Un paese dall'atmosfera da fiaba, con il suo castello, un lago a forma di cuore, le case e le strade fatte di sassi... A Castellaro Lagusello davvero il tempo si è fermato, e la quiete è rotta soltanto ad agosto quando tra le sue mura si danno convegno da tutto il mondo menestrelli e artisti di strada. Testo e foto di Luca Frigerio


Redazione

Un paese dall’atmosfera da fiaba,
con il suo castello, un lago a forma di cuore,
le case e le strade fatte di sassi…
Qui davvero il tempo si è fermato,
e la quiete è rotta soltanto ad agosto
quando tra le sue mura si danno convegno
da tutto il mondo menestrelli e artisti di strada.

Testo e foto di Luca Frigerio

C’era una volta, in una terra non molto lontana, un piccolo paese incantato. Un lago a forma di cuore lo circondava, e nelle sue placide acque si specchiavano le mura merlate di un inviolato castello. Attorno si stendevano campi di grano e verdi prati punteggiati di fiori, mentre dolci colline si intravedevano all’orizzonte. Qui tutto era quiete e silenzio, e solo l’allodola, sul far della sera, faceva udire il suo canto dall’alto di una torre antica…

C’era una volta, e c’è ancora. Per fortuna le favole belle, le favole vere, non sono mai finite. Il paese esiste veramente, e si trova nella campagna dell’alto Mantovano, al limitare della Franciacorta, non distante dal Garda. Castellaro Lagusello è il suo nome , e già dice molto, se non tutto, della sua natura. Dice di un borgo fortificato, che è lì da ammirare, e di un bacino lacustre, orlato di canne, rifugio per starne e qualche airone.

Anche la torre non è un’invenzione, rossa di mattoni sbrecciati, candidamente fiera del suo tondo orologio. In passato le sue porte erano spesso chiuse, il ponte levatoio alzato, a tener lontano briganti e cavalieri nemici. Oggi i tempi sono cambiati, almeno un poco, e il possente baluardo ha acconsentito di buona voglia a trasformarsi in scenografica cornice di suggestivi scorci.

Poche case, per lo più di sasso, dai davanzali fioriti, sono raccolte all’interno di muraglie bellicose, così evocative d’assalti e battaglie che paiono uscite dalla fantasia di un cantastorie più che dalla perizia di un architetto militare. E acciottolate sono anche le strade: ma giusto un paio, a dividersi quella maestra in un bivio che a nulla sfocia, in verità.

Castellaro Lagusello è tanto minuscolo, infatti, che in questo borgo vi si arriva o vi si parte, ma davvero non vi si transita. Bisogna giungerci apposta, bisogna cercarlo. Occorre, insomma, aver desiderio di scovare qualcosa di bello, qualcosa di autentico, a costo di uscire dai soliti giri, a patto di non lasciarsi incanalare nei percorsi più battuti. Ed è cosa meno scontata di quel che s’immagina. Castellaro non si nega, ma neppure si concede con troppa facilità.

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