Redazione

Circa trecento giovani hanno partecipato, dal 6 all’8 luglio, al 5° Pellegrinaggio nazionale alla Croce dell’Adamello, promosso dall’Agorà dei giovani italiani in vista dell’incontro a Loreto. L’appuntamento, al quale era presente tra gli altri il card. Stanislaw Dziwisz, per anni segretario di Papa Wojtyla e ora arcivescovo di Cracovia, è culminato con la concelebrazione eucaristica a oltre 3000 metri di altitudine, presieduta dal segretario nazionale della Cei, mons. Giuseppe Betori, che ha celebrato assieme a mons. Luigi Bressan, arcivescovo di Trento, mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, mons. Paolo Giulietti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei, e alcuni sacerdoti trentini.

di Francesco Rossi

Il volto dell’amore di Dio "deve risplendere in modo particolare nella forma con cui la Chiesa si fa vicina a chi è più assetato di vita e di futuro, cioè i giovani", ha affermato mons. Giuseppe Betori durante la celebrazione eucaristica. "Ne era ben consapevole" Giovanni Paolo II, che si recò due volte sull’Adamello, esprimendo "anche nel gesto atletico dello sciare una vitalità pienamente correlata alla spiritualità che traspariva da ogni suo gesto, e che ne ha fatto il padre riconosciuto da tante generazioni di giovani". Anzi, Papa Wojtyla "ha fondato una generazione", secondo il card. Stanislaw Dziwisz. Al punto che, ora che "lui non parla più", "parlano i suoi figli". "Due parole – ha aggiunto il porporato – spiegano Wojtyla: dono e mistero. Il dono è quello di Dio, il mistero è il modo in cui il dono si è realizzato". Ai giovani dell’Adamello è arrivato anche il messaggio di Benedetto XVI , che ha rinnovato l’invito "a tutti i giovani italiani" per l’appuntamento di Loreto. "La montagna – ha scritto il pontefice – evoca l’ascesa dello spirito verso l’alto, l’elevazione verso le misure alte della nostra umanità, che purtroppo la vita quotidiana tende ad abbassare".

Il pellegrinaggio a Loreto con Papa Benedetto XVI "è rivolto a tutti", ha evidenziato mons. Betori, poiché "è universale la destinazione del Vangelo di Gesù". Secondo il segretario della Cei, è necessario farsi "attenti ascoltatori e annunciatori del mondo giovanile e di ciascun giovane", "senza piegarci a una logica di contrapposizione", ma essendo "consapevoli del contesto di avversità in cui il Vangelo risuona". Non è "vago unanimismo", ma piuttosto "prossimità a tutti, specialmente a coloro che soffrono e per i quali l’azione del Vangelo è cura e ministero di guarigione e di liberazione dalle potenze sataniche". Mons. Betori ha infine fatto riferimento alla croce che si staglia sulle vette dell’Adamello, distendendo "la sua ombra sulle nascoste croci delle vittime di una guerra che ha visto tanti atti eroici, ma anche tanta inumanità, a cominciare da quella di chi ha voluto quel conflitto, infliggendo ferite tra i popoli che si riaprirono di lì a trent’anni e nei vicini Paesi balcanici ancor oggi seminano divisioni e sofferenze". "È la logica di ogni guerra", ha aggiunto, ricordando "i tanti conflitti nei paesi più poveri", "chi soffre per la fede e per il servizio ai fratelli, come padre Bossi", e soprattutto "i popoli del Medio Oriente e le inascoltate aspirazioni di pace per la Terra Santa".

"Il Pellegrinaggio all’Adamello è nato in parallelo alle Giornate mondiali della gioventù (Gmg), facendo riferimento alla testimonianza di Giovanni Paolo II e cercando le radici di questo incontro tra il Papa e i giovani", ha spiegato mons. Claudio Giuliodori . Le precedenti edizioni, tenutesi nel 2000, 2001, 2003 e 2005, erano legate alle Gmg, "mentre quest’anno è stato riproposto proprio in vista dell’incontro di Loreto". "C’è uno stretto legame – ha sottolineato mons. Giuliodori – tra le Gmg, la figura di Giovanni Paolo II e il luogo-simbolo dell’Adamello, che è anche memoria della tragedia della guerra e quindi anelito alla pace soprattutto per le giovani generazioni". A fianco dell’ascesa "fisica" sulla montagna, "vi è un accompagnamento spirituale, con incontri formativi e momenti di preghiera". Due dimensioni, quella fisica e quella spirituale, che vengono presentate ai giovani "come paradigma di quella che deve essere l’esperienza umana: camminare verso le mete più alte, i valori fondamentali dell’esistenza, primi fra tutti Dio e l’opera meravigliosa che risplende nella creazione e ancor più nella testimonianza d’amore di Gesù Cristo". "Sull’Adamello – ha precisato il presule – tutto questo diventa immediatamente palpabile e percepibile". Un’esperienza, perciò, "molto forte", che come gli altri "grandi eventi" proposti dalla Chiesa ai giovani è "punto di arrivo e di partenza di un cammino che poi si attua nella quotidianità della vita, nell’ordinarietà della parrocchia, del movimento o dell’associazione cui si appartiene".

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