Il cammino dei partecipanti alla Redditio Symboli è simile alla condizione del giovane ricco descritta nel brano evangelico al centro della Veglia, con la Regola che riassume l’impegno a vivere al meglio la quotidianità

di Claudio URBANO

Don Gabriele Margutti

Come in un diario di bordo al momento di ripartire verso un altro approdo, i giovani che sabato 1 ottobre consegneranno la Regola di vita nelle mani dell’Arcivescovo hanno annotato tutti i riferimenti per la navigazione, ciascuno secondo il proprio carattere.

Francesca Matarazzo, milanese del quartiere Stadera, punta dritto a migliorare la propria vita spirituale, e quindi il rapporto con Dio: «Il mio impegno è una confessione più frequente», spiega. Anita Gianola, educatrice di Premana, ha parlato coi ragazzi che settimana scorsa erano al Centro pastorale di Seveso per prepararsi alla Redditio Symboli: «Un lavoro difficile, quello di racchiudere la propria vita di fede in una personale carta d’intenti, che alcuni non avevano mai fatto, ma che è piaciuto». «Tutti – assicura don Gabriele Margutti, che a Lainate segue una quarantina di diciottenni – alla fine fanno una scelta, si mettono in gioco». La domanda è la stessa posta a Gesù dal giovane ricco, figura che guiderà i ragazzi nella Veglia in Duomo. Don Gabriele la riformula: «Come ascolto la voce di Dio, che si incrocia con le scelte della mia vita?».

Al passaggio d’età, i ragazzi si trovano in una situazione simile al giovane del Vangelo: il desiderio di continuare, la ricerca di scelte autentiche, «la voglia di alzarsi dal divano per lasciare un’impronta nella storia», confida don Gabriele, che quest’estate ha accompagnato i suoi ragazzi alla Giornata della Gioventù di Cracovia: «C’è chi, anche grazie al percorso spirituale della Regola di vita, ha deciso di studiare all’estero, chi cresce bene nelle relazioni, ma anche chi si interroga sui fallimenti, negli affetti o nello studio».

Poi c’è la dimensione del servizio, della disponibilità agli altri, che molti vivono già. Francesca ha scelto come guida per la propria Regola il brano del commensale che si siede all’ultimo posto, per poi essere invitato dal padrone a spostarsi avanti. «Ho due fratelli, a casa la sfida è mettersi al servizio e non al primo posto», riassume. Per Massimiliano Mariani, di Lentate sul Seveso, la scelta potrebbe essere quella di allenare la quadra dei più piccoli: «Un impegno che richiede tempo e da conciliare bene con gli altri» perché, spiega citando Frassati, «il senso della Regola è soprattutto quello di “fare bene il bene”, di vivere al meglio la quotidianità. Magari non si tratta di leggere una pagina di Vangelo tutti i giorni – chiarisce -, quanto piuttosto di mantenere negli anni un impegno, come quello degli esercizi spirituali»; o, su un altro piano, «la capacità di dedicare tempo anche alle mie passioni, a ciò che più mi piace». L’obiettivo, ribadisce don Gabriele, «di scegliere con Dio, di tenere insieme la vita di fede e quella di ogni giorno, perché in fondo è una sola vita che comprende tutto».

La difficoltà che attende i ragazzi è soprattutto il confronto coi coetanei, che non vivono la stessa esperienza di fede. «Di compagni credenti forse ne ho uno solo, con gli altri ci confrontiamo molto spesso, per esempio sulle posizioni della Chiesa… Ed è naturalmente difficile portare avanti la propria idea anche quando nessuno ci crede», risponde subito Francesca. «Noi trasmettiamo ai ragazzi che ciò su cui hanno scommesso è una garanzia, la fede è un po’ come una chiave di volta – spiega Anita -. E loro, anche se con una fede non ancora adulta, questo l’hanno compreso».

Tutti, in diversi modi, compiono una scelta, decidono la propria rotta. «Il nostro stargli accanto è motivo per loro per non demordere, per andare avanti, per seguire una prospettiva che attira il loro cuore. Ne sono convinto», assicura don Gabriele.

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