Il Vescovo emerito di Mantova, assistente regionale dell’Unitalsi lombarda, sottolinea lo spirito dell’appuntamento del 20 settembre a Caravaggio: «Vediamo i partecipanti con gli occhi lucidi di gioia»

di Luisa BOVE

Monsignor Roberto Busti
Monsignor Roberto Busti

Ringraziano a parole, con gli occhi lucidi o con un sorriso aperto, i preti anziani e malati che ogni anno partecipano alla Giornata regionale riservata a loro che si celebra al Santuario di Caravaggio con i Vescovi lombardi. L’appuntamento – siamo al quarto – è per giovedì 20 settembre, dalle 10 alle 15, in coincidenza con la sessione di lavoro della Conferenza episcopale lombarda per vivere più intensamente la fraternità sacerdotale. I preti iscritti sono circa 120; all’organizzazione, anche logistica, provvedono la Fondazione Opera Aiuto Fraterno e l’Unitalsi Lombarda.

Un appuntamento nato un po’ in sordina, ma che ha subito riscosso successo e soddisfazione. «Offriamo un servizio adeguato soprattutto ai preti che non riescono a muoversi da soli – assicura monsignor Roberto Busti, Vescovo emerito di Mantova e assistente regionale dell’Unitalsi lombarda -. Quest’anno, per la prima volta, abbiamo adattato gli orari con la Messa solenne al mattino, così che poi possano pranzare insieme a tutti i Vescovi lombardi e tornare a casa con tranquillità».

Qual è lo scopo di questa giornata?
Il significato vero, per un verso, è quello di far sentire loro che questa età non è lasciata da parte, perché i sacerdoti anziani (in fondo lo sono anch’io…), nei limiti del possibile possono dare ancora molto come servizio alla Chiesa ed esserne orgogliosi; per altro, far vedere la precarietà della salute messa nelle mani dei Vescovi, ma soprattutto della Madonna, perché possa dare loro forza.

È quindi un’occasione di preghiera e fraternità…
Sì. E anche di familiarità, perché i Vescovi si riuniscono in Conferenza episcopale, ma a un certo punto della mattinata interrompono i lavori; quindi andiamo tutti in Santuario per la celebrazione e poi a pranzo insieme.

Come vivono questo momento i volontari Unitalsi?
Ora sono gli stessi volontari a invitare i sacerdoti, a rassicurarli di fronte alla fatica fisica per il viaggio che devono compiere: se penso a chi arriva da Mantova, Caravaggio non è vicina… Però poi li vediamo con gli occhi lucidi di gioia e questo è molto bello. Sono tutti preti che hanno avuto una responsabilità parrocchiale (che non hanno più) e ora vivono ancora in una comunità, seppure con un po’ di precarietà. Questa giornata contribuisce a dare un po’ di gioia, serenità e considerazione della loro dignità di preti.

Anche nell’assistenza c’è un occhio di riguardo?
Certo. Come sempre nell’Unitalsi ci sono medici e persone che lavorano negli ospedali, in ambito sanitario, quindi sanno come trattare i preti anziani e malati. Siamo sicuri dell’attenzione che hanno nei loro confronti perché si tratta di trasporti di una certa entità. È un’emozione anche per loro.

Qual è la risposta dei preti?
È un grazie che viene detto a parole, ma soprattutto con il volto. Vanno a casa contenti anche di se stessi, per la preghiera e la celebrazione eucaristica. Oltre al Vescovo di Cremona che dà il suo benvenuto, sempre entusiasta e fraterno, c’è l’arcivescovo Mario Delpini, che dice tutta l’attenzione che i Vescovi lombardi hanno nei confronti di questa età sacerdotale, perché possa essere ancora fruttuosa per loro e per la Chiesa.

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