Un’azione davvero a 360 gradi, quella della onlus che riceverà l’Arcivescovo nella sede del Parco Lambro. «Lavoriamo con spirito di servizio e di collaborazione», spiega il presidente Giovanni Cavedon

di Claudio URBANO

Giovanni Cavedon
Giovanni Cavedon

Forse non sono molte le onlus che possono vantare una storia così lunga come quella del CeAs, il Centro Ambrosiano di Solidarietà voluto più di trent’anni fa dal cardinal Carlo Maria Martini per rispondere a una grave emergenza di quegli anni, il massiccio consumo di eroina. Prima solo comunità terapeutica e di accoglienza, il CeAs – che mercoledì 23 gennaio riceverà la visita dell’Arcivescovo – ha via via allargato le sue attività in risposta a nuovi bisogni, diventando un vero e proprio “villaggio solidale” che, isolato dalla città (il nucleo è in alcune ex cascine completamente ristrutturate nel Parco Lambro di Milano, vicino alla Comunità Exodus di don Antonio Mazzi), risponde alle fragilità della metropoli.

«Lavoriamo senza eroismi e con spirito di servizio e di collaborazione», sintetizza il presidente Giovanni Cavedon, volontario come tutti gli altri soci che sostengono questa realtà. Ma le attività terapeutiche e assistenziali – accreditate con Asl e con altri enti pubblici – sono cresciute arrivando a impiegare oltre 50 operatori professionali. Il primo servizio avviato è stato per i casi di “doppia diagnosi’, dove la dipendenza da sostanze va ad aggiungersi a problemi di salute mentale, per cui dal 2004 sono state prese in carico oltre 150 persone attraverso un servizio residenziale e un percorso terapeutico dedicato. Alle dipendenze e al disagio psichico si sono aggiunti via via altri bisogni e altre risposte, anche in sinergia con la Casa della Carità. Nel 2005 è arrivata l’ospitalità di famiglie Rom dopo lo sgombero dai campi: dal villaggio del Parco Lambro sono passate più di 80 famiglie, solo una tappa per trovare una stabilità, non solo abitativa, in un proprio appartamento.

Una delle emergenze degli ultimi anni è poi l’accoglienza di donne vittime di violenza, maltrattamento familiare o tratta. Qui, negli alloggi protetti al Parco Lambro o in alcuni appartamenti in provincia di Como, sono aiutate a riappropriarsi della propria quotidianità e a costruirsi una nuova vita. Dal 2017 il Ceas ha poi avviato insieme al Comune di Milano il servizio “Mai da sole”, a cui le donne vittime di violenza possono rivolgersi anche solo per un primo aiuto.

L’idea è dunque quella di un vero villaggio solidale, dove, con spazi e percorsi separati, ogni ospite ha il suo spazio. In alcune occasioni il “villaggio” si riunisce davvero, come nel pranzo di Natale, che «si è trasformato in una grande festa, insieme a familiari e volontari», racconta Cavedon.

Ultima tra le fragilità affrontate è quella dei minori stranieri non accompagnati, che, sottolinea il presidente, «seguiamo molto scrupolosamente, cercando di inserirli nel mondo del lavoro già prima che compiano 18 anni», e che comunque saranno seguiti anche dopo la maggiore età. Del resto l’alternativa corre su un filo sottile: «Possiamo trasformare questi ragazzi in veri cittadini inseriti nella società oppure in sbandati».

Un lavoro che si rinnova continuamente, dunque, superando anche momenti di emergenza come l’esondazione del Lambro e un incendio che ha distrutto alcune strutture negli anni scorsi. «Ora siamo onorati e contentissimi della visita dell’Arcivescovo, che incontrerà anche gli ospiti – conferma Cavedon -. Abbiamo chiesto se avessero qualche domanda da porgli: forse ce ne sarà qualcuna a sorpresa…».

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