Il saluto del preside, neo-vescovo di Novara, in vista dell’inaugurazione dell’anno accademico della Facoltà e dell’Istituto Superiore di scienze religiose con la “lectio” del cardinale Scola

di Luisa BOVE

Monsignor Franco Giulio Brambilla

All’inaugurazione dell’anno accademico 2011-12 della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e dell’Istituto Superiore di scienze religiose, in programma il 30 novembre, parteciperà anche il cardinale Angelo Scola in qualità tra l’altro di Gran cancelliere. «L’Arcivescovo terrà la Lectio magistralis dal titolo “Per un’antropologia drammatica” – dice monsignor Franco Giulio Brambilla, preside della Facoltà Teologica, appena nominato vescovo di Novara -, cioè un’antropologia che assume le forme originali della vita, della dramma, cioè dell’agire dell’uomo, del suo essere nel mondo, sperare, amare, desiderare, incontrare l’altro…».

Qual è il suo augurio a studenti e docenti all’inizio di un nuovo anno di studio e impegno?
La Facoltà Teologica negli ultimi anni ha avuto una grande spinta in avanti dovuta alla riforma universitaria con la convergenza di Facoltà Teologica e Istituto Superiore di scienze religiose: abbiamo avuto l’ingresso di nuovi studenti, circa 700 alunni da noi e un migliaio a Scienze religiose, senza contare quelli del Centro di Spiritualità e per la joint venture che abbiamo con l’Accademia di Brera. L’augurio che mi sento di fare oggi è di portare a compimento questo lavoro avviato cinque anni fa e che adesso inizia a dare i sui frutti di maturità preparando un laicato adulto (che era il sogno originario della Facoltà Teologica) nella Chiesa e nel servizio al mondo.

In un contesto sociale come quello attuale, dove la crisi economica costringe a tagli continui alla cultura, all’Università, cosa significa per voi reggere, nonostante le difficoltà?
Noi non solo reggiamo, ma abbiamo la ferma convinzione che in questi contesti di crisi, di depressione, di mancanza di risorse bisogna potenziare non solo dal punto di vista economico, ma anche del sogno, quegli orizzonti rappresentati dalla cultura dotta, ma pure dalla speranza e dalla fiducia di cui la gente ha bisogno. Non bastano interventi di carattere economico e tecnico, è necessario ritrovare la passione di partecipazione alla vita civile e sociale, di appartenenza a un destino comune, a un popolo comune. In tutto questo anche il tema della cultura è molto importante, paradossalmente i momenti più difficili sono stati di riscoperta culturale.

La Facoltà si conferma ancora fucina di formazione per tanti giovani…
Per evidenti motivi noi abbiamo, soprattutto nell’Istituto di Scienze religiose, ma anche in Facoltà, un bel gruppo di giovani che negli anni nascosti della formazione (e sono i più preziosi) si preparano appunto a essere il laicato nella Chiesa e nel mondo. Anche nella vita della Chiesa i tempi sono sempre stati segnati da pionieri che hanno studiato, sono tornati alla sorgente e solo così hanno preparato i balzi in avanti della storia.

A quali condizioni il pensiero cristiano e la cultura laica possono dialogare tra loro? Quali spazi e opportunità per la Facoltà Teologica?
La Facoltà ha sempre coltivato un terreno di incontro molto forte, non tanto sulla questione antropologica, ma sulle forme elementari della vita – come dice il nuovo Arcivescovo – nelle quali è possibile dire la parola cristiana. La formula che io ho usato al Convegno ecclesiale di Verona, cioè “Dire la parola cristiana nell’alfabeto della vita umana”, trova qui, nell’attenzione che la nostra teologia ha verso le forme originarie della vita: il rapporto uomo e donna, il rapporto genitori e figli, la relazione di amicizia, il rapporto sociale, la dedizione agli ultimi… Ma questi sono luoghi che non dividono i cosiddetti credenti e laici, perché questo campo del destino futuro è di tutti.

Quest’anno cade il 25° dalla morte di mons. Luigi Serenthà e il 50° dell’Istituto Superiore di scienze religiose…
All’inaugurazione dell’anno accademico ricorderemo un amico, mons. Serenthà, che è stato il pioniere accanto ai presidi fondatori, mons. Carlo Colombo e mons. Pino Colombo, e segretario della Facoltà, purtroppo sottratto a noi all’età di 48 anni. Era l’animatore nascosto e uomo davvero capace di mediazione teologica e umana. Con il 50° dell’Istituto Superiore si ricorda una presenza importante (con sede prima in corso Venezia) che ha sempre dato alla Chiesa di Milano laici preparati per l’insegnamento della religione, ma anche per i ministeri, l’impegno sociale e il volontariato che sanno attingere al centro della fede.

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