Presso la Fondazione San Fedele, per l’avvio della seconda sessione del percorso socio-politico 2021, si sono confrontati, in una serata inedita, i presidenti nazionali di Azione Cattolica, delle Acli e della Fraternità di Comunione e Liberazione

di Annamaria BRACCINI

San Fedele

I segni dei tempi e il dovere di interpretarli, tornando a essere presenza attiva all’interno di una società complessa che, mai come oggi, richiede il ruolo dei cattolici, al di là di individualismi e steccati ormai anacronistici.
Presso la Fondazione culturale San Fedele, per l’avvio della seconda sessione del percorso socio-politico 2021 proposto dalla Diocesi di Milano con il titolo “Fratelli tutti. Una politica che coltivi la fraternità e l’amicizia sociale”, si parla di dialogo e di futuro, ma a fare la differenza sono i tre relatori chiamati a confrontarsi in una serata, per molti versi inedita, dedicata a “La migliore politica. Come alcune associazioni e movimenti rileggono la Fratelli tutti”.
Infatti, per il dibattito, moderato da don Walter Magnoni, responsabile della Pastorale sociale della Diocesi, sono l’uno accanto all’altro, Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale di Azione Cattolica Italiana, Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli e Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione. Impegnati a definire, a partire dal cammino delle rispettive realtà, analisi del presente e speranze in un incontro che monsignor Luca Bressan, vicario episcopale di Settore, definisce «inedito», anzitutto, perché «tre grandi realtà ecclesiali, rappresentate dalle figure che le guidano, non solo dialogano, ma si mettono nella posizione di docenti per una Diocesi che vuole imparare».

Laddove «ormai si denuncia l’assenza del mondo cattolico dalla politica, ma se ne chiede la presenza su grandi temi come il fine vita – prosegue Bressan – si sente il bisogno anche di un pensiero cristiano dentro il governo del mondo. Basti pensare al modo mesto con cui abbiamo dichiarato agli afghani quanto poco ci importa di loro. Occorre una politica che faccia sentire tutti fratelli». Un impegno da vivere con lo stile dell’ascolto indicato, già 35 anni fa, dal cardinale Carlo Maria Martini nel convegno “Farsi prossimo”, svoltosi ad Assago dal 20 al 22 novembre 1986 e che ha portato, nella Chiesa di Milano, a promuovere da tempo il Coordinamento delle Associazioni e Movimenti.

Il dialogo
Tra domande e risposte, partendo dalla Fratelli tutti, si articola la serata, cui prendono parte politici locali, persone impegnate nelle realtà sociali ed ecclesiali del territorio, laici e sacerdoti. Non manca monsignor Giuseppe Merisi, vescovo emerito di Lodi e da sempre attento osservatore di questioni politiche e sociali.

Emiliano Manfredonia si sofferma sulla deriva individualistica del nostro tessuto sociale e su quanto la pandemia abbia inciso. «Leggere le pagine del Papa ci aiuta ad affrontare le sfide, a essere all’altezza del nostro compito di cristiani».
«L’Enciclica è stato un dono straordinario, specie in questo momento di pandemia, perché ci ha offerto parole per capire meglio ciò che abbiamo vissuto», osserva il presidente dell’Azione Cattolica, che sottolinea 2 termini-chiave. «Il futuro con l’invito ad andare oltre per dare senso alla nostra convivenza civile, perché dobbiamo vedere la grande transizione in atto dal punto di vista di un cambiamento profondo, come si è visto nella Settimana sociale dei Cattolici italiani di Taranto e nella Cop 26, e non di un semplice restyling di riforme di corto respiro. Questo porta con sé una conversione, un organizzare la speranza come scriveva don Tonino Bello, con un’espressione ripresa dal Papa. Bisogna fare in modo che le nostre organizzazioni siano “antifragili”, ossia capaci di fare della crisi un’occasione di crescita».
E, poi, naturalmente la politica «quella con la P maiuscola, ragionando politicamente e andando oltre lo scontro muscolare che impedisce alla stessa politica di realizzare il suo compito, essere il luogo del confronto. Dobbiamo camminare e ed elaborare insieme».
Per Carrón, che evidenzia come «Cl abbia accolto la Fratelli tutti all’interno di un percorso educativo», la questione è chiedersi cosa ci renda fratelli. «Non è scontato nemmeno per noi cristiani essere fratelli. Il metodo per vincere i nostri schemi è il Vangelo, sentirci uno in Cristo, riconoscendo la grazia che abbiamo ricevuto con il Signore».
Con la seconda domanda, relativa all’interpretazione dei segni dei tempi – che, tradotto dal linguaggio tipicamente ecclesiale, significa chiedersi su quali questioni sociali e politiche occorre essere presenti – si entra nel vivo e ben lo si comprende dalle risposte
Notarstefano: «È importante immergersi nella lettura del tempo, resistendo alla tentazione della nostalgia del passato, non accontentandosi di risposte immediate che sfuggono di fronte alla complessità, ma valutando la visione poliedrica della realtà. Siamo convinti che la storia sia un luogo teologico e che, quindi, su certi temi non possiamo essere timidi. Dobbiamo scommettere sul protagonismo dei giovani».
Come a dire: «l’annuncio cristiano ha una dimensione ineludibilmente sociale» cui il cammino sinodale può imprimere nuova e profetica forza.

Carrón, colpito dal disinteresse per le recenti elezioni amministrative, aggiunge: «È un segno dei tempi da non sottovalutare, così come l’apatia di fronte al lavoro. La risposta non può essere solo un appello etico, ma si deve proporre qualcosa di attraente che smuova da tali atteggiamenti ridestando interesse per la vita sociale. È questa una delle responsabilità della politica, perché se la vita comune non è percepita come un bene, ma solo come uno sforzo etico, non si risvegliano i cuori; se non risuona in noi la musica della fede, come insegna il Papa, sarà difficile poter dare un nostro contributo».
Manfredonia: «Lo sguardo della Fratelli tutti rivolto alla realtà odierna è impietoso: impietoso sulla politica marketing, su una comunicazione che informa su tutto, ma rende indifferenti, su una commozione momentanea che non diventa mai pietà vera. Il non voto è la fine di un percorso, di un patto tradito tra il cittadino è la società. Lo sviluppo tecnico-economico, che punta solo sulla crescita continua, è spesso costruito su persone che muoiono, perché considerate degli scarti. Il cristiano non può essere indifferente».
Il pensiero va ancora ai giovani e alla denatalità come temi «su cui la politica può avere ancora uno sguardo lungo e dove dobbiamo farci sentire e ascoltare nel segno di un’amicizia, non di un’appartenenza necessariamente legata agli schieramenti politici».
Infine, don Magnoni richiama il cardinale Angelo Scola e quella “pluriformità nell’unità” che è stata una delle vie maestre dell’Episcopato milanese dell’attuale Arcivescovo emerito «su cui la Diocesi e le associazioni hanno lavorato, pur venendo da storie diverse nella logica della sinodalità da compiere».
«Abbiamo necessità di una conversione in chiave missionaria e ed ecumenica: dobbiamo incrementare le collaborazioni già esistenti, dandone evidenza, perché questo può spingere altre persone a partecipare», conclude il presidente di Cl, cui fa eco quello delle Acli.
«Per fare Sinodo dobbiamo riconoscerci, mettendoci intelligenza, tra noi, ma soprattutto fuori dai nostri ambienti. Non possiamo rimanere a un livello intraecclesiale: in un a società intrisa di egoismo, occorre portare amore. Il momento è ora».

Dal presidente di Ac arriva il ringraziamento per «il percorso compiuto nella Chiesa ambrosiana» con il Coordinamento delle Associazioni, definito «un segno concreto».
«Abbiamo bisogno di continuare a raccontare e raccontarci per poter sperimentare la fraternità che permette agli uguali di essere persone diverse, gareggiando a stimarci reciprocamente. Prima vanno considerate le persone, intercettando i luoghi del dialogo e, poi, le organizzazioni».

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