Don Franco Manzi, direttore della Sezione parallela della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale presso il Seminario, illustra l’itinerario per portare un candidato all’ordinazione presbiterale

di Annamaria BRACCINI

Don Franco Manzi

Forse non tutti sanno che, in Seminario, esiste una Sezione parallela della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, che attua – in conformità con quanto prescrive la Costituzione Apostolica Sapientia Christiana, che regolamenta le Università e le Istituzioni ecclesiastiche – l’intero Ciclo istituzionale di studi teologici in cinque anni, cui si aggiunge l’anno del Diaconato. Attivo anche, come tradizione in strettissimo collegamento con il Biennio teologico, un Corso propedeutico per facilitare coloro che, entrando in Seminario, non avessero mai accostato il latino, il greco o la filosofia come materie di studio. «È l’itinerario necessario e stabilito ormai dal 1981, per portare un candidato all’ordinazione presbiterale», spiega il direttore di Sezione, don Franco Manzi.

Ormai si è elevata l’età media dei seminaristi e molti hanno già alle spalle anni di lavoro e studi conclusi da tempo. È cambiato, in questi anni, il modo di studiare in Seminario?
Certamente si viene incontro alla formazione personale, intellettuale e spirituale, del singolo candidato. Ma ciò che noto, anche personalmente, fin dai primi colloqui con i futuri seminaristi, è il desiderio condiviso di crescere, attraverso lo studio, secondo quello che è il percorso previsto dal punto di vista istituzionale. Insomma, vogliono diventare preti integralmente e sanno che, per questo, è necessario applicarsi per essere adeguati, andando tra la gente, anche a livello culturale. È ovvio, poi, che vi sia chi ha una passione specifica per lo studio che qui può coltivare in spazi privilegiati, come la nostra Biblioteca, che ha un ricchissimo patrimonio librario e strutture all’avanguardia.

Quindi, cammini specifici?
Direi che si va sempre più nella direzione di cammini che definirei «personalizzati». Per esempio, se un giovane ha già seguito corsi presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, si cerca di integrare il percorso scolastico in Seminario con quello già acquisito, mentre se un candidato proviene da Istituti tecnici o professionali, lo si aiuta con il Corso propedeutico o si chiede la frequenza ad altri itinerari di sostegno. Ciò, evidentemente, complica un poco gli anni accademici, ma indica il rispetto che la nostra Diocesi e noi stessi come docenti, abbiamo nei confronti delle persone che sono in Seminario. Lo scopo ultimo è, comunque, non avere disomogeneità nella formazione che si propone.

La storia della Chiesa ambrosiana è fatta di Santi, ma anche di preti che sono stati grandi intellettuali…
Ne siamo consapevoli. E, al di là delle materie e delle ore di scuola, vogliamo rendere coscienti anche i nostri seminaristi di una tradizione che ha sempre visto nello studio un momento fondamentale per il ministero che svolgeranno.

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