La proposta temporanea di vita fraterna e condivisa offerta a giovani dai 20 ai 30 anni risponde all’esigenza di “fare comunità”: alcune testimonianze. Un incontro il 16 ottobre

di Marta VALAGUSSA

Casa Zaccheo

Nella Casa di Zaccheo – un appartamento in via Bergamini 10 a Milano, di fronte alla sede centrale dell’Università Statale – otto giovani dai 20 ai 30 anni vivono un mese o due settimane di convivenza, secondo uno stile di fraternità e condivisione, mantenendo i propri impegni e la propria vita quotidiana. La proposta nasce dall’Azione Cattolica, ma è aperta a tutti i giovani della diocesi.

«Ci siamo esercitati tutti giorni a pregare insieme – dice Laura Impoco -. Ci sono tre momenti di preghiera durante il giorno. E a fine giornata si riporta nella preghiera tutto quello che si è vissuto, all’università o al lavoro, con gli amici o coi colleghi. Questo illumina molto di più la giornata passata, gli insuccessi e le soddisfazioni personali prendono un’altra piega». La scelta di adottare un ritmo di preghiera giornaliero (lodi, vespri, compieta) è accompagnata da un’attenzione particolare anche e soprattutto per chi è digiuno da questo tipo di percorso. Nella Casa di Zaccheo infatti si impara a pregare con gli altri, a comunicare la propria fede, a confrontarla. Di conseguenza, le dinamiche delle relazioni all’interno di una comunità chiedono lo sforzo di uscire dai propri schemi abitudinari, di sapersi adattare a un uso degli spazi condivisi e di lasciarsi provocare dalla presenza dell’altro: il dialogo, l’ascolto e la discussione diventano motore per una condivisione sana delle esperienze e un’opportunità di maturazione nel cammino personale.

La Casa di Zaccheo, che si ispira al brano evangelico da cui prende il nome, vuole essere un tentativo di risposta a quell’esigenza di comunità e di legami autentici che nascono nel cuore dei giovani, in un mondo dove le relazioni spesso si limitano a un “farsi compagnia”. Casa di Zaccheo è stata per circa 150 giovani negli ultimi dieci anni un momento chiave della propria formazione. «Si tratta di un’esperienza che aiuta ad avvicinarsi nella fraternità e nella condivisione di tutti i giorni – dice Francesca Falcetta -. Le persone con cui vivere non le scegli tu, ma ti capitano, con i loro pregi e i loro difetti. Questa è una grande ricchezza per la vita futura».

Alessia Longoni, mamma di due bimbi, ed ex vicepresidente di Ac, ha vissuto a più riprese la Casa di Zaccheo e riflette sul valore dell’esperienza: «Oggi i giovani partono, per sei mesi o un anno, per l’Erasmus o esperienze all’estero. Casa di Zaccheo mi sembra una bellissima opportunità per decidere di prendersi un mese per la propria formazione personale, vivendo e condividendo tutto insieme ad altri studenti e lavoratori». Vivere insieme in uno stile evangelico fa sì che tutto (fare la spesa, cucinare, lavare i pavimenti) assuma il significato della cura e dell’interesse per il bene dell’altro. Gli otto giovani che vivono la Casa di Zaccheo sono guidati da un “fratello maggiore”, che ha già vissuto l’esperienza in passato, e sono seguiti spiritualmente da don Luca Ciotti, assistente dei giovani di Azione Cattolica.

Per riunire tutti coloro che hanno già sperimentato la Casa di Zaccheo e invitare coloro che desiderano accostarsi a questa realtà, l’Azione Cattolica ha deciso di organizzare un aperitivo proprio nella Casa di Zaccheo, per venerdì 16 ottobre. Il ritrovo è fissato per le 18.30. A seguire preghiera a cura di don Luca e una breve riflessione di alcuni ex “zaccheini”.

Info: casadizzacheo@azionecattolicamilano.it

 

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