Scola ha invitato ragazzi, adulti, educatori e chi ha responsabilità della cosa pubblica a costruire «creativamente la società di domani»

di Francesca LOZITO

scola Collegio San Carlo

Costruire "creativamente" la società di domani. Che devono prendere in mano ora i giovani.
E’una disamina a tutto campo che parte dai temi della stretta attualità quella che compie l’arcivescovo di Milano Angelo Scola nell’incontro di questa sera al Collegio San Carlo di Milano.
Si parte dalla tragedia di Lampedusa e dalla proposta che in questi giorni il cardinale è tornato a fare con forza, invitando coloro che hanno responsabilità politiche a decidere bene e in fretta sullo ius soli.
“Le politiche migratorie odierne – ha detto – sono da ripensare. Veniamo da anni in cui sono stati eretti dei bastioni. Ma se continui a tirarli su c’é sempre qualcuno che prima o poi li butta giù”. E per spiegare meglio ai ragazzi usa l’immagine dell’assedio del castello, come veniva ritratto in alcuni film del passato. Per il cardinale Scola dunque “ Occorre che chi ha responsabilità pensi ‘creativamente’ alle politiche di integrazione e ai diritti di cittadinanza” ammette di riferirsi allo ius soli, sul quale però “non si può decidere con la bacchetta domani mattina. Bisogna metttere al centro la dignità di chi arriva, ‘abbracciare’ queste persone accogliendole prima di tutto. Questo e’un compito a cui la Chiesa non può sottrarsi perché è la sostanza della carità. Ma nello stesso tempo l’Europa deve elaborare delle politiche migratorie adeguate con criteri oggettivi: la storia avanza per processi ed i processi non ti domandano il permesso di accadere ma abbiamo il dovere di orientarli il più possibile”.
Non solo nell’ambito dell’immigrazione, ma più in generale da Milano può partire un nuovo umanesimo. Usa per spiegare questa sua convinzione la metafora della guglia e della punta della nuova torre di piazza Gae Aulenti l’arcivescovo Scola, che racconta ancora come sia rimasto colpito dall’averla scrutata il giorno dell’avvio dell’anno pastorale proprio dalla cima del Duomo: “le schegge della storia sono esplose – afferma – ma manca il principio di sintesi. Milano possiede ancora tante forze, il cattolicesimo popolare a Milano e’vivo. Certo, so benissimo che il cristianesimo non è più culturalmente maggioritario, ma sociologicamente sì. Inghilterra, Francia e Germania non vivono la stessa situazione, ma da noi c’è ancora una presenza massiccia a Messa la domenica, e questo è un segno. Certo in alcuni casi è una presenza più per convenzione che per convinzione, ma ci si può lavorare".
Come? Non chiudendosi, cadendo nel brutto gioco dei vicini e dei lontani che Scola ammette di non amare per nulla: “ Tutto l’uomo e tutti gli uomini si condensano nell’esperienza comune che facciamo ogni giorno: affetti, lavoro, riposo. Tutti. Per questo non amo la mistica dei lontani. Il punto di partenza di questa ‘mistica’ e’un lamento, si dice sempre siamo diventati pochi. E’un modo di vedere le cose sbagliato. Quale uomo è lontano da affetti, lavoro e riposo? Nessuno. Si parte da qui, perché questi aspetti sono comuni a tutti. Perché? Perché Gesù Cristo per primo si è incarnato e, come dice Sant’Agostino, è divenuto via nella verità”. E allora la dialettica vicini e lontani rischia di non vedere quell’ateismo anonimo che è presente “tra quei cristiani che vivono come se Dio non ci fosse”.
Un problema che il cardinale Scola vede chiaramente evidenziato nella generazioni tra i 25 e i 50 anni: “ queste persone – dice – non sono contrarie all’esperienza cristiana ma piuttosto sono sopraffatti dal problema affettivo e dalla trasformazione del mondo del lavoro. Non essendo più in grado di testimoniare il nesso di tutto questo con Gesù Cristo si allontanano. L’unica strada per cambiare questa tendenza – prosegue – e’la testimonianza. Testimoniare che seguire Gesù e’vivere gli affetti, il lavoro e il riposo in una pienezza di umanità che ognuno comunica”. E cita l’esempio di due padri conosciuti: uno malato di Sla, i cui bambini gli stavano accanto e lo aiutavano a comporre le parole sulla lavagnetta vocale (i malati di Sla perdono l’uso della parola, ma non dell’intelletto, ndr). L’altro che ha vissuto accanto al figlio malato fino alla fine. Ed ha affermato “ecco, ho scoperto che cosa è l’amore”.
Precisa dunque l’arcivescovo di Milano che la testimonianza “non il buon esempio. Spesso le parole cristiane si logorano. La testimonianza, piuttosto, mi introduce a una conoscenza della realtà”.
I giovani ascoltano il cardinale Scola concentrati. Lui si ripaga spronandoli: “Dirvi che siete il futuro è ovvio, ma se non siete il presente non sarete il futuro. I giovani devono trovare adulti che facciano fiorire la loro libertà. Loro devono essere gli interpreti privilegiati di questo "travaglio" odierno”.
Così le sollecitazioni non si fanno attendere con alcune domande. Lorenzo Arrigoni ed Egon D’Argento della terza liceo intercultura chiedono: “come di fronte alle tragedie odierne come quella di Lampedusa si può orientare la società?”.L’arcivescovo risponde che ogni cambiamento parte dal comportamento personale: “ La via per sensibilizzare le istituzioni – afferma rivolgendosi ai ragazzi – incomincia da te. Se di fronte allo sgomento che tutti proviamo non cambia qualcosa in me o in te, tutto quello che possiamo dire delle istituzioni può avere fondamento, ma se restiamo spettatori non mettiamo in moto la catena del cambiamento. Superare l’indolenza e cambiare e’necessario. È il ‘dito di Dio’ che aiuta a coinvolgerti con te e con gli altri”.
Ezio Mantegazza della quinta scientifico A chiede:”come realizzare realtà dell’incontro nella vita di tutti i giorni?” L’arcivescovo spiega che: “se la scommessa del nuovo millennio e’tra l’io-in relazione e l’io chiuso in se’stesso, bisogna giocare tutto sulla relazione. Bisogna narrarsi, dirsi.
Infine Francesca Pozzo quinta classico A:”Expo 2015 potrà essere la cassa di risonanza dei problemi della fame nel mondo? Il cardinale Scola non può che essere d’accordo e ammette: “Expo sarà grande occasione solo se affronterà questo tema nella sua integralità”.

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