Catechesi ed educazione sono tra le priorità pastorali del Decanato, come sottolinea il decano don Claudio Silva in vista della Visita pastorale, per la quale il cardinale Scola incontrerà sacerdoti e fedeli al Cinema-teatro Don Bosco di Carugate

di Cristina CONTI

Don Claudio Silva

In questi giorni nel Decanato di Cernusco sul Naviglio si respira un’atmosfera di attesa per la Visita pastorale che il cardinale Angelo Scola avvierà martedì 13 dicembre, incontrando alle 21 sacerdoti e fedeli laici presso il Cinema-teatro Don Bosco di Carugate (piazza Alessandro Manzoni 15).

«Il nostro è un Decanato molto vasto e suddiviso in piccole città – spiega il decano don Claudio Silva, parroco di Sant’Andrea a Carugate -. Abbiamo due Comunità pastorali, a Cernusco e a Cassina de’ Pecchi, cittadine che hanno un coordinamento molto forte tra loro da un punto di vista sociale e comunitario, e due parrocchie. In vista della Visita pastorale dell’Arcivescovo i Consigli pastorali di ogni cittadina hanno contattato le persone più impegnate nelle diverse comunità per conoscere le emergenze e le situazioni pastorali da segnalare al cardinale Scola».

E che cosa è emerso?
Innanzitutto è stata sottolineata l’importanza della comunità educante per rendere l’esperienza della catechesi più vicina ai giovani. In particolar modo a Carugate abbiamo cercato di avviare una nuova esperienza in cui più figure stanno attorno ai ragazzi e si alternano momenti di servizio, attività caritative, teatro e sport per rendere l’esperienza di catechesi più partecipata. Abbiamo poi riflettuto sull’esperienza del giovane educatore, inteso non solo come colui che fa giocare, ma anche quale punto di riferimento nel cammino di fede, con la sua testimonianza significativa. Una provocazione per noi molto importante è stato il riferimento che il Cardinale ha fatto più volte all’espressione «il campo è il mondo»: per noi questo vuol dire attenzione ai migranti, agli stranieri, accoglienza immediata e attenzione alle nuove povertà. Pioltello, in particolare, è una città-satellite con la presenza di migranti e nuove povertà emblematiche anche per le altre città del Decanato. Sfide che cerchiamo di affrontare attraverso la Caritas.

Quali le altre urgenze che emergono dal vostro territorio?
La necessità di rilanciare le associazioni culturali, sociali e politiche presenti in Decanato e sperimentare nuove sinergie tra Acli, patronati e centri culturali. Un’attenzione particolare merita poi la famiglia come soggetto di evangelizzazione. È importante far percepire la bellezza del matrimonio come sacramento umano e umanizzante, soprattutto nei momenti di difficoltà, bisogno, solitudine, sofferenza e incomprensione: i coniugi non sono mai soli, Gesù e anche la comunità sono loro vicini. Il nostro Decanato, poi, è molto diversificato e diventa difficile trovare unità nel pluralismo. Questo è emerso anche con l’arrivo di stranieri cattolici che spesso vivono bene la fede, ma tra di loro. Nel futuro ci piacerebbe creare diaconie legate da una forte comunione. Al momento stiamo camminando bene, ma non basta calendarizzare le attività insieme. Chiederemo perciò consiglio al Cardinale sulle modalità con le quali concretizzare questo obiettivo.

 

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