L’evoluzione positiva della pandemia ne consente lo svolgimento, ma l’Avvocatura ha comunque disposto alcune cautele che dovrà adottare sia chi effettua le visite nelle case, sia chi le riceve

di don Michele PORCELLUZZI
Referente operativo Ufficio Avvocatura

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La Chiesa ambrosiana conserva l’antica tradizione di visitare le famiglie e benedire le case nelle settimane che presiedono il Natale (anziché durante il tempo di Pasqua, come nel Rito romano). Anche San Carlo aveva riconosciuto l’importanza di questa tradizione già consolidata nella sua epoca: nel Natale del 1576 la popolazione di Milano e dei Comuni limitrofi si trovava in una sorta di lockdown a causa della peste e il Santo Pastore esortò i Parroci a benedire le famiglie anche in tempo di pandemia, impartendo disposizioni precise e vincolanti per prevenire il contagio. Gli Arcivescovi successori di San Carlo hanno sempre valorizzato la benedizione delle famiglie. Il Sinodo 47° del 1995 ha riconosciuto la sua importanza come «momento di servizio alla Parola, di dialogo personale e di annuncio» (Cost. 46). 

Nel contesto attuale è possibile svolgere in sicurezza la benedizione delle famiglie. Ovviamente, per evitare il contagio, è necessario adottare alcune cautele non dissimili a quelle dello scorso anno e descritte nella Nota dell’Ufficio Avvocatura del 28 settembre 2021.

Le famiglie dovranno curare alcune accortezze: per questo motivo riceverà la visita solo chi ha fatto richiesta, oppure chi ha ricevuto precisa comunicazione circa il giorno e l’ora della benedizione. I fedeli saranno avvertiti che non è possibile visitare le case in cui vive chi ha avuto sintomi influenzali nei tre giorni precedenti; chi si trova in quarantena o in isolamento; chi ha avuto contatti con persone positive al Covid-19 negli ultimi 14 giorni, salvo diversa disposizione dell’Autorità sanitaria. Durante la visita si sosterà, se possibile, in un ambiente che sarà arieggiato prima e dopo il momento di preghiera, oppure ci si fermerà sulla soglia dell’abitazione. Inoltre, come ormai è abitudine, tutti i presenti dovranno tenere la mascherina e si manterrà sempre la distanza interpersonale di un metro.

La visita non durerà più di 10 minuti: questo limite riduce notevolmente il rischio di contagio e, se l’intero Protocollo viene rispettato, permette di non qualificare la benedizione come «contatto stretto», evitando così la quarantena nel caso in cui qualcuno dei presenti risulti successivamente positivo al Covid.

Anche chi effettua la visita – ministro ordinato, consacrata o consacrato, laico o laica – dovrà prendere alcune precauzioni. Rimarrà presso la propria abitazione chi abbia sofferto di sintomi influenzali nei tre giorni precedenti, sia in quarantena o in isolamento o abbia avuto contatti stretti nei 14 giorni precedenti, salvo diversa indicazione dell’Autorità sanitaria che può abbreviare questo termine. All’inizio e alla fine del giro per le visite il Ministro si laverà accuratamente le mani con acqua e sapone, durante gli spostamenti le igienizzerà di tanto in tanto con idoneo gel a base alcolica. Chi effettua la visita indosserà sempre una mascherina FFP2 o FFP3 senza valvola e non una semplice mascherina chirurgica o di stoffa. 

Il miglioramento della situazione sanitaria ci permette di svolgere tutte le attività pastorali, ma ci chiede ancora prudenza e rispetto dei Protocolli, segno di carità verso il prossimo.

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