Un ritratto dell’Arcivescovo emerito nell’ultimo libro del giornalista Aldo Maria Valli, presentato nei giorni scorsi al Centro San Fedele di Milano

a cura di Francesca LOZITO

Libro_Storia di un uomo

La vita del cardinale Carlo Maria Martini come “Storia di un uomo”. È stato l’Arcivescovo emerito di Milano stesso a volere questo titolo per la biografia che il vaticanista Aldo Maria Valli ha dato alle stampe con Ancora e che, uscita in questi giorni, è stata presentata al Centro San Fedele di Milano, polo di attività culturale dei gesuiti nel capoluogo lombardo. C’erano tutti gli “amici” di Martini ad ascoltare, laici e cattolici, nella migliore tradizione di quel dialogo che nella stagione dell’Arcivescovo per 22 anni sulla cattedra di Ambrogio volle dire un confronto in cattedra non tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti.

«Ci sono già molti libri su Martini in circolazione – ammette Valli – ed effettivamente ho esistato un po’ prima di decidere di scriverlo. Ho attinto alla vita di cronista che ha avuto il privilegio di intervistare il Cardinale quando lavoravo alla sede di Milano del Tg, ma anche ai miei ricordi personali». Martini viene dunque ricordato a Londra nel 1995, in una cattedrale di Westminster gremita, invitato dall’Arcivescovo cattolico Basil Hume, entrambi accomunati da quel voler coltivare ancora “sogni” che possano guardare in alto per la Chiesa. Il Martini dei ricordi lascia così posti al Martini oggi, malato di Parkinson, “fanciullesco” nello sguardo come lo descrive lo stesso Valli, assistito amorevolmente all’Aloisianum di Gallarate, la voce lieve, ma ancora la disponibilità a parlare di che cosa oggi ha bisogno la Chiesa: «La vedo forte nei suoi ministri, debole nelle sue strutture. Poco capace di servire le esigenze del mondo di oggi». Ed è secondo Martini una debolezza che nasce da «una umanità poco sensibile sotto il profilo pastorale. Ma anche dal fatto che la Chiesa pensa troppo in termini politici. Pensa a come vincere, e dedicandosi a questo perde la capacità profetica».

Da Martini a oggi
La Milano che si è ritrovata al San Fedele per la presentazione di questo libro è però anche quella che ha salutato la scorsa settimana il successore di Martini, il cardinale Dionigi Tettamanzi, e che ora attende l’arrivo del nuovo Arcivescovo, il cardinale Angelo Scola. Qual è la trama che lega i due pastori della diocesi? «Sono molto diversi tra loro – ammette ancora Valli -. Vengono da storie ecclesiali molto differenti. Scola ha attraversato parte della sua storia dentro un movimento come Comunione e Liberazione, tanto distante in questo da Martini. Ma credo che nel momento in cui si sale sulla cattedra di Ambrogio si ha la consapevolezza di come sia un peso e una responsabilità importante giudare una diocesi così complessa come Milano», conclude il vaticanista.

Nient’altro che la Parola
E Martini lo ha fatto senza dubbio nel nome e nella piena fedeltà a quella Parola che per lui è stato l’unico e il solo faro dell’esistenza.La tenne in mano durante il suo ingresso a Milano, la consegnò ai giovani che conquistò con la Scuola della Parola. L’affidò alla città nel suo congedo. Lo ha ricordato il gesuita padre Bartolomeo Sorge, intervenuto alla presentazione: «Potremmo dire che Martini è uomo del Concilio fino in fondo, perché non ha paura di difenderlo dai tentativi di arretramento che negli anni si sono verificati e continuano a verificarsi tuttora». E secondo Sorge: «Martini è davvero per questo l’uomo che incarna nel suo ministero la Dei Verbum, perché dimostra che la Parola di Dio è viva». Viva e dà fiducia alle giovani generazioni: «Perché chi aveva creduto nelle ideologie e le aveva viste cadere allora era senza speranza». Ma il compito del pastore della Chiesa ambrosiana è stato quello di infondere fiducia e coraggio: «Guarda in alto e prendi il largo, senza timore – continua Sorge -, il messaggio di inizio e fine episcopato, quasi come un abbraccio nei confronti dei 22 anni attraversati a Milano».

Il senso della città
Ventidue anni dentro la città, come ha ricordato il direttore del Corriere della sera Ferruccio De Bortoli, che ha anche firmato la prefazione del libro: «In mezzo alla crisi sociale e alla violenza degli anni Ottanta Martini ci ha dimostrato che la Chiesa è forza più importante, anche se di minoranza. E l’Arcivescovo di Milano lo fece trasmettendoci la speranza e il dovere di agire, attraverso la responsabilità civile della Chiesa di portare nella società i valori perduti». Per questo Martini è attuale ancora oggi, secondo De Bortoli: «Perché il suo messaggio ci ha invitato al confronto con gli altri, all’accoglienza, che non è una dimostrazione di debolezza, ma è un aprirsi e riconoscere l’altro».

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