Il Vicario presenta la serata del 9 dicembre allo Studio Melato, primo appuntamento di un ciclo che mira a costruire un linguaggio basato sulle radici della nostra tradizione e che le diverse istituzioni possano condividere per affrontare le sfide imposte dal cambiamento d’epoca in corso

di Pino NARDI

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Monsignor Luca Bressan

«Un vocabolario per Milano. Sostantivi, aggettivi e verbi per una metropoli d’Europa» è il tema scelto per i prossimi Dialoghi di vita buona 2019-2021. Primo appuntamento della nuova serie sarà lunedì 9 dicembre, alle 21, sulla parola “ambrosiano”: «Ambrogio e Agostino, conoscersi per riconoscersi». Ne parliamo con monsignor Luca Bressan, vicario episcopale della Cultura, carità, missione e azione sociale.

Dopo diverso tempo ripartono i Dialoghi. Quali sono i nuovi obiettivi?
Nei mesi di apparente silenzio il Comitato scientifico ha continuato le sue riflessioni, cercando di immaginare risposte al bisogno urgente di spazi di integrazione e di confronto. L’obiettivo è favorire la costruzione di quel soggetto unitario di cui Milano (ma anche l’Italia e l’Europa) ha bisogno per rileggere alla giusta profondità il processo di trasformazione – di cambiamento d’epoca – che la metropoli sta vivendo, e che potrebbe, se affrontato troppo in superficie, dissolvere non solo il bagaglio di valori, simboli e rappresentazioni che queste terre sono riuscite a maturare sino a oggi, ma anche il soggetto stesso, la città come esperienza che unifica.

Dunque i Dialoghi sono luogo di progettazione di futuro?
Il Comitato scientifico ha riletto l’esperienza dei Dialoghi come un laboratorio in grado di sviluppare un linguaggio condiviso, che consente alle diverse istituzioni che lo animano di seminare dentro i propri spazi di vita quotidiana una visione comune e partecipata delle sfide che stiamo affrontando, degli scenari che si stanno costruendo, dei compiti che possiamo assumere. Questo linguaggio riesce a essere condiviso perché attinge dal patrimonio e dalla tradizione di Milano – dal suo passato, come dal suo presente – gli strumenti per costruire la grammatica e i discorsi. Sintetizzando: le proprie radici assunte e riproposte non in un’ottica divisiva o esclusiva, ma al contrario per includere e generare futuro.

In questa nuova stagione lanciate l’idea del Vocabolario per Milano. Cosa intendete?
Da queste radici l’idea di un vocabolario, da realizzare come un processo che richiama e raccoglie in unità attorno alle parole e ai concetti che illustra. Il Comitato scientifico ha dato avvio a una riflessione che individui quei termini che hanno dato sostanza (sostantivi), declinato uno stile e un modo d’essere (aggettivi), identificato e analizzato processi (verbi) che contribuiscono a creare l’identità di Milano come metropoli d’Europa. Il nutrito dibattito interno al Comitato ha portato in evidenza un gruppo di tematiche attorno alle quali si vanno coagulando iniziative interessanti, in grado di generare una nuova tappa nel cammino dei Dialoghi.

Quali sono le tappe di questo progetto?
Iniziamo la nuova stagione dei Dialoghi nel segno della conferma e della ripresa. Torniamo al Piccolo Teatro Studio Melato per un evento che ci permette di rileggere un aggettivo importante ed essenziale per l’identità di Milano: il termine “ambrosiano”. La sapienza e la genialità di Luca Doninelli e di Giacomo Poretti si sono fuse per aiutarci a comprendere il contenuto originario di questo aggettivo, tornando alle fonti, all’incontro tra due geni – oltre che santi – come Ambrogio e Agostino. Nessuno dei due nativo di Milano, entrambi fondamentali nella costruzione del carattere e dello stile di questa città. Milanesi ante litteram hanno saputo creare quel mix di riconoscimento, profondità di lettura, accoglienza e anche esigente laboriosità che la storia indicherà proprio con l’aggettivo “ambrosiano”.

E i prossimi appuntamenti?
Seguono nel 2020 quattro incontri in cui declinare quattro sostantivi capaci di raccontare dimensioni fondamentali di Milano: il concetto di città, il tema della malattia e della morte, il capitolo delle religioni e quello del lavoro.

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