Redazione

Non immaginava, lord Robert Baden Powell, che in cento anni il movimento da lui fondato nel 1907 avrebbe superato i 40 milioni di iscritti sparsi in 216 Paesi del mondo. Ma grazie al suo carisma e alla bontà della proposta, in pochi anni il metodo scout si è diffuso rapidamente superando i confini della Gran Bretagna.

di Luisa Bove

Baden Powell o BP, come fu poi chiamato dai “suoi”, era un generale inglese nato a Londra il 22 febbraio 1857 che, dopo una brillante carriera militare (ufficiale in India, in Sud Africa ed eroe della prima guerra anglo-boera), decise di dedicare il resto della sua vita all’educazione dei giovani.

A partire dalla sua esperienza pensò di proporre un metodo educativo da vivere con spirito di avventura, come per lui erano stati gli anni trascorsi nell’esercito. Ma la sua idea non era quella del divertimento fine a se stesso, quanto piuttosto quella di una crescita integrale della persona per farne un «cittadino responsabile».

Oggi lo scoutismo è il movimento più numeroso e più diffuso al mondo, anche se in un secolo di storia ha visto nascere gruppi differenti: in Italia, per esempio, abbiamo l’Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani) e il Cngei (Corpo nazionale giovani esploratori italiani).

Tuttavia il centenario accomuna ragazzi di ogni lingua, razza, cultura e religione, che vivono gli stessi valori dello scoutismo anche in Paesi molto diversi tra loro.

Il 1° agosto scorso, a cento anni esatti dal primo campo della storia che si è svolto nell’isola di Brownsea, nella Manica con una ventina di ragazzi, tutti gli scout del mondo hanno rinnovato la loro “promessa” (il cui simbolo è il foulard colorato al collo), mentre 40 mila rappresentanti dei cinque continenti partecipavano al 21° Jamboree mondiale ad Hylands Park, nella contea di Chelmsford, vicino a Londra.

La grande famiglia dello scoutismo può essere identificata in due movimenti internazionali (Wosm per i maschi e Waggs per le femmine), che comprendono tutte le associazioni ispirate alla pedagogia di Baden Powell. È qui che si colloca lo stesso Cngei – nato ufficialmente nel 1913 -, associazione laica che considera la fede, le scelte politiche e civiche come «un fatto personale e privato dei propri iscritti».

Nel 1916, invece, grazie al conte Mario di Carpegna, appartenente alla “Guardia nobile” del Papa, nasce l’Asci (Associazione scout cattolici italiani), con approvazione pontificia e la nomina di un assistente ecclesiastico.

Fin dall’origine lo scoutismo cattolico ha posto al centro la formazione cristiana del ragazzo; ogni itinerario educativo è impostato secondo una visione cristiana dell’uomo, assicurando quindi un serio cammino di fede. Alla base del progetto ci sono quattro aspetti fondamentali: formazione del carattere, abilità manuale, salute e forza fisica, servizio del prossimo.

Molti altri valori come lealtà, fiducia, amicizia, fratellanza, purezza, gioia, obbedienza, rispetto per la natura, vengono trasmessi agli scout attraverso le diverse attività e trovano la loro sintesi nella legge, nella promessa e nel motto.

Spetta poi al singolo gruppo e ai capi “tradurre” tutto questo nella vita associativa. Gli educatori ricevono una formazione attraverso campi scuola e campi Bibbia e diventando per i loro ragazzi “fratelli maggiori”.

Ma il movimento scout non ha sempre avuto vita facile. Durante la seconda guerra mondiale, infatti, molte associazioni giovanili dovettero chiudere, e la stessa sorte subì lo scoutismo. In Italia il fascismo impose lo scioglimento dell’Asci, ma nonostante ciò centinaia di scout continuarono in clandestinità creando il “Lupercale”, le “Aquile Randagie” e la “Giungla silente”. Molti di loro presero parte alla Resistenza, rischiando la vita per salvare gruppi di ebrei perseguitati.

Nel 1944 nacque a Roma il primo nucleo dell’Agi (Associazione guide italiane) con alcune giovani e qualche assistente. Nel dopoguerra lo scoutismo rifiorì, in ogni città si rispolverarono le vecchie uniformi e molti gruppi tornarono a fare campi e uscite.

Le due associazioni, maschile e femminile, ebbero una grande espansione e iniziarono una stretta collaborazione tra loro, radicandosi anche nelle comunità ecclesiali. Tra i gruppi storici non può essere certo dimenticato quello degli scout adulti, la cui fondazione risale al 1945, anche se il Masci (Movimento adulti scout cattolici) nascerà una decina d’anni più tardi.

Il 1968, con la contestazione che influì negativamente su molte realtà giovanili, non danneggiò particolarmente lo scoutismo cattolico, pronto ad accogliere la ventata di novità del Concilio.

Nel 1974 Asci e Agi si fusero dando vita all’Agesci: tutti lavorarono nel rispetto reciproco e secondo il principio della coeducazione. Due anni più tardi nacque anche la Fse (l’associazione italiana guide e scout d’Europa cattolici), una delle organizzazioni più numerose nel vasto panorama associativo.

Oggi lo scoutismo cattolico è radicato in molte diocesi italiane ed è parte viva di tante parrocchie che ne condividono e sostengono il valore educativo. Il metodo educativo pensato da BP cento anni fa non ha perso il suo smalto, ma ha saputo rinnovarsi nel tempo aiutando a crescere generazioni di giovani che ancora oggi vivono gli stessi valori di onestà, giustizia, responsabilità e coerenza cristiana imparati da ragazzi.

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