Nella Cappella arcivescovile i vescovi di Pechino e di Shantou, ospiti in città, hanno concelebrato una Messa presieduta dall’Arcivescovo. Senza precedenti il permesso ottenuto dai due presuli di poter lasciare per alcuni giorni il loro Paese

di Annamaria Braccini

vescovi cinesi

«La Chiesa vive per la missione. Il segno della presenza dello Spirito nella comunità cristiana è la missione. Dall’inizio fino adesso, sempre, la Chiesa vive inviando missionari in tutto il mondo.

La Chiesa di Milano è stata sempre una Chiesa missionaria: ha inviato molti figli e figlie nel mondo per annunciare il Vangelo. Noi ringraziamo il Signore per questi doni di queste vocazioni missionarie. Preghiamo perché anche tutte le Chiese del mondo, anche la Chiesa in Cina, sia ricca di vocazioni per la missione. Le migrazioni dei popoli possono essere una occasione di missione. Così la comunità cinese a Milano è una comunità che da molti anni vive un rapporto con la nostra Chiesa per condividere i doni del Vangelo. Anche di questo rendiamo grazie, come della visita degli Eccellentissimi vescovi che oggi rallegrano la nostra casa».

È la comune vocazione ad annunciare ovunque il Vangelo, il filo rosso che annoda la riflessione che l’Arcivescovo condivide, nell’omelia della Celebrazione che presiede nella cappella Arcivescovile, con i due vescovi cinesi in visita in Italia, con la delegazione che li accompagna e alcuni cappellani delle Comunità di fedeli originari dello stesso Paese.

Occasione della presenza a Milano di monsignor Li Shan, vescovo di Pechino e di monsignor Huang Bingzhang vescovo di Shantou (metropoli nella zona sud asiatica della Nazione con oltre 5 milioni di abitanti), è stata la Giornata di studi dedicata, presso l’Università Cattolica, proprio al passato e al presente (senza dimenticare il futuro), delle speranze di pace tra Oriente e Occidente, alla quale i due Vescovi hanno potuto partecipare, lasciando per qualche giorno la Cina. Un evento storico, resosi possibile grazie all’Accordo provvisorio tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese che ha avuto come negoziatore il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, che ha tenuto la relazione centrale al Convegno della “Cattolica”, promosso per i 10 anni dell’Istituto Confucio. anni da.

L’Eucaristia in Arcivescovado – concelebrata anche dal vicario episcopale, don Mario Antonelli –  è stata, così, un’ulteriore e importante momento per ribadire i profondi legami di amicizia, condivisione e fratellanza tra due Chiese sorelle nell’unica Chiesa universale, pur nella consapevolezza delle tante difficoltà di oggi. «La pagina del Vangelo di oggi (Giovanni 7, 40-52) testimonia che anche la missione di Gesù è stata circondata da difficoltà manifestatasi come disprezzo per la sua origine. Questa è una difficoltà che incontriamo anche noi nella nostra Diocesi. Molti esponenti della vita intellettuale milanese guardano con poca stima alla missione della Chiesa in Milano. Molti esponenti dell’attività di Milano, degli affari, delle imprese, del lavoro, della cultura, vivono accanto alla Chiesa milanese senza avere interesse per essa. Questa è una difficoltà tipica del mondo occidentale», osserva l’Arcivescovo..

«Un altro tipo difficoltà è quella attestata negli Atti degli Apostoli, con un’opposizione diretta, che si manifesta come ostilità aperta, come persecuzione degli Apostoli stessi. La persecuzione addolora e mortifica la Chiesa in tante parti del mondo, anche oggi».

Dunque, di fronte all’indifferenza e al disprezzo, alla violenza e alla persecuzione, cosa possono fare i cristiani?

La risposta del vescovo Mario è immediata e (apparentemente) semplice. «Cercheremo di imitare Gesù, di imitare Paolo, cioè continueremo la nostra missione fidandoci di Dio e sentendo che abbiamo un messaggio da dare per il bene dell’umanità. Continueremo la nostra missione incoraggiati dai Santi che ci hanno preceduto. Così noi continueremo la nostra missione, per obbedire a Dio, per amore della comunità, incoraggiati dalla Comunione dei Santi. Questa Comunione ci unisce a tutte le Chiese della terra e ci rende tutti partecipi e responsabili dell’annuncio del Vangelo nel nostro tempo. Questa missione è il senso della nostra vita».

Parole che richiamano quelle della dichiarazione di monsignor Li Shan: «Negli ultimi 60 anni, sotto la guida e gli sforzi congiunti dei fratelli più anziani nella fede, illuminata e guidata dallo Spirito Santo, la Chiesa cattolica cinese ha eletto 203 vescovi. I vescovi hanno sempre custodito il tesoro della fede, fedeli alla Chiesa “una, santa, cattolica e apostolica”, hanno lavorato tanto e testimoniato la fede, contribuendo in modo cruciale alla missione pastorale e di evangelizzazione della Chiesa cinese».

L’auspicio è quello di un duraturo e proficuo cammino di pace. «Siamo felici che molti problemi, creati soprattutto dalla difficile situazione internazionale del tempo e non da divergenze religiose, siano oggi risolti: il 22 settembre 2018, grazie ai grandi sforzi di dialogo delle due parti, la Cina e la Santa Sede hanno firmato un accordo provvisorio sulle nomine episcopali, che porta la totalità dei vescovi cinesi nella comunione con il Papa e con la Chiesa universale. Questo è stato il desiderio di molti Papi ed è anche il nostro desiderio. Attraverso il dialogo è stato costruito un ponte di pace che ha abbattuto un muro durato quasi settanta anni».

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