Nell’anniversario di fondazione del Collegio arcivescovile di Seregno, alle 9 la Messa presieduta da monsignor Delpini. Il rettore don Gianluigi Frova illustra gli ideali che guidano l’istituto a raggiungere livelli di eccellenza

di Cristina CONTI

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Il Collegio Ballerini

Lunedì 21 maggio, alle 9, l’Arcivescovo, monsignor Mario Delpini si recherà al Collegio arcivescovile Ballerini di Seregno (via Verdi 77) per presiedere la celebrazione eucaristica in occasione del 120° anniversario della sua fondazione.

Qual è oggi il ruolo di un’istituzione come il Ballerini? L’abbiamo chiesto al rettore, don Gianluigi Frova. «Un tempo i collegi erano scuole destinate a formare la classe dirigente della società – spiega -. Negli ultimi anni hanno mantenuto un ruolo di formazione alto, con una didattica di eccellenza. Ma c’è stata anche una grande apertura verso le fragilità di ragazzi e famiglie. Cerchiamo di fare molta attenzione agli ultimi, ai deboli, che altrimenti verrebbero espulsi o tagliati fuori. La sfida è quella di tenere sempre alto il livello formativo e didattico. Abbiamo una lunga tradizione in questo senso e per questo motivo i risultati sono sempre ottimi»

Ma qual è il segreto di questo successo?
Innanzitutto la buona collaborazione con le famiglie: qui non ci sono genitori che abbandonano i figli a loro stessi. Certo, ci sono persone con ferite, problemi, sofferenze, che potrebbero ricadere sui ragazzi, rendendoli fragili. Ci sono poi anche famiglie che coprono troppo i figli e impediscono la formazione di quegli “anticorpi giusti” per affrontare le difficoltà della vita, con eccessive coccole, giustificazioni o difese. Abbiamo una didattica di eccellenza, che permette ai ragazzi di imparare a pensare e che fornisce loro molti strumenti, come l’inglese. Gli alti risultati che otteniamo arrivano anche grazie alla passione degli insegnanti e del personale (tra i mille ostacoli posti alle scuole paritarie e i pochi finanziamenti pubblici), e anche alla rete di amici che supportano la nostra attività scolastica.

Come siete organizzati?
Abbiamo una scuola primaria, caratterizzata da un forte potenziamento della lingua inglese, a livello curriculare e veicolare. Poi una scuola media, dove si lavora per progetti anche pomeridiani, per sollecitare nei ragazzi il gusto della ricerca. Ci sono un liceo scientifico tradizionale e uno delle Scienze applicate, con nuovi laboratori per elaborare il pensiero critico verso la realtà. E infine l’istituto alberghiero, che ha livelli di eccellenza e forma professionisti a tutto tondo: l’85% dei diplomati trova lavoro. Questo istituto è sempre ai primi posti nelle statistiche nazionali perché i ragazzi che escono da qui uniscono l’autonomia dei progetti alle ottime capacità professionali (rispetto delle regole, serietà, conoscenza di base della ristorazione). È per noi una soddisfazione anche il fatto che diversi ragazzi partiti svantaggiati dal punto di vista sociale o culturale, oppure con disagi psicologici, hanno raggiunto buoni risultati e in qualche modo hanno potuto trovare una forma di riscatto nell’ambito professionale: sono esempi umanamente splendidi e un motivo di orgoglio, perché altrove sarebbero stati emarginati. È chiaro poi, non tutte le ciambelle riescono con il buco, e questi risultati purtroppo non sempre si realizzano.

Recentemente avete anche ricevuto un riconoscimento…
Ne riceviamo sempre tanti. L’ultimo in ordine di tempo è la nomina del nostro capo chef a cuoco dell’anno da parte dell’Associazione italiana Cuochi. Gli altri cuochi da due anni sono campioni di street food. Il liceo invece si è classificato a pari merito con un’altra scuola in una competizione promossa da Assolombarda per progetti di alternanza scuola-lavoro.

 

 

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