si è parlato poco, a suo tempo, della Convocazione di Kingston (Giamaica), promossa a maggio dal Consiglio Ecumenico delle Chiese di Ginevra. Solo un piccolo manipolo di tenaci italiani vi parteciparono, a titolo personale o associativo; eppure il tema della pace e della lotta alla violenza a tutti i livelli e in ogni ambito della vita sociale odierna non era certo di poco peso e di scarso mordente.

Circa 1000 erano i delegati delle Chiese aderenti al Consiglio Ecumenico delle Chiese (Cec-Wcc) e i membri di numerose associazioni della società civile internazionale convenuti da ogni parte del mondo a Kingston, dove la violenza sembra avere campo libero a causa della povertà diffusa e degli scontri tra trafficanti di droga. La Convocazione Ecumenica Internazionale sulla Pace era il frutto conclusivo di un decennio di impegno contro la violenza: una proposta e insieme una provocazione perché tutti potessero misurarsi sul bisogno reale della pace. Ne ha raccolto il testimone un gruppo di organismi ecumenici cittadini e nazionali, che ha invitato a riflettere proprio sui temi che la convocazione di Kingston aveva posto sul tavolo.

Sabato 19 novembre si è svolto un primo “laboratorio” di riflessione all’Ambrosianeum, promosso da Federazione Chiese Evangeliche Italiane, Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano, Centro Ecumenico Europeo per la Pace – Acli, Segretariato Attività Ecumeniche, Pax Christi Italia, Cipax, e dalle riviste Mosaico di Pace, Confronti, Riforma, Cem Mondialità. Quanti hanno partecipato alla Convocazione hanno raccontato la loro esperienza e con passione hanno trasmesso il clima e il metodo di lavoro, imperniato sul dialogo e l’ascolto delle diverse realtà. Da Kingston è stato dunque lanciato un appello a tutti i cristiani e a tutte le Chiese del mondo perché assumano finalmente la radicalità della chiamata a essere costruttori di pace e di giustizia, cioè di “pace giusta”!

Solo la pace è giusta – è stato ribadito da ogni relatore – e, come è stato per lo schiavismo, così anche la guerra deve essere messa fuori legge, in quanto strumento non idoneo e totalmente inadeguato per garantire una vita sociale ordinata e sicura. Che la guerra diventi illegale è l’auspicio lanciato dal Messaggio finale di Kingston. «Lottando per la pace sulla terra – si legge nel Messaggio – ci confrontiamo con i nostri diversi contesti e con le nostre diverse storie. Constatiamo che differenti Chiese e religioni hanno differenti prospettive sul cammino che conduce verso la pace. Ogni approccio ha il suo valore, non si escludono l’un l’altro. Anche nelle nostre diversità possiamo parlare con una sola voce». Il “laboratorio” milanese vuole essere una prima occasione di incontro rivolta a rappresentanti di associazioni e Chiese e a singoli cristiani per immaginare insieme, alla luce delle sfide di Kingston, gli orizzonti possibili, il significato e le priorità di un percorso ecumenico di questo tipo.

Per ampie informazioni sulla Convocazione si può leggere Ecumenismo e Pace di L. Sandri e G. Novelli (ed. Icone); www.coe.org; www.fcei.it; www.chiese-e-pace.it

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