Al Gallaratese, inserita nella parrocchia dei Santi Martiri Anauniesi, una comunità-alloggio che crea un ambiente protetto per aiutare le persone con disabilità media o grave ad avere un’indipendenza

di Cristina CONTI

Rosaria Venegoni
Rosaria Venegoni

Un ambiente protetto per aiutare le persone disabili ad avere una vita autonoma. È la comunità-alloggio Casa Betti di Milano, in via Ugo Betti 62, nel Quartiere Gallaratese (Zona 8). «La nostra casa di accoglienza residenziale nasce dell’esperienza della cooperativa Azione Solidale, che già in passato aveva organizzato servizi per la disabilità e alcuni appartamenti che avevano la duplice finalità di sperimentare l’autonomia e l’indipendenza dei disabili, e quello di affiancare le famiglie», spiega Rosaria Venegoni, coordinatrice della struttura.

La casa può ospitare fino a 8 persone adulte, tra i 18 e i 60 anni, con disabilità media o grave. E nasce dalla collaborazione della cooperativa Azione Solidale con l’associazione “Presente futuro”, formata soprattutto da genitori di persone disabili. La struttura si inserisce nella parrocchia dei Santi Martiri Anauniesi. «In questo modo abbiamo dato vita a un sogno – aggiunge -. Qui infatti l’esperienza dei centri diurni che avevano in carico queste persone si unisce con l’esperienza familiare. I disabili possono scoprire di avere risorse inesplorate, sconosciute anche ai loro familiari, e sperimentare una maggiore indipendenza».

Un luogo protetto per sostenere il percorso di vita autonoma di persone adulte con disabilità, rispettandone e valorizzandone le caratteristiche individuali. Ma allo stesso tempo una realtà aperta verso il quartiere circostante. La struttura è infatti ben inserita nel territorio e permette ai disabili di avere accesso ai negozi e alle associazioni di tempo libero presenti nelle immediate vicinanze. «La casa è sicuramente una risorsa per le persone che vogliono sperimentare ambiti di normalità – precisa -. I disabili che vivono qui, non solo sono seguiti a 360 gradi da un’équipe esperta e dalle loro famiglie, ma possono agire da soli, conoscono il territorio e sono riconosciuti da chi lo abita».

Grazie alla presenza di una comunità per minori, gestita da un’altra cooperativa, e da due famiglie presenti nella stessa struttura, è nata poi l’esperienza di un vero e proprio condominio solidale. «L’iniziativa nasce dalla necessità di essere una risorsa gli uni per gli altri – racconta la Venegoni -. Si condividono pomeriggi di chiacchiere, si guardano le partite in tv, si sperimenta il piacere di stare insieme».

Attenzione all’altro, rispetto per i suoi limiti, sostegno nel bisogno: queste le caratteristiche dell’esperienza di Casa Betti. Un luogo dove i disabili possono contare anche sulla presenza di numerosi volontari, che trascorrono accanto a loro il proprio tempo libero per dare una mano. «Ai volontari si devono soprattutto la creatività, la passione, la possibilità di fare attività uno a uno o di piccolo gruppo, di sostenere da vicino le persone che vivono qui e allo stesso tempo di renderle protagoniste in ogni momento della loro vita quotidiana. In questo modo si realizza anche un vero e proprio coordinamento tra i servizi, la casa e il territorio circostante», conclude.

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