«Non facciamo gli amici di Giobbe» è il tema che caratterizza l’annuale convegno organizzato dal Servizio diocesano per la Pastorale della Salute, con gli interventi di don Paolo Fontana, Ivo Lizzola, Elisabetta Orioli, Patrizia Spadin e Domenico Storri

bioetica

È il dolore il tema dell’annuale convegno di bioetica che il Servizio diocesano per la Pastorale della Salute organizza sabato 5 ottobre, dalle 9.30 alle 12.30, nella Sala convegni della Curia arcivescovile (piazza Fontana 2, Milano), con il sottotitolo «Non facciamo gli amici di Giobbe». Ne La fatica della carità (Ed. Qiqajon 2010), Luciano Manicardi, priore della Comunità di Bose, commentando Gb 19,2 («Fino a quando mi tormenterete e mi opprimerete con le vostre parole?»), spiega: «Ponendo se stessi come coloro che “possono” aiutare e consolare il “povero Giobbe”, gli amici si ergono a suoi salvatori diventando, nell’atto stesso, i suoi persecutori. Insomma, quando si esercita quella delicata arte che è la visita al malato, occorre entrare nella coscienza che non si ha potere sul malato. Non bastano le buone intenzioni, anzi, queste intenzioni possono essere pericolose proprio nella loro ottusa bontà. Il rischio è di non incontrare colui che si visita, di essere rafforzati dalla sua debolezza e gratificati dal gesto “buono” che si sta compiendo (…). Il malato è il maestro! È lui che ha un magistero al cui ascolto il visitatore è chiamato a mettersi».

Dopo i saluti e l’introduzione a cura di don Paolo Fontana (responsabile del Servizio diocesano), Ivo Lizzola (professore di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità e della devianza presso l’Università degli Studi di Bergamo) tratterà il tema «Tessitori di relazioni, artigiani di comunità». Seguirà una tavola rotonda su «Il dolore: riconoscere, condividere, generare», con gli interventi di Elisabetta Orioli (psicologa psicoterapeuta), Patrizia Spadin (presidente dell’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer) e Domenico Storri (parroco di San Pietro in Sala a Milano, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione ISempreVivi). Dopo la pausa, ripresa, dibattito e conclusioni.

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