Caritas Ambrosiana e Pastorale missionaria hanno ideato progetti di solidarietà in Mongolia, Georgia, Repubblica Democratica del Congo e Bolivia

Avvento di Carità 2013_Congo

Un asilo per bambini in Mongolia, un laboratorio artistico-professionale per i giovani georgiani, un centro multimediale per i giovani del Congo, assistenza sanitaria e pedagogica per i bambini boliviani. Sono questi i quattro progetti che Caritas Ambrosiana e Pastorale missionaria si propongono di realizzare con l’Avvento di Carità 2013.

Il primo progetto è localizzato ad Arvaykher (Mongolia), è destinato bambini nomadi in età prescolare e mira a realizzare un Centro educativo e ludico. Il secondo è a Tbilisi (Georgia), e mira a promuovere la salute psicologica, la crescita spirituale e lo sviluppo personale di un centinaio di bambini e giovani disagiati. Il terzo, a Kindu – Maniema (Repubblica Demovratica del Congo) è destinato a giovani della città e dei villaggi limitrofi. Il quarto, a Santa Cruz de la Sierra (Bolivia), è a sostegno dei minori ospiti dell’Istituto San Lorenzo. Eccoli nel dettaglio.

Mongolia, un asilo in tenda

Arvaiheer è uno dei rari insediamenti urbani della Mongolia e conta in tutto 27 mila abitanti. Al confine tra la steppa e il deserto del Gobi è il punto di riferimento per i nomadi dell’area, in quanto sede dei principali servizi come l’ospedale, la scuola, il mercato… Nella cittadina, come del resto in tutto il Paese, le scuole dell’infanzia sono carenti e comunque difficilmente accessibili ai figli delle famiglie nomadi. Preso atto della situazione, i Missionari della Consolata, dal 2008 portano avanti un piano di attività sociali e pastorali, finalizzate a dare una risposta ai principali bisogni della popolazione (mancanza di acqua corrente, disoccupazione, difficoltà scolastiche, ecc…).

Con questo progetto (importo 10 mila euro) si vuole offrire a 15 bambini in età prescolare (2-5 anni) la possibilità di trascorre la giornata in un luogo protetto e stimolante e dare la possibilità alle madri di svolgere un lavoro durante la giornata. Nel perimetro della Missione verrà costruito il centro, collocato all’interno di una ger, la tradizionale tenda mongola, il luogo più familiare per i bambini. Il centro sarà aperto tutti i giorni dal lunedì al venerdì; vi si svolgeranno le attività ludiche ed educative tipiche di un asilo. I piccoli saranno seguiti quotidianamente da un’educatrice scelta tra le donne in difficoltà del luogo e debitamente formata, con l’aiuto dei Missionari e di alcuni volontari. Verrà assunta anche una cuoca, a cui è affidato il compito di preparare i pasti con il corretto apporto calorico. Infine, grazie all’utilizzo delle docce e dei bagni pubblici della Missione, si potrà garantire anche un’educazione e prevenzione igienico-sanitaria.

Georgia, giovani artigiani dello spirito

Dopo aver raggiunto l’indipendenza nel 1991, la Georgia ha sofferto un periodo di turbolenze politiche ed economiche. Durante gli anni della transizione dal sistema sovietico al modello economico capitalista, la Georgia ha registrato una crescita economica lenta e limitata e ciò ha ostacolato gli sforzi mirati a ridurre il livello di povertà, diffusa nelle città come nelle campagne. I problemi della popolazione sono legati alla diffusa disoccupazione, a redditi bassissimi, alla mancanza di mezzi per accedere ai servizi sanitari ed educativi, per la maggior parte a pagamento. La grave situazione economica e la crisi generale creano serie difficoltà per i giovani. Le situazioni di emarginazione e di disagio sociale ed economico in cui si trovano molte famiglie provocano nei giovani comportamenti devianti, situazioni psicologiche fragili e difficoltà nei rapporti umani. Come conseguenza, i giovani difficilmente riescono a diventare cittadini responsabili e sono inclini alla vita di strada e vulnerabili all’abuso di droghe: moltissimi emigrano all’estero in cerca di lavoro.

Nel 2000 Caritas Georgia ha attivato un laboratorio artistico-professionale denominato “Studio di Arteterapia”, dove i giovani provenienti dalle famiglie povere ed emarginate potessero apprendere i segreti della tessitura di arazzi e tappeti, secondo l’antica tradizione caucasica, nel quadro di un progetto di riabilitazione psicologica. In seguito il laboratorio si è ampliato, includendo laboratori per la produzione di oggetti in feltro, per la lavorazione del legno, del metallo e della ceramica, per la realizzazione di dipinti e icone. I beneficiari del progetto (importo 20 mila euro) sono seguiti giorno per giorno da specialisti tecnici, ma anche da psicologi altamente qualificati. Dopo 13 anni di ininterrotta attività, i laboratori di Arteterapia confermano il loro successo, offrendo a sempre un maggior numero di ragazzi e ragazze gli strumenti per imparare le antiche arti di manifattura georgiana, un modo per rimettersi psicologicamente dalle proprie situazioni di disagio sociale e i rudimenti di un mestiere che in futuro potrebbe permettere loro di costruirsi un’esistenza dignitosa ed indipendente.

Congo, comunicare il futuro che vogliamo

Il futuro della Repubblica Democratica del Congo è minato da conflitti che si susseguono di anno in anno. Gruppi di ribelli che seminano il terrore per assicurarsi il controllo delle risorse del Paese e una classe politica con i più alti livelli di corruzione su scala mondiale piazzano la RDC all’ultimo gradino nella classifica dell’Indice di Sviluppo Umano. Tra le sue province, il Maniema è la più isolata ed è costituita da piccole comunità rurali disseminate nella foresta che fanno riferimento al proprio capoluogo, Kindu. È qui che molti giovani provenienti dai villaggi si stabiliscono ogni giorno alla ricerca di opportunità di studio e di lavoro. Sebbene sia un grande centro abitato, le strutture che Kindu offre sono insufficienti a soddisfare una così forte e crescente domanda che va a sommarsi a quella del 45% degli abitanti della città, costituito da giovani. Le possibilità di informazione e di ricerca sono limitatissime: non esistono giornali, la connessione internet nei pochi locali in cui è disponibile è instabile e molto costosa e quasi nessuna famiglia possiede un computer.

La creazione di un centro multimediale a Kindu (importo 20 mila euro) mira a rispondere alla crescente domanda, da parte della popolazione giovane, di informazione, formazione e supporto infrastrutturale per sopperire all’isolamento culturale della provincia e all’assenza di politiche giovanili. Il centro sarà diviso in tre aree: cyber, area bureautique e sala proiezioni. Presso il cyber, computer fissi e portatili saranno messi a disposizione degli utenti e verranno offerti corsi di informatica di base. L’area bureautique, dotata di stampanti, scanner, fotocopiatrici e rilegatrici, sarà di supporto al cyber per la battitura testi, la stampa, la copia e la rilegatura di documenti. Una piccola sala sarà infine munita di proiettore e casse acustiche per la proiezione di presentazioni multimediali e per la visione pubblica di documentari informativi e film.

Bolivia, una speranza in più per i bambini

Santa Cruz è la città più popolosa della Bolivia. Il panorama sociale è caratterizzato da forti disuguaglianze: in centro vivono le famiglie più ricche, eredi dei grandi latifondisti, malavitosi arricchitisi con i traffici illegali della cocaina, politici; nelle periferie degradate e prive di servizi fondamentali si concentrano i poveri, spesso immigrati dalle città quechua a aymara dell’Altopiano. Il risultato è una società senza punti di riferimento. La povertà diventa frustrazione e spinge gli uomini a evadere nell’alcol, le donne a emigrare in Italia e Spagna. Nei quartieri periferici la povertà materiale va di pari passo con la perdita di valori umani. L’uomo è intrappolato nella più feroce logica machista, la donna pure, perché cerca di volta in volta di conquistare la protezione di un uomo, accettando in cambio di subire violenze e tradimenti. Le prime vittime di questa situazione sono i bambini. Spesso abbandonati e abusati.

La Chiesa cattolica è in prima línea nel creare spazi per l’accoglienza e il recupero dei minori che provengono da forte disagio sociale. In tutto il Dipartimento di Santa Cruz gli istituti residenziali (in castigliano Hogares) per minori gestiti dalla Chiesa cattolica (ovvero da parrocchie, congregazioni religiose o direttamente dall’Arcivescovado) sono 35. Per coordinare gli Hogares cattolici della diocesi, l’arcivescovo di Santa Cruz, monsignor Sergio Gualberti, ha creato una commissione episcopale specifica il cui responsabile è padre Ottavio Sabbadin, salesiano veneto, da 30 anni al servizio dell’infanzia di Santa Cruz. L’obiettivo della Commissione è quello di condividere esperienze e criteri per migliorare la situazione dei bambini, “fare gruppo”, presentarsi uniti di fronte alle istituzioni pubbliche e pretendere dallo Stato un contributo più significativo.

In particolare, nel 1995 l’Arcidiocesi di Santa Cruz ha aperto in città l’Hogar San Lorenzo, un istituto che accoglie attualmente 95 bambini e bambine dagli 0 ai 5 anni inviati dai Servizi sociali per motivi di abbandono, violenza, estrema povertà. L’istituto ha bisogno di inserire tra il proprio personale due nuove figure una pedagogista e un’infermiera (importo 8.150 euro).

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