Incontro mondiale: entra nel vivo anche l’organizzazione per ospitare chi arriverà da tutti i Paesi

di Francesca DOSSI e Alfonso COLZANI
Responsabili diocesani Servizio per la famiglia

Mancano ormai meno di 200 giorni all’inizio del VII Incontro mondiale delle famiglie: fervono i preparativi e molto è già stato fatto. Pronte da tempo sono le Catechesi che ormai stanno iniziando il loro itinerario nelle parrocchie e nei gruppi familiari. Decisi sono i luoghi d’incontro e il programma del Convegno teologico-pastorale, con tutto il corteo dei laboratori pomeridiani che animeranno molti luoghi della città di Milano e le città più vicine. La Fondazione ha predisposto la modulistica per le iscrizioni, la segnalazione di chi si rende disponibile come volontario e, infine, anche per chi vuole ospitare le molte famiglie che giungeranno a Milano un po’ da ogni dove. Ora quest’opera di preparazione aspetta solo noi per far diventare realtà l’Incontro. Noi famiglie, parrocchie, associazioni, gruppi, movimenti…

Ciascuno secondo le sue possibilità e disponibilità. E in questo cammino d’accoglienza l’ospitalità avrà una parte rilevante, poiché arriveranno persone in carne e ossa che vorranno vivere tutto o in parte questa grande occasione di festa e riflessione sulla famiglia. Non si tratterà solo, beninteso, di offrire un letto e un tetto, questi saranno essenziali, ma soprattutto di offrire il nostro vivo desiderio di incontrare storie ed esperienze concrete, di farci ospitali e accoglienti così come da sempre ci è raccomandato dall’intero messaggio biblico. Abramo per primo accolse una parola e un invito e si mise in cammino, poi nell’arco della sua vita non smise di farsi ospitale con i tre misteriosi stranieri, con la stessa Parola di Dio anche quando drammatica… Maria e Giuseppe iniziano la loro storia insieme all’insegna dell’accoglienza, di un figlio misterioso l’una, di una moglie «in condizione sconveniente» l’altro. E dalla loro splendida apertura deriverà per noi tutti e per l’umanità intera quel messaggio di vita e di salvezza che ancora oggi ci sostiene. L’accoglienza è all’origine di tutte le cose che contano, se può apparire un rischio, è certamente accettabile. Siamo al mondo grazie a qualcuno che ha corso il rischio di ospitarci nella sua carne, nei suoi desideri, nella sua immaginazione, siamo cresciuti grazie ai mille gesti di accoglienza e di ascolto che qualcuno ci ha riservato, rispondendo ai nostri bisogni, alle nostre domande, al nostro desiderio di amore e di considerazione. A nostra volta abbiamo imparato che farci accoglienti è condizione necessaria perché la nostra vita riceva, dall’incontro con l’altro, quel nutrimento che vince l’inedia e il grigiore. Accogliere significa mettersi in gioco, far spazio all’altro in noi, è occasione di dinamismo nelle nostre vite di sposi, genitori, sacerdoti, nelle nostre vite di comunità cristiane che rischiano il tran-tran tanto rassicurante quanto tedioso ed evangelicamente improduttivo. Perché l’altro che si affaccia al nostro cuore, alla nostra porta, alla nostra chiesa, lo possiamo tenere a distanza, pur garantendo un galante interloquire in nome della carità cristiana, o possiamo accoglierlo in noi e fargli spazio così da poter sperimentare la sorprendente dialettica del dare e del ricevere. Cosa faticosa certo, che può scombinare il nostro quieto vivere, può mettere in crisi i nostri luoghi comuni e le nostre "sane" abitudini, ma se adotteremo occhi curiosi e benevoli potrà costituire occasione di rinnovamento delle nostre stesse vite. Tanto più che essere accoglienti può riservarci sorprese inedite che mai hanno trovato spazio nemmeno nei nostri desideri come si legge nella Lettera agli Ebrei 13,2: «Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli». Che questo Incontro sia occasione per noi di aprire le nostre case, invitare con gioia famiglie lontane, escogitare i modi più fantasiosi per rendere possibile l’accoglienza. Perché non mandare i nostri figli grandicelli a casa di un qualche amico per quei 5 giorni così che la loro stanza possa essere occupata da una famiglia? Festa grande per loro e per noi. Perché non offrire ai nostri anziani spesso soli un bel soggiorno al mare così che la loro casa sia luogo di accoglienza? Con stile ovviamente… perché tanti "angeli" possano riempire le nostre case e la nostra Diocesi in un momento unico e da non sprecare per crescere grazie all’apertura e all’incontro.

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