«Spiritualità e politica. Un dissidio rappacificato» (Rubbettino) raccoglie testi elaborati tra il 1993 e il 2006 da monsignor Mario Spezzibottiani, stretto collaboratore dei cardinali Martini e Tettamanzi. Idee e contenuti che conservano una straordinaria attualità

di Pino NARDI

Mario SPEZZIBOTTIANI
Monsignor Mario Spezzibottiani

Costruire la città dell’uomo avendo come bussola il bene comune. L’impegno dei cattolici in politica da sempre appassiona con alterne vicende. In una stagione come quella attuale, dove sembrano prevalere disillusione e populismi pericolosi, è invece sempre più urgente ripensare la presenza dei cristiani in politica e rilanciarne il loro ruolo.

Lo stesso papa Francesco più volte è intervenuto sollecitando a non fuggire dalle responsabilità che i laici credenti devono assumersi al servizio della società. La «più alta forma di carità», definiva la politica Paolo VI. E i cattolici nei decenni passati, in particolare nell’Italia repubblicana, hanno assunto ruoli di grandissima responsabilità, tra tante luci e immancabili ombre e deviazioni.

Anche la Chiesa ambrosiana non ha mancato di far sentire la propria voce e operativamente il contributo specifico di formazione delle coscienze al «pensare politicamente» – come raccomandava Giuseppe Lazzati – si deve alle scuole di formazione all’impegno sociale e politico, nate all’indomani del grande convegno ecclesiale «Farsi prossimo», voluto dal cardinale Carlo Maria Martini nel 1986. Uno dei protagonisti è stato monsignor Mario Spezzibottiani, prematuramente scomparso nel 2006.

Oggi è possibile rileggere e riflettere sul grande patrimonio di idee e di contenuti da lui sviluppati negli anni, in un volume appena uscito che raccoglie testi dal 1993 al 2006 e che è di straordinaria attualità ancora oggi: Spiritualità e politica. Un dissidio rappacificato (Rubbettino, 216 pagine, 15 euro).

«L’ora che stiamo vivendo è l’ora di una nuova responsabilità. Essa ci chiede di renderci attivi e di essere adulti, non aspettando che in ogni circostanza gli altri o le istituzioni statali si muovano o agiscano al nostro posto – sosteneva Spezzibottiani -. Non ci è lecito e non serve continuare a lamentarsi; neppure ci si può limitare a deplorare le lacune, le conflittualità, gli errori. È necessario, invece, impegnarsi a dare una risposta agli ormai annosi problemi e mali sociali; è indispensabile riacquistare il senso e la voglia di partecipazione. Ci deve guidare verso tale obiettivo una precisa e forte convinzione, sapendo che l’impegno politico non è “estraneo” all’impegno cristiano».

Parole di grande attualità anche per la cronaca politica di oggi. Nelle prefazione al volume, il cardinale Dionigi Tettamanzi, di cui Spezzibottiani è stato stretto collaboratore e amico, scrive: «Oggi, con una buona dose di superficialità, risulta più semplice dividere il mondo tra credenti e non credenti, nella convinzione che la fede porti necessariamente a determinare scelte e la ragione ad altre. Si tratta di una prospettiva dovuta a un modo superficiale di intendere il rapporto tra fede e ragione. Anche in questo don Mario ha saputo intervenire senza evitare la complessità delle questioni in gioco, ma con intelligenza, creatività e fede».

Politica e spiritualità è dunque un binomio fondamentale per coloro che scelgono di impegnarsi da credente. E proprio verso di loro nutriva un profondo rispetto. Come ricorda Daniela Mazzuconi, in passato con impegni politici e istituzionali a livello locale e nazionale, molto vicina a Spezzibottiani: «Raramente ho incontrato un prete, con la consapevolezza profonda di essere tale, che rispettasse davvero come lui i laici e la loro autonomia: il Concilio Vaticano II è stato per lui una cosa tremendamente seria, una luce che ha illuminato un cammino e uno degli eventi più significativi di quella Chiesa da lui tanto amata».

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