Con la fine dell'Avvento si concludono anche le visite alle case, occasione di incontro e preghiera con le famiglie e di dialogo anche con chi è di fede diversa. Parlano don Paolo Citran, parroco a Milano, e don Marco Crippa, vicario a Oggiono

di Cristina CONTI

Don Marco Crippa

Anche quest’anno nella Diocesi di Milano si stanno concludendo le visite alle famiglie per le benedizioni natalizie. Un momento di incontro con le persone che vivono nelle parrocchie e un’occasione importante per dialogare con chi ha una fede diversa. «Abbiamo iniziato a benedire ai primi di novembre – spiega don Paolo Citran, parroco della chiesa di Sant’Apollinare a Baggio (Milano) -. Nel nostro territorio ci sono circa 6.500 famiglie, perciò abbiamo diviso l’area in tre zone: in due la visita è stata compiuta da laici in coppia, l’altra da sacerdoti, religiose e diaconi. Di solito passiamo tra le 18 e le 21 e troviamo circa la metà delle famiglie».

Le foto dei Papi

Una preghiera, una riflessione, un po’ di conoscenza reciproca e poi gli auguri della comunità: questi i momenti fondamentali di ogni benedizione. «Sono sempre occasioni di saluto cordiale – sottolinea don Paolo -. Anche quando si tratta di atei. Una volta un signore mi ha risposto: “Grazie sono felicemente ateo”. L’importante è far sentire comunque la presenza della Chiesa. Con i cattolici si parla del territorio, più raramente dei temi generali della fede. Talvolta in casa si vedono foto dei Papi: Giovanni XIII, Giovanni Paolo II, Francesco. Il Papa attuale è quello di cui si parla più spesso, per la sua attenzione alle situazioni di difficoltà e l’immagine che dà di una Chiesa vicina alla gente, in uscita dai suoi confini» Altre tematiche frequenti sono la famiglia, la solitudine, le fatiche, le speranze, la salute, le malattie. Le persone si raccontano, spesso chiedono una preghiera e, quando vanno i laici, una visita successiva di un sacerdote. Non manca poi chi chiede la confessione e l’Eucaristia. «Da noi vivono soprattutto anziani, persone che un tempo frequentavano abitualmente, ma oggi costrette a vedere la Messa da casa, alla televisione – aggiunge don Citran -. Per questo ogni mese portiamo la Comunione a circa 70 persone».

In occasione di queste visite, sempre più spesso capita anche di trovare stranieri: tra loro, musulmani, buddhisti, cristiani evangelici… «A Baggio c’è una forte presenza di sudamericani e filippini, che hanno la nostra stessa religione – precisa il parroco -. Si tratta di persone che arrivano soprattutto da Perù e Salvador, con una buona formazione cristiana. Quando incontriamo musulmani o buddhisti c’è un saluto amichevole o comunque uno scambio cordiale per fare conoscenza reciproca». Qui poi è presente anche una chiesa evangelica. In questo caso le reazioni sono diverse: alcuni non aprono, altri dicono che «Dio li ha già benedetti», con altri ancora si instaura un dialogo che riguarda il Papa, il cammino ecumenico oppure problematiche sociali. «In ogni caso in questi anni non mi sono mai capitati rifiuti o scontri», conclude don Paolo.

Superata la diffidenza

Ai primi di novembre sono iniziate le benedizioni anche a Oggiono (Lecco). Qui i quattro sacerdoti delle quattro parrocchie si sono divisi circa 1.500-1.600 famiglie ciascuno, più ditte e negozi. «A Oggiono l’accoglienza è buona, da parte di anziani e giovani. Uno su cento, magari, dice di non avere tempo…», spiega don Marco Crippa, vicario parrocchiale presso la Comunità pastorale San Giovanni Battista. Anche qui non mancano gli stranieri, soprattutto di religione diversa da quella cattolica: «All’inizio c’era diffidenza. Adesso invece in molti mi aprono. E poi ci si racconta e ci si ascolta». Qualcuno si ferma a parlare solo sulla porta, qualcun altro fa entrare in casa il sacerdote e gli chiede di accomodarsi. «Mi sono capitati diversi casi in cui sono entrato in casa e ho parlato a lungo con loro – aggiunge -. Una donna marocchina, per esempio, una volta mi ha chiesto anche di dire la mia preghiera», racconta. Si inizia a parlare del motivo per cui sono arrivati in Italia, in molti casi traspare la fatica verso il clima teso, spesso diffidente nei confronti degli immigrati. “Se poi la conoscenza è più profonda, perché magari i figli partecipano all’oratorio estivo o al doposcuola organizzato in parrocchia, allora il dialogo diventa più ampio e articolato», conclude don Marco.

 

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