Grazie a un accordo con Coop, gli avanzi non consumati dentro l’Esposizione vengono riutilizzati e distribuiti a chi chiede aiuto alle parrocchie, ai centri di ascolto e alle mense. Poi ne usufruirà anche il Refettorio Ambrosiano, che aprirà il 5 giugno

di Francesco CHIAVARINI

mense poveri

Undicesimo comandamento: non sprecare. Caritas accende i riflettori sul cibo che viene buttato e, dopo gli appelli del Papa, lancia a Expo un piano per il recupero del cibo che non viene consumato, un sistema destinato a funzionare anche quando l’Esposizione universale chiuderà.

Il primo giorno di prova è stato il 5 maggio. Di notte un camioncino ha portato ai cancelli del sito un bancale con 300 chili di carne e pesce rimasti sugli scaffali del nuovo “Supermercato del Futuro” che Coop ha aperto dentro Expo. Oltre la grata c’erano già i volontari Caritas, che hanno preso in consegna il carico e l’hanno portato fino a Lecco, dove un pastificio gestito dalla cooperativa Il Grigio, ha cotto e pastorizzato i generi alimentari. La mattina dopo le confezioni erano pronte per essere distribuite alle persone in difficoltà che chiedono aiuto ai centri di ascolto e alle mense della città.

Da allora la stessa operazione si è ripetuta ogni lunedì, mercoledì, venerdì. Durante la notte addetti dalla Coop imbancalano le eccedenze. La mattina sempre un addetto Coop le porta in un magazzino a Pieve Emanuele. L’autista di una cooperativa della Caritas (Farsi Prossimo), con un furgone dotato di cella frigorifera, ritira la merce. A questo punto le derrate prendono due direzioni differenti: carne e pesce vanno alla cooperativa di Lecco per la lavorazione; il resto viene direttamente ridistribuito nelle parrocchie.

Il sistema, ancora in fase di collaudo, in meno di due settimane ha consentito di recuperare quasi due tonnellate di cibo. I quantitativi sono tuttavia destinati ad aumentare. Oltre alla Coop Caritas sta estendendo l’accordo ad altri operatori ed è pronta a potenziare il servizio, prevedendo recuperi giornalieri.

La scorsa settimana è stato recuperato anche il primo bancale di frutta, grazie all’accordo con un’azienda che opera dentro il sito: 45 kg di arance, 30 di limoni e 17 colli di succo di arance sono state trasformate in marmellate dal laboratorio Eurasia dalle donne ex vittime di tratta.

Fino a oggi il cibo recuperato è stato distribuito nelle parrocchie di Lecco e in alcune comunità di accoglienza che si occupano di senza tetto, persone con disagio psichico, stranieri a Milano e nell’hinterland (a Milano la comunità in piazza Villapizzone, la mensa dei Carmelitani in via Canova, la comunità di via Quintosole; ad Arluno la Comunità Irene)

La prossima settimana entrerà in funzione nel quartiere milanese di Greco anche il Refettorio Ambrosiano. Da quel momento le eccedenze continueranno a essere ridistribuite nelle parrocchie, ma una parte verrà utilizzata per rifornire le cucine di questa nuova mensa, dove nell’arco dei sei mesi, a turno i grandi chef chiamati da Massimo Bottura dimostreranno cosa è possibile fare con gli avanzi.

«La quantità di cibo che viene buttata ogni giorno è enorme – spiega Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana e commissario Caritas in Expo -. Abbiamo sei mesi di tempo per porre la questione e trovare soluzioni possibili per migliorare la situazione e diminuire almeno le eccedenze prodotte dal sito espositivo. Anche all’inaugurazione dell’Esposizione il Papa ha ripetuto che il cibo buttato è rubato ai poveri. Mettere appunto un ciclo virtuoso per diminuire le eccedenze alimentari, tenendo conto dei vicoli normativi, potrebbe essere una delle eredità più preziose di questa esposizione. Noi stiamo lavorando per questo».

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