Venerdì 6 gennaio, giorno dell’Epifania, il cardinale Angelo Scola presiede la Messa con i migranti

di don Giancarlo QUADRI
Responsabile Ufficio diocesano per la Pastorale dei migranti

Don Giancarlo Quadri

Venerdì 6 gennaio, alle 17.30, ancora una volta si celebra nel Duomo di Milano la Santa Messa della Epifania del Signore con tutti i migranti cattolici della Diocesi di Milano. Il celebrante principale sarà il cardinale Angelo Scola e accanto a lui a concelebrare saranno i Cappellani delle ormai numerose Cappellanie di immigrati, insieme con tutti i sacerdoti che vorranno essere presenti.

È importante sottolineare ancora una volta il significato di questo gesto sacro: la Chiesa di Milano vuole sottolineare prima di tutto la necessità che l’accoglienza verso i migranti non sia solo e semplicemente un dare quello che magari per noi non è neppure necessario; ma vogliamo ripetere ancora una volta che la vera accoglienza deve essere quella del cuore, quel gesto cioè che ci convince a vivere con questi fratelli, camminando insieme per formare quel popolo nuovo nello Spirito che solo sarà artefice di un mondo di pace e di amore.

Un secondo significato è dato poi dalla festa grande che celebriamo il 6 gennaio: l’Epifania del Signore. Il Bambino Gesù viene riconosciuto come il Messia e il Salvatore promesso da secoli; come Colui che abbatte ogni barriera tra gli uomini e fa della Salvezza di Dio un Dono universale. «Dio non fa preferenze di uomini», dirà San Pietro e questa universalità è il dono che Cristo ci ha dato e che negli ultimi tempi anche noi abbiamo scoperto attraverso la presenza di persone di etnìe e culture diverse.

I Santi Magi che adorano Gesù sono un po’ la immagine di quelle schiere di uomini e di donne che negli ultimi decenni hanno iniziato un movimento nuovo nel mondo alla ricerca di vita nuova. Pensiamo che, come gli altri anni, migliaia di immigrati cattolici, insieme con amici italiani e non, si riverseranno in Duomo per celebrare l’Eucarestia con l’Arcivescovo. Le Cappellanie che si sono formate in questi anni nella nostra città sono ormai una trentina e vengono un po’ da tutte le nazioni del mondo: Filippini, Latino/Americani, Srilankesi, Rumeni, Albanesi, Ucraini, Cinesi, da tutti i Paesi africani, Giapponesi e tanti tanti altri. Hanno costruito pazientemente le loro Comunità che pregano, lavorano e si aiutano con tanta fede e tanta dedizione.

Ma il loro obiettivo non è quello di creare Chiese parallele ma quello di inserirsi nelle parrocchie per testimoniare l’unità della Chiesa di Cristo. Forse fanno ancora un po’ di fatica ma è un cammino necessario prima di tutto per la trasmissione della loro fede ai figli e a coloro che verranno dopo. E qui si apre uno scenario grandioso! Ogni volta che ci raduniamo, come per la Messa con i migranti in Duomo, è impressionante vedere il numero dei bambini e dei giovani di queste Comunità! Sono tanti e presentano ormai tutti i problemi dei ragazzi della loro generazione.

Tutto questo fa sorgere immediatamente una domanda: qual è l’atteggiamento degli italiani di fronte a questa presenza ormai così massiccia? A che punto siamo, da entrambe le parti, sulla strada del “vivere insieme”, della cosiddetta “integrazione”? Ecco: la Santa Messa della Epifania è anche uno stimolo forte a riflettere su queste presenze accanto a noi. Abbiamo ancora tanta strada da fare! Da qualche ultimo fatto emerso dalle cronache della nostra società, il cammino si è fatto più impervio; un po’ difficile. Contemporaneamente siamo testimoni ogni giorno della presenza di persone buone, forti e capaci di cambiare il volto del nostro quotidiano. Certo occorre stare attenti e lavorare con tanta buona volontà. Parrocchie, catechisti, oratori, scuole per stranieri, mense, famiglie, centri e gruppi di preghiera e mille altre iniziative stanno lì a dichiarare il lavoro positivo della Chiesa in questo campo.

C’è infine un altro motivo che quest’anno ci unirà nella Messa della Epifania: da un lato il fatto che ci stiamo preparando a vivere l’Incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno; dall’altro il messaggio del Papa per la Giornata del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 15 gennaio. Sono stati unitit i due temi con uno slogan che sui manifesti suona così: “La famiglia migrante, protagonista della nuova evangelizzazione”. Sottolineiamo il fatto che i migranti devono essere loro stessi «soggetti» di evangelizzazione. E poiché la migrazione è sempre di più “famiglia”, questa deve essere la protagonista del portare la fede in tutto il mondo. Non solo i Magi vengono a Gesù ma è la Sacra Famiglia stessa che, per uno di quei passaggi della storia che difficilmente comprendiamo, si rende artefice di presenza di Gesù in Egitto. Quasi a significare che anche le famiglie migranti devono portare Cristo, la loro fede là dove una storia forse poco comprensibile li ha spinti a vivere.

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