La celebrazione nella Basilica di San Francesco, presieduta dal cardinale Vallini, Legato pontificio, alla presenza di una delegazione ambrosiana

di Emilia Flocchini

Acutis (3)
Qui sopra e nella gallery, alcune immagini della celebrazione per la beatificazione di Carlo Acutis

Assisi è piena di sole, oggi. La luce del cielo e un vento gentile inondano il cortile davanti alla Basilica Inferiore di San Francesco, mentre all’interno ha luogo la celebrazione eucaristica col rito di beatificazione di Carlo Acutis. A presiederla, come rappresentante del Santo Padre, il cardinale Agostino Vallini, Legato Pontificio per le Basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli.
Il Rito della beatificazione si è aperto con la petizione, la richiesta da parte di monsignor Domenico Sorrentino, vescovo della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, d’iscrivere Carlo fra i beati. Nicola Gori, postulatore della causa dall’inizio della fase romana, ha quindi letto il profilo biografico, con i dati fondamentali della sua vita.
La Lettera apostolica, il testo con cui il Papa autorizza il culto di Carlo, lo elogia così: “Con l’entusiasmo della giovinezza, coltivò l’amicizia con il Signore Gesù, mettendo l’Eucaristia e la testimonianza della carità al centro della propria vita”. La sua memoria liturgica è stata fissata al 12 ottobre: ora si può davvero dire che è il giorno della sua nascita al Cielo. La reliquia del cuore del beato Carlo è infine stata portata in processione, incensata e venerata.
Sono state proclamate le letture della Messa della XXVIII Domenica del Tempo Ordinario di Rito Romano, tranne il Vangelo: sono stati scelti i primi sedici versetti del capitolo 15 dell’evangelista Giovanni, dove Gesù si definisce vite, di cui i credenti sono i tralci. Basandosi su di essi, il cardinal Vallini ha sottolineato i tratti distintivi della fede del beato Carlo: preghiera e missione. “Aveva il dono di attrarre”, perché “era convinto che per amare le persone e fare loro del bene bisogna attingere l’energia dal Signore”. Attrarre non tanto a sé, quanto al Vangelo, servendosi di tutti i mezzi di comunicazione sociale.
Sul finale dell’omelia, ha avuto parole che onorano la Lombardia, ma che valgono per tutti: “La beatificazione di Carlo Acutis, figlio della terra lombarda, e innamorato della terra di Francesco d’Assisi, è una buona notizia, un annuncio forte che un ragazzo del nostro tempo, uno come tanti, è stato conquistato da Cristo ed è diventato un faro di luce per quanti vorranno conoscerlo e seguirne l’esempio”.
Monsignor Sorrentino, nei suoi saluti finali, ha fatto proprie le parole del Magnificat, aggiungendo: “L’autostrada eucaristica, che Carlo amava percorrere per andare in cielo, l’ha percorsa in senso inverso” per portarci noi. Nel suo grazie ha compreso anche la Chiesa di Milano, “che lo ha accompagnato nella crescita umana e spirituale, introducendo la causa che oggi l’ha portato all’onore degli altari”.
Anche il canto finale, “Non io ma Dio”, con musica del Maestro della Cappella Musicale di San Francesco, padre Giuseppe Magrino, e parole di monsignor Gualtiero Sigismondi, ricorda che da qui sono iniziate – e non si può negare – la fede e la vita del beato: “Il tuo seme ambrosiano / è spuntato ai piedi dell’Altare, / è cresciuto alle pendici del Subasio / è fiorito all’ombra della Croce”.

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