Il Vicario generale monsignor Delpini spiega il significato della convocazione del clero in Duomo per il resoconto sulla verifica dei “cinque cantieri” in atto in Diocesi

di Annamaria BRACCINI

monsignor Mario Delpini

«Sarà il momento del passaggio dai cinque “cantieri”, cosiddetti aperti, nella nostra Chiesa ambrosiana – riforma liturgica, iniziazione cristiana, Pastorale giovanile, comunità pastorali, introduzione dei sacerdoti novelli nel ministero – a “linee” che potremmo definire di stabilizzazione e comuni a livello diocesano ma che, peraltro, sono già avviate nella prassi». Monsignor Mario Delpini spiega così il senso della convocazione dell’intero clero ambrosiano, per il 28 maggio in Duomo a Milano, annunciata dal cardinale Angelo Scola nella Messa Crismale. E se la mattina del Giovedì santo l’Arcivescovo aveva fatto esplicito riferimento al punto 10 della sua Lettera pastorale, dallo stesso richiamo parte la riflessione del Vicario generale. «La decisione del Cardinale, di rendere conto di quella verifica che era stata indicata come il compito di quest’anno nella Lettera Alla scoperta del Dio vicino, avrà compimento appunto nella mattina del 28 maggio. Dopo aver ascoltato i Consigli Episcopale, Presbiterale, Pastorale e l’Assemblea dei Decani, l’Arcivescovo formulerà quelle che saranno specifiche “linee” da percorrere nel prossimo futuro relative alle cinque aree interessate».

La Convocazione giunge, dunque, al termine di un cammino lungo di discernimento del Cardinale che ha approfondito il contesto dei “cantieri” con i suoi principali collaboratori nel governo della Diocesi?
L’approfondimento di questi mesi ha portato l’Arcivescovo a convincersi di talune conclusioni opportune e, ritengo, anche attese. Infatti, l’idea di “trovarsi in un cantiere”, che rimanda a qualcosa in costruzione, può essere affascinante, ricca di spunti di scoperta, ma è innegabile che rimandi anche simbolicamente a una condizione di precarietà, di instabilità, di mancanza di certezze. Mi pare, allora, che si possa dire che il 28 maggio sarà un passaggio di grazia per la nostra Chiesa come pure un esercizio di responsabilità da parte del nostro Arcivescovo che offre la via su cui procedere insieme nei prossimi anni.

Le decisioni che verranno rese pubbliche dal Cardinale in Duomo, diverranno operative con l’inizio del prossimo Anno pastorale, 2013-2014?
Sì, saranno in gran parte attuate o proseguite, perché la verifica non ha comportato, di principio, un cambiamento dei singoli “cantieri”. Semplicemente si è voluto riflettere sulle intenzioni che hanno mosso, nel corso di questi anni, a prendere determinate strade, da aggiornare o rettificare alla luce del presente e delle esperienze fatte. È chiaro che con questo adempimento, che ripeto, è dovuto non si esaurisce il tempo in cui bisogna creare e confrontarsi: avremo però delle linee confermate dalla presenza dell’Arcivescovo che, peraltro, in gran parte riprende scelte dell’episcopato del cardinale Tettamanzi.

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