L’esperienza di condivisione e servizio volontario quest’anno ha i suoi “teatri” in quattro continenti. On line testimonianze e impressioni di alcuni partecipanti

Sono 83 i giovani ambrosiani, suddivisi in 11 gruppi, che tra luglio e agosto partecipano a un campo estivo di volontariato in Italia, Europa, America Latina, Africa e Asia, per la 18ª edizione dei Cantieri della solidarietà di Caritas Ambrosiana. Prima della partenza hanno condiviso aspettative e interrogativi, in tre giornate ricche di spunti, riflessioni e conoscenza. In quell’occasione, oltre alla preparazione delle attività, si è tenuta anche la presentazione della campagna «Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro» che caratterizza il percorso dei Cantieri 2014. Intanto, via web, arrivano le prime testimonianze.

Dal Nicaragua scrive Matteo Landoni: «Al contrario della maggioranza dei Paesi del mondo, in cui ai primissimi segnali di pioggia ci si rintana in qualche luogo coperto, qui in Nicaragua la gente risorge, si risveglia, torna alla vita! Un leggero ticchettio in pochissimi secondi si trasforma in uno scroscio fortissimo, ed ecco che spuntano fuori come funghi tantissimi bambini e ragazzini vestiti e semivestiti, con palloni, sorrisi e una voglia matta di giocare, ridere e divertirsi! Da queste parti la chiamano lluvia ed è capace di risvegliare dal torpore una città intera, un quartiere, un popolo».

Dalla Bolivia invece Cristina De Lillo racconta «una cena condivisa, con i ragazzi residenti momentaneamente presso il Seminario di San Luis, resa speciale dalla parte finale durante la quale, mentre si sbucciavano insieme le patate per il pasto del giorno dopo, si chiacchierava, si rideva e si scherzava… si faceva un po’ il punto della situazione con padre Sergio rispetto agli impegni dei ragazzi tra lavoro, studio, volontariato… ai turni di lavoro presso il Seminario, al come era andato il week-end per quelli che lo avevano trascorso con le proprie famiglie che vivono nei campi, nelle zone rurali: un momento per condividere come si sta e come proseguono i propri progetti quotidiani».

«In un Paese la cui vita è principalmente rurale – scrive infine Patrizia Paciletti dalla Moldavia -, i contadini rimangono devoti ai villaggi semplici e essenziali, alla campagna selvaggia e bucolica, ai pozzi a cui attingere l’acqua, alle caprette legate al bordo della strada… E allora ti chiedi davvero se i contadini moldavi ne sono felici, se questa vita l’hanno scelta oppure se ne sono un po’ costretti perché di alternative non ce ne sono molte. Quella terra la amano? O se potessero lascerebbero tutto per un lavoro in città? Io le risposte a queste domande non le ho, quello che so è che loro zappano, seminano e sperano!».

In tutti questi anni quasi 1.700 giovani sono partiti per i Cantieri. È questa un’esperienza di condivisione e servizio, ma si rivela anche uno spazio di approfondimento significativo di alcuni aspetti della globalizzazione e un’occasione di riflessione sui temi della giustizia, del perdono e della riconciliazione per creare percorsi di pace.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi