Acquistato dalla società nerazzurra, nel 2005 il calciatore rinunciò al contratto e all'ingaggio per stare vicino alla figlioletta colpita da leucemia. La piccola e' guarita e lui ha ripreso il suo posto: «L'ha voluto la mia famiglia»


Redazione

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Quando i numeri non sono semplici coincidenze. Nicolas Burdisso, difensore argentino dell’Inter, e’ stato l’ultimo giocatore nerazzurro a vestire la maglia con il numero 3, la storica casacca di Giacinto Facchetti, ritirata dopo la sua scomparsa il 4 settembre 2006.

Cresciuto nel Boca Juniors – con cui vince due campionati argentini, tre Coppe Libertadores e due Coppe Intercontinentali -, nel 2004 Burdisso si trasferisce all’Inter. È una svolta cruciale per la sua carriera, sia per i risvolti economici, sia per la prospettiva di affermarsi in un campionato prestigioso come quello italiano.

Nel novembre dello stesso anno la figlioletta Angelina cade in casa battendo la testa. Si procura un bernoccolo che tarda a rimarginarsi, fino a che i medici del Niguarda, dopo una tac, consigliano di asportarlo chirurgicamente. L’intervento viene effettuato in Argentina il 3 marzo 2005 e la biopsia effettuata in quell’occasione rivela che la piccola soffre di leucemia linfoblastica acuta.

Con il permesso della società Burdisso parte immediatamente per il suo Paese. Da sempre cattolico, affida la sua Angelina a Dio e alla Madonna. Allo stesso tempo, però, decide di starle vicino il più possibile nei duri mesi della chemioterapia: torna in Italia per comunicare all’Inter di essere disposto a rinunciare a tutto – il contratto, i soldi, la prospettiva di disputare il Mondiale 2006 – e a lasciare il suo posto a un altro difensore. Il presidente Moratti gli risponde: «Nicolas, fai quello che vuoi: l’Inter è a tua disposizione».

Con la moglie Burdisso trascorre tre mesi in clinica al capezzale di Angelina. Fortunatamente la piccola reagisce sempre meglio alle cure: termina i cicli di chemioterapia, ripristina le sue difese immunitarie e si ristabilisce al riparo da rischi di ricadute. Burdisso torna all’Inter e riprende il suo posto «perché la mia famiglia lo vuole»: il 16 ottobre 2005, al suo ingresso in campo, il pubblico di San Siro gli tributa un lunghissimo applauso.

Quando ha deciso di raccontare la sua storia per dare speranza ad altre persone che soffrono, il calciatore argentino ha sottolineato: «Decine di persone, in Argentina come in Italia, mi hanno detto: “Che cosa grande hai fatto!”. No: e’ stata Angelina a essere grande. Non le è successa una cosa normale, ma lei ha reso tutto normale. Tutto più facile. Con il suo sorriso, sempre». (m.c.)
 

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